Mantova Food & Science Festival: per cambiare il racconto dell’agricoltura

L’agricoltura sembra essere diventata talmente di moda che tutti ne parlano, ma pochi l’hanno studiata o la conoscono, perché fa figo vantarsi del contatto con la natura però poi è dura prendere in mano un libro (di quelli seri, dei sudati banchi d’università o degli istituti agrari) e provare a verificare la solidità di tanti miti che conserviamo dentro di noi.
Ebbene sì, anche se non sembra vero, l’agricoltura si studia. Perché in quel bipolarismo isterico che descrive un attimo l’agricoltura come fatta di piccoli paradisi di felici animaletti che corrono assieme ai bambini nei prati, con agricoltori che sorridono soddisfatti al tramonto (e con la camicia a quadri) e l’attimo seguente come una manica di pazzi scatenati (e scafandrati) che spruzzano veleni e seminano morte, avvelenando l’umanità, beh, in mezzo c’è la realtà.
Quella di tanti agricoltori che si alzano ogni mattina e guardano i campi e poi il cielo, nella speranza di intuire cosa succederà nei giorni seguenti e cosa potranno (permettersi di) fare. Tanti agricoltori che fanno le acrobazie per far quadrare i conti e combaciare le carte, perché tra controlli, burocrazie, registri e finanziamenti