Luigi Pira e i Barolo di Serralunga d’Alba

Conosco la famiglia Pira più o meno da quando ho iniziato ad occuparmi della nobile bevanda tanto cara a Bacco, e non solo. Sono trascorsi un bel po’ di anni ormai, ho bevuto e ribevuto tante volte i loro vini, tuttavia, ciò che ancor oggi non riesco a spiegare a me stesso, è il motivo per cui non mi sia mai recato in cantina a conoscerli di persona. A tutto ciò si aggiunge il rammarico di non aver mai conosciuto il pioniere Luigi Pira, scomparso pochi giorni fa, a cui dedico l’articolo; desidero inoltre rinnovare sentite condoglianze a tutta la famiglia.
Tornando alla visita in cantina, a pensarci bene, una plausibile quanto “immotivata motivazione” è la seguente: l’Italia è ricca di realtà vitivinicole interessanti, non basterebbero due vite per riuscire a visitarle tutte. Ciò mi rincuora dunque e, dopo l’incontro dell’anno scorso a Grandi Langhe, evento promosso dal Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, ho deciso di approfondire il loro impegno e raccontare le peculiarità di uno tra i più celebri comuni del Barolo DOCG.

È mia ferma intenzione, finita questa maledetta pandemia, di raggiungerli quanto prima in cantina e soprattutto in vigna, mi manca davvero tanto questo aspetto del mio lavoro. Nel cuore di Serralunga d’Alba dunque ha sede l’azienda vitivinicola Luigi Pira, più precisamente ai piedi dell’imponente castello; saliti in cima, nelle giornate con cielo terso, si possono ammirare i pittoreschi paesaggi dipinti dalla bellezza di centri quali Diano d’Alba, Roddino, Sinio e Monforte d’Alba. I confini sono quelli di un territorio caratterizzato da un lungo crinale che parte da nord, dalla pianura, per poi salire rapidamente verso sud. Due versanti: quello occidentale verso Monforte d’Alba, quello orientale verso Diano d’Alba. La Cantina Luigi Pira coltiva le sue vigne precisamente in uno dei versanti più vocati dell’area del Barolo, quello occidentale, caratterizzato da salite, discese impervie, vere e proprio conche, tratti naturali che disegnano ampie lingue di terra.
L’ambiente pedoclimatico, ovvero terroir e microclima, unito alle tradizioni e all’esperienza delle genti del luogo, permette di plasmare uve, e di conseguenza vini, dalle potenzialità pressoché infinite. Quello di Serralunga, volendo semplificare, ma più avanti lo vedremo nel dettaglio, è un Barolo per certi versi unico: caratterizzato da profondità gustativa, profumi intensi, struttura, tannini importanti, dunque grande longevità. La gamma Pira conferma questa tesi: mineralità del Margheria, potenza del Marenca ed eleganza del Vignarionda, insomma ce n’è per tutti i gusti. Ma non corriamo troppo, è ancora presto per parlare del vino nel bicchiere.

Questa storica e antica famiglia coltiva con passione le sue terre dalla fine dell’Ottocento, ma è negli anni ’50 che Luigi Pira decide di dedicarsi solo alla viticultura cominciando a vendere uva e vino sfuso alle grandi cantine delle Langhe. Con l’entrata in cantina dei figli Romolo, Gianpaolo e Claudio l’azienda comincia a produrre vini fortemente caratterizzati dal territorio circostante, un terroir che marca inconfondibilmente il nebbiolo in quanto a potenza e struttura. Il patrimonio è composto da 12 ettari di vigneti, la metà di questi suddivisi in 3 importanti cru del Barolo. I restanti 6 ettari si estendono sul versante ovest di Serralunga, sulle colline che guardano il paese di Monforte, dove l’azienda coltiva anche altre uve autoctone.
L’area del Barolo DOCG comprende 11 comuni, la stessa pare sia nata a causa del sollevamento del mare nel periodo miocenico terziario, per questo motivo i terreni sono ricche di calcare, ma la composizione è piuttosto varia. Due le macro categorie: Tortoniano ed Elveziano. Serralunga, assieme a Monforte d’Alba e Castiglione Falletto fa parte di quest’ultima, caratterizzata da marne grigio-brune molto compatte. Questo piccolo borgo di appena 558 abitanti, situato a 414 metri sul livello del mare, dista circa 14 km dalla capitale politica delle Langhe, ovvero Alba. La superficie vitata a nebbiolo da Barolo è di 353 ettari e son presenti ben 39 MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva). In tre di queste La Cantina Luigi Pira possiede vigne per un ammontare di 3 ettari, e sono: Margheria, Vigna Rionda e Vigna Marenca.

Ecco due tra gli aspetti più importanti che caratterizzano la filosofia aziendale, raccontati dai protagonisti: “Abbiamo puntato da subito su un vino che rispecchiasse la qualità dell’uva, grazie alle caratteristiche uniche delle colline di Serralunga d’Alba, che sono collocate nel cuore della zona di produzione del Barolo. Accanto a questo il lavoro mirato svolto con Marc De Grazia, in nome della qualità, anche in chiave commerciale. Ed il mercato premia questa filosofia, soprattutto in Europa ed in America del Nord.” Gli anni Novanta sono stati decisivi per l’Azienda: attrezzature rinnovate, locali ampliati e restaurati, sempre con un costante sguardo rivolto all’unione tra tecnologia e tradizione, senza mai snaturare l’essenzialità del far vino in Langa, ovvero pochi compromessi e duro lavoro; caratteristiche che gran parte del mondo enoico ancor oggi invidia.
Come già anticipato, la maggior parte delle vigne è presente nel solo comune dove ha sede la Cantina, Serralunga d’Alba, è proprio questo il gioco forza: una profonda conoscenza del territorio circostante e lo studio della materia, vendemmia dopo vendemmia, grandi soddisfazioni e perché no, qualche delusione; infondo la natura è imprevedibile, accorgimenti, dettagli che col trascorrere dei decenni possono davvero fare la differenza. Luigi Pira opera in regime di agricoltura convenzionale, lontana da cliché istituzionali, ripone nel rispetto del territorio il principio cardine della propria filosofia. Lotta integrata in vigna, interventi mirati e soltanto se necessari a tutelare il sano sviluppo della pianta, l’ambizione di voler produrre un vino sano che possa non solo piacere al consumatore, ma che faccia anche star bene.

Il lavoro in vigna non può che essere manuale, si cerca la fusione tra gli elementi che determinano la qualità in ogni fase del ciclo vegetativo. Salvo grandinate che distruggono totalmente il raccolto, purtroppo può capitare, non esistono annate facili o difficili, esiste la cura giornaliera della vigna: bisogna sempre regolare l’intensità della stessa in virtù dei capricci della natura, è questo l’elemento che determina il successo di un vino, dunque di un’azienda. Tante realtà vitivinicole ormai da mesi me lo stanno confermando, ed infatti, prendendo ad esempio un’annata calda e siccitosa come la 2017, sto riscontrando che chi ha inseguito pedissequamente i principi fino ad ora enunciati è poi stato in grado di portare in cantina uve sane con livelli d’acidità ottimali.

I vini prodotti non possono che essere i classici di Langa: Langhe Nebbiolo (1,5 ettari dedicati), Barbera d’Alba (2 ettari), Dolcetto d’Alba (2.5 ettari) e Barolo (6 ettari). Riguardo quest’ultimo, per ovvie ragioni, Gianpaolo è scrupoloso al massimo, soprattutto nelle fasi di crescita che permettono la maturazione del vino. Le fermentazioni avvengono in fermentini meccanizzati a temperatura controllata, riguardo l’affinamento si opta, a seconda delle etichette, sia in piccole botti francesi da 225 e 500 litri, sia in botti grandi di rovere di Slavonia da 2500 litri. Pensandoci bene l’aspetto che caratterizza maggiormente la Cantina Luigi Pira, ho avuto modo di constatarlo nel corso degli anni avendo degustato più volte le loro etichette, è proprio la maniacalità nei confronti dell’utilizzo del legno, calibratissimo, essenziale; lo scopo è sempre quello di non snaturare ciò il terreno offre, a 360°: dall’etichetta più “semplice” della Cantina, ai grandi Barolo di Serralunga d’Alba che nelle prossime pubblicazioni vedremo. A tal proposito saranno tre, tutti della nuova annata in commercio, la 2017: Barolo Margheria, Marenca e Vignarionda.
Andrea Li Calzi




