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Clos de la Coulée de Serrant 2003 – Nicolas Joly

Nicolas JolyNicolas Joly, titolare ed enologo di Château de la Roche aux Moines, può essere considerato un riferimento storico per la biodinamica francese, una persona incredibile, che ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere e che con le sue parole, oltre che con i suoi vini, riesce a trasmettere energia positiva.
L’azienda nasce nel 1962 ed è dal 1980 che Nicolas e la sua famiglia hanno deciso di abbracciare la viticoltura biodinamica per applicarla al vitigno Chenin Blanc, estendendola nel 1984 a tutta la proprietà con l’eliminazione in vigna di qualsiasi sostanza chimica di sintesi o insetticidi. Tale aspetto fa sì che i suoi vini siano estremamente coerenti con l’andamento e il carattere dell’annata.
Clos de la Coulée de Serrant prende il nome dal pendio, una collina di scisti e quarzi con colorazioni diverse che volge verso la Loira e sul cui promontorio insiste il vigneto di soli 7 ettari. Il vigneto, che venne piantato dai monaci cistercensi verso il 1130 e che da allora è sempre rimasto immutato, dà vita a un vino davvero unico e di grande personalità; non è un semplice Chenin blanc e sicuramente non è per tutti. Ci troviamo di fronte ad uno di quei vini che o si amano o si odiano e che sicuramente richiedono tempo per disvelarsi appieno. Qui le rese dei vigneti di proprietà sono bassissime e la vinificazione è tratteggiata da una fermentazione spontanea lenta, in doppia barrique di rovere da 500 litri usate e in un affinamento per 6/8 mesi sulle fecce fini negli stessi contenitori. Per Joly il vino è essenza, non è perfetto, ma deve essere espressione dei suoi valori. Pone anche l’accento sul fatto che bisogna approcciare al vino come quando ci si approccia e si interagisce con una persona o come quando si va per la prima volta in un luogo, bisogna lasciarsi guidare dai propri sensi e dal proprio istinto. Sottolinea, come i vini tecnologicamente perfetti abbiano tutto tranne il riuscire a dare emozione. Racconta lo Chenin blanc, come quando si parla di un figlio che si vede crescere e di cui si conoscono pregi e difetti.

Clos de la Coulée de la Serrant

Riguardo il millesimo 2003, ritroviamo tutta l’autenticità di quanto prima detto. È un vino che si disvela lentamente nel calice, quasi timido, anche se nell’apparenza non lo dimostra; il suo colore regale cattura lo sguardo, affascina con la sua tinta oro antico che vira nell’ambra con una luminosità incantatrice. La voglia di coglierne i profumi è istintiva, ci si avvicina in punta di piedi e pian piano si colgono le mille sfumature di cui è caratterizzato. Ci si inebria di una complessità di profumi che si disvelano poco a poco. Un bianco che ha bisogno di tempo e dove la giusta temperatura di servizio e la sua ossigenazione regalano sensazioni ed emozioni uniche. È un susseguirsi di fiori gialli secchi, frutta disidratata, dove pesca e papaya si distinguono nettamente, poi arriva una nota di mallo di noce, frutta secca, miele, nocciole tostate. Un velato e silente sentore ossidativo potrebbe trarre in inganno, ma bisogna saper assecondare la natura di ciò che ha solo bisogno di calma e pazienza per esprimersi.

Calici per la degustazione

Passiamo al primo sorso, l’assaggio è doveroso, anche se all’olfatto ha ancora tanto da raccontare. Un vino che ti chiede considerazione, si rivela potente, ma di una bevibilità e una freschezza straordinarie. Il sorso, pur essendo manchevole di maggiore sostanza, lo rende leggibile e coinvolgente. Lo aspettiamo e poco a poco cogliamo altri aspetti della sua personalità. Seduce ancora con i suoi sentori, emergono tracce di cenere, incenso, radice di liquirizia, che ritornano come aromi di bocca in modo incisivo. Semplice e allo stesso tempo impegnativo, un vino per chi ha tempo e che richiede tempo nella sua essenza.

“La vita è un insieme e tutti gli elementi dell’insieme hanno un loro ruolo. Il concetto di migliore è materialistico. Ogni elemento naturale partecipa al migliore”. (N. Joly)

Clos de la Coulee de Serrant 2003
Appellation Savennières Coulée de Serrant Contrôlée
Produttore: Château de la Roche aux Moines – Nicolas Joly
Vitigni: Chenin blanc
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Valutazione: @@@@@
Prezzo enoteca: da 50 a 70 euro

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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