Statistiche web
Il tema del giornoNotizie e attualita

Riccardo Cotarella su Cirò e gaglioppo: “non vogliamo e non possiamo assolutamente gestire, ammorbidire”

Riccardo CotarellaDevo ringraziare Vinocalabrese.it se sono venuto a conoscenza del video promozionale del Consorzio di Tutela di Cirò e Melissa pubblicato l’8 aprile 2010, il tempo sempre troppo breve non mi consente di seguire la rete quanto vorrei.
Il vino Cirò sta per subire alcune modifiche al disciplinare, una delle quali ha acceso un vespaio di polemiche e prodotto un ricorso da parte di un gruppo di produttori. La materia del contendere, ne avevo già parlato qui, riguarda l’intenzione di affiancare al gaglioppo, vitigno principe del Cirò, un 10% di uve da fin troppo tempo inflazionate su tutto il territorio nazionale come merlot e cabernet (ma non va trascurato il fatto che nel Cirò Bianco sarà ammesso, a fianco del Greco bianco, fino al 20% di uve idonee alla coltivazione nella regione Calabria, fra cui si possono annoverare sauvignon, sémillon e riesling italico). Ora, il gaglioppo, è un fatto, è uno dei migliori e più caratterizzanti vitigni a bacca rossa dello Stivale. Il gaglioppo sta alla Calabria, come il montepulciano sta all’Abruzzo, il nerello mascalese alla Sicilia, il nebbiolo a Piemonte e Lombardia, il sangiovese alla Toscana, il negroamaro alla Puglia, l’aglianico a Campania e Basilicata, il sagrantino all’Umbria ecc. ecc.
Qual è il “male” di questo grande vitigno? Non è “facile”, è molto tannico, ha poco colore, ha bisogno di tempo per essere apprezzato appieno.

Bene, e cosa sentiamo dalla voce del noto enologo di Monterubiaglio Riccardo Cotarella, alias “mister Merlot”, intervistato nel video proprio a proposito del gaglioppo?
Il gaglioppo è un vitigno sicuramente tra i più difficili da interpretare, perché alla base ha un carattere che è espressamente mediterraneo e anche espressione del carattere del suo popolo, cioè ha questa forza tannica che lo contraddistingue, a volte è esuberante al punto che si fa sentire in maniera prepotente specialmente alla degustazione, specialmente nel lato gustativo. Ma questo è il gaglioppo e noi non dobbiamo, non vogliamo e non possiamo assolutamente gestire, ammorbidire e far sì che non esprima questa caratteristica primaria che sono i tannini di questo vitigno; a fianco di questo un’altra caratteristica che lo distingue da altri vitigni, anche del sud, è la sua eleganza nel colore e quando parlo di eleganza intendo dire una povertà del patrimonio cromatico che lo rende avvicinabile a grandi vitigni: il pinot nero, per esempio, o il nerello mascalese, dove c’è grande tannino ma poco colore. La questione del poco colore, in passato, è stato scambiato per un difetto, ma è stato un errore gravissimo, perché il colore è uno degli elementi di un vitigno non è l’elemento del vitigno. Anzi laddove il colore non è così eccessivo, è più facile distinguerlo e identificarlo con il suo vitigno di origine. È un vitigno che si presta in maniera prepotente all’invecchiamento, proprio per la sua ricchezza tannica. Vini giovani rossi ne è pieno il mondo e vini che possono invecchiare, se togliamo qualcosa in Francia per il resto l’Italia ha il suo patrimonio più ricco specialmente al sud. Quindi è un vino da invecchiamento, è un vino che chiede legno ma non in modo invasivo“.
Allora, se questo video, con questi contenuti, lo ha prodotto il Consorzio di tutela, come mai ha sentito l’esigenza di introdurre nel nuovo disciplinare la presenza dei vitigni internazionali, che sottraggono personalità al vino ma contribuiscono nel colore e nell’ammorbidirlo?
Come mai questa assurda contraddizione?

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio