La Combàrbia: a Montepulciano GF, GP e GG faranno grandi vini

E chi sono GF, GP e GG? Ogni cosa a suo tempo. Nel 2016, a circa 6 km a est di Montepulciano, nasce una piccola realtà vitivinicola in località Cervognano: La Combàrbia, che significa “punto d’incontro” o “crocicchio di strade”, un’ipotetica piazza dove confluiscono tre strade, rappresentata nel logo aziendale.
Per i contadini del luogo “andare alla combarbia” significava riunirsi nelle stanze attigue alla Chiesa del paese, per passare una serata in compagnia e conversare tra loro, raccontandosi storie di fantasia o fatti personali, ovviamente bevendo qualche bottiglia di vino locale.
Come spesso accade nel mondo del vino, in verità esisteva già un’azienda agricola negli anni ’60, fondata da Novilio Mariani che con la propria famiglia acquistò quella che sulle mappe catastali si chiamava “Villa Elvira”, fu lui il primo a dedicarsi alla produzione di vino. Negli anni seguenti Novilio fece costruire un annesso agricolo, proprio dove sorge oggi la cantina de La Combàrbia.
A questo punto non posso fare a meno di dirvi chi è l’attuale vignaiolo che ha dato vita a La Combàrbia: Gabriele Florio (di origine calabrese sebbene il cognome lasci supporre che qualche lontano avo dovesse provenire dalla Sicilia), nipote acquisito di Novilio. E così abbiamo rivelato chi si nasconde sotto le iniziali GF.

Oggi Gabriele con la moglie sono proprietari di circa 26 ettari vitati, di questi 6,7 sono dedicati all’azienda, 12 dati in affitto alla vicina Salcheto (visibile in foto sullo sfondo) e la restante parte alla Vecchia Cantina di Montepulciano.
I 6,7 ettari di cui sopra, possono essere divisi in due aree distinte: 3 ettari nella zona di Cervognano a circa 300-350 metri di altitudine (qui dimorano Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Mammolo, Canaiolo, Trebbiano e Malvasia, destinati alla produzione del Vino nobile, Vino Nobile Riserva, Rosso di Montepulciano, Igt “Ics” e del Bianco Igt; i 3,7 ettari restanti si trovano in prossimità di Montepulciano, a circa 400 metri s.l.m., dove maturano Sangiovese (per il Rosso IGT), Malvasia e Trebbiano (che al momento confluiscono nell’unico bianco igt). I terreni sono prevalentemente composti da argille e composizioni tufacee, il sistema di allevamento è il cordone speronato, con filari continui con esposizione sud/sud-ovest.
Le vigne sono seguite tenendo conto della salvaguardia della biodiversità, viene utilizzato l’inerbimento e il controllo della sostanza organica per mantenere “vivo” il sistema vigneto. Il percorso è iniziato con un’agricoltura convenzionale, ma anno dopo anno si stanno adottando le pratiche per ottenere la certificazione biologica.

La cantina ha subito numerose modifiche e ristrutturazioni: nel 2017 ai locali adibiti alla vinificazione, nel 2020 all’area di affinamento e invecchiamento. Tutte le uve seguono vinificazioni separate e fermentazioni spontanee in un’area strettamente riservata alla vinificazione, composta principalmente da serbatoi di acciaio termo-condizionato e vasche di cemento. Nella zona di affinamento e invecchiamento ci sono botti e tonneaux in legno di rovere francese e di Slavonia.
Quando Gabriele ha iniziato non aveva grandi conoscenze di vitivinicoltura, era un’autodidatta, fortuna volle che il suo amico Gabriele Pierangeli (ecco svelato il secondo misterioso nome) accogliesse subito con entusiasmo l’idea di dargli una mano, in vigna come in cantina, ma anche nel rapporto con i clienti esteri, vista la sua conoscenza dell’inglese (ma lui dice di cavarsela bene anche con spagnolo e francese).

La prima annata prodotta è proprio la 2016 (le vigne, ovviamente, c’erano già), la voce di questo giovane vignaiolo (allora aveva 33 anni) arrivò presto negli ambienti poliziani, del resto Gabriele era alla ricerca di un enologo di esperienza che lo aiutasse a migliorare la qualità dei propri vini. Ed è qui che arriva il terzo uomo, decisamente noto ai più per avere condotto mirabilmente l’azienda Le Potazzine a Montalcino, ovviamente sto parlando di Giuseppe Gorelli, conosciuto da tutti come un punto di riferimento, non solo negli ambienti ilcinesi.
Giuseppe conobbe Gabriele e capì subito che poteva dargli davvero una mano, consapevole che quelle vigne sono in grado di offrire molto, il suo contributo concreto prende forma con l’annata 2018.
Siamo nel 2022 sei anni dopo la nascita della Combàrbia, la mia visita in azienda, approfittando dell’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano del 24 marzo scorso, mi ha permesso di verificare i progressi di quest’azienda, partendo proprio dalla 2016 per arrivare alla 2021.

