Tra tutte le grandi aree vinicole del mondo, sicuramente la Bourgogne è quella più difficile da decifrare e comprendere. Per un neofito di questo territorio francese, il solo vederne una mappa, così frastagliata, divisa, fatta di piccolissimi appezzamenti ognuno con una sua storia centenaria e reputazione leggendaria, è causa di mal di testa, poi se gli si dice che grandissima parte dei vini qui prodotti in realtà provengono da due soli vitigni, il pinot noir e lo chardonnay, allora all’emicrania si aggiunge anche lo sbigottimento.
Le origini della viticoltura in quest’area sono antichissime, millenarie, le persone che più hanno lasciato la loro impronta in questo territorio forse sono i monaci cistercensi, che hanno creato le basi dell’attuale classificazione, bisogna dire che hanno fatto un lavoro impeccabile nella pre-classificazione delle aree più vocate.
Andando per ordine, nel cercare di spiegare il complesso mondo dei vini della Bourgogne, voglio iniziare individuandone il territorio ufficiale, purtroppo facendo ciò rimescolo un po’ le carte in tavola, in quanto tradizionalmente la Bourgogne si sviluppa a pochi chilometri a nord di Vienne, e ad ovest della città di Lione, andando poi a sboccare nell’area del Beaujoulais, produttrice di vino che in quanto a fama non teme competitori, ma che alla quale vorrei dedicare in futuro un capitolo a parte, non perché inferiore ai vini prodotti più al nord, ma perché in realtà si differenzia completamente come tipologia di vino ed inoltre perché è un fenomeno mondiale degno di essere approfondito.
Io credo che quando si pensa alla Bourgogne si fantastichi sui leggendari pinot noir e chardonnay, quindi quella Bourgogne parte dal Maçonnais, territorio apripista della tradizionale produzione di questi vitigni, seguito dal territorio di Chalon sur Saone e inseguito dalla mitica Côte d’Or, territorio che si divide tra la Côte de Nuits e la Côte de Beaune, questo territorio coperto da vigneti si prolunga fino ai piedi della città di Dijon, famosa per la mostarda, dopodiché bisogna viaggiare verso nord ovest per un centinaio di chilometri prima di trovare l’ultima area appartenente alla Bourgogne, il territorio di Saint Bris e il territorio di Chablis.
Ora, avendo fatta una breve rudimentale introduzione al territorio, vorrei illustrare la classificazione delle varie aree, anche questa, sia chiaro, superficiale ma che vuole aiutare a riconoscere un pelino meglio questi fantastici vini, sia la Côte d’Or sia lo Chablis hanno una classificazione basata sul territorio dove i vigneti si sviluppano, facendo un esempio pratico, nell’area dello Chablis, si produce lo Chablis classico ma si trovano anche alcuni vigneti che sono considerati di elevata qualità e che ricevono il titolo di 1er Cru, dopodichè si trovano sette aree/vigneti considerati Gran Cru, in quanto nettamente superiori alle 1er Cru, quest’esempio si potrebbe fare per svariate aree in Côte de Nuits e Côte de Beaune.
Questi vigneti appartengono generalmente a diversi proprietari, molti dei quali li hanno ereditati dai loro avi e, per antica tradizione, li lasceranno a loro volta in eredità ai successori. La maggior parte del vino prodotto e venduto in Bourgogne proviene da piccole famiglie, che con il tempo hanno acquisito vigneti in diverse aree ma che ancora mantengono una gestione prevalentemente familiare; ci sono eccezioni come i grossi négociant, ma ricoprono una percentuale, seppur considerevole, di entità minore e non realmente rappresentativa dell’essenza della cultura di quest’area.
Perché tutte queste micro-divisioni e appellations se in realtà poi piantano solo due vitigni? Bene, la ragione si trova nella bottiglia, non mi riferisco all’etichetta, anche se fa la sua parte dal punto di vista commerciale, ma al suo contenuto, è effettivamente incredibile la diversità di profilo di vini prodotti dalla stessa uva ma provenienti da territori diversi, talvolta sorprendentemente vicini; per esempio i vini prodotti in Pommard e quelli prodotti in Chambolle Musigny sono completamente diversi l’uno dall’altro, si passa da vini delicati ed esotici a vini più corposi e complessi che necessitano di decenni per poter esprimere le proprie eccezionali caratteristiche.
Altrettanto impressionante la crescita di qualità quando si passa ad assaggiare bottiglie provenienti da aree 1ere Cru e Grand Cru, allora si capisce la furbizia e saggezza dei monaci e dei Francesi, che sì, hanno rivisto le classificazioni, ma hanno mantenuto la stessa filosofia: premiare il territorio o meglio riconoscere i territori più dotati, politica che credo sarebbe dovuta essere applicata anche ad alcune aree Italiane, simili per complessità.
Nella Bourgogne si producono vini leggendari, alcuni raggiungono cifre da capogiro e sono considerati vini d’elite, in grado di competere in prezzo con i grandi Bordeaux, per menzionarne solo alcuni, Romanée-Conti, La Tache, Richebourg, Chambertin Clos de Beze, Corton-Charlemagne, tutti Grand Cru.
Comunque bisogna ricordare che questo vasto territorio produce grandissime quantità di vino, e non tutte le bottiglie qui prodotte sono care, anzi c’è un ottimo rapporto qualità prezzo, si possono bere fantastici vini, provenienti da zone che non raggiungono costi inaccessibili. Anche se bisogna dire che per chi vuole provare 1er Cru e Grand Cru, talvolta parliamo di costi simili a grandi Barolo o Brunello di Montalcino, la lista di paesi che producono ottimi vini è lunghissima si potrebbe partire dall’ottimo Mersault e finire al Vosne-Romanée, ma avremo modo di approfondire in futuri articoli molte di queste aree.
Antonio Cabibi