Molto interessante il Bianco 2021 (13% vol.), ottenuto da trebbiano e malvasia su terreni argillosi a 330 metri di altitudine, nei pressi della Pieve di Cervognano (una delle dodici che rientrano nel nuovo progetto “Pievi” dedicato al Nobile di Montepulciano di cui parlerò in un prossimo articolo). Solo 1000 esemplari di un vino dal colore giallo paglierino intenso tendente all’oro antico. Profuma di fiori misti, pera, susina, lampone bianco e guizzi di albicocca; di un certo spessore al palato, dove propone un frutto tornito e giustamente maturo, si coglie una certa struttura e una profondità che nasce da vigne di 60-70 anni.

Il Rosso 2019 (13,5% vol.) è un sangiovese (forse con piccole quote di mammolo e canaiolo), ha colore rubino luminoso non concentrato, propone un bel frutto pieno, ciliegia in primis, lampone, guizzi di grafite; al gusto è ancora giovane, tannino strong, si sente la vigna giovane, certamente fra un paio d’anni sarà più equilibrato.

Veniamo al Rosso di Montepulciano 2019 (14% vol.), sangiovese 80%, mammolo 10%, canaiolo 10%, fermentazione spontanea con lieviti indigeni, qualche mese in barriques usate e assemblaggio in acciaio. Qui si sale in complessità, un naso più ampio ed espressivo che parte da viola e rosa per arricchirsi con un bel frutto maturo al punto giusto, compare anche una piacevole nota agrumata. Intenso e suggestivo all’assaggio, con un tannino decisamente più rifinito e una polpa fruttata coinvolgente.
Stesso vino ma annata 2020 (14,5% vol., imbottigliato da soli 15 giorni): nonostante lo abbia assaggiato nella fase meno ideale, rivela una materia di ottimo livello, una spinta sapida superiore al palato e un’energia del tutto particolare che lascia presumere uno sviluppo davvero interessante. Maggiore definizione in ogni suo aspetto.

Passiamo al Nobile di Montepulciano 2016 (14,5% vol.), prima annata prodotta: si percepisce una condizione un po’ incerta, profumi non così nitidi e puliti, frutto con qualche sbavatura ossidativa. Molto meglio all’assaggio, dove mostra una struttura giusta e un tannino abbastanza fine anche se ancora aggressivo; l’impressione generale, data da un frutto più maturo di quanto ci si aspetterebbe, è di un vino che deve essere ancora messo a punto.
Un gradino sopra la Riserva 2016 (15%), dal colore rubino con unghia granata, buona finezza all’olfatto, frutto maturo ma ben definito, sotto spirito solo in parte, note di liquirizia che si presentano anche al palato, dando un tocco di austera profondità al sorso.
Con il Nobile di Montepulciano 2017 (15% vol.) si entra nell’annata calda, con il frutto sotto spirito e una bocca dai tannini affilati, la materia non manca ma è leggermente appesantita dalla percezione alcolica.
Molto meglio il Nobile di Montepulciano 2018 (14,5% vol.) che mostra un gioco elegante di frutta e spezie fini, lungo e profondo al gusto e una bevibilità davvero notevole. Il contributo di Giuseppe Gorelli porta già i primi frutti, in tutti i sensi.

Concludiamo con un vino di stampo diverso, l’ICS 2018, IGT Toscana, ottenuto da cabernet sauvignon per il 70% e sangiovese per la restante parte. Maturato in tonneaux di secondo passaggio per un anno.
Ha colore rubino intenso e profondo, trama olfattiva che richiama la mora di gelso, la prugna, il ribes nero, grafite, oliva nera, toni scuri ma non pesanti. Coerente al gusto, tannino già setoso, sorso intenso e complesso con un bel gioco di frutta e spezie, da riassaggiare fra qualche anno.
LA CHIOSA: credo che Gabriele Florio farà presto parlare di sé, sta inquadrando sempre meglio la sua produzione e prendendo confidenza con la materia che ha a disposizione, la passione non gli manca, lo spirito è quello giusto, non c’è desiderio di strafare o seguire questa o quella moda, ma cercare di ottenere vini di carattere che rispecchino al meglio vitigni e territorio. Quel crocevia che simboleggia la cantina troverà molto presto chi vorrà attraversarlo per poter conoscere questa giovane e promettente realtà, dialogare e degustare i suoi ottimi vini.
Roberto Giuliani




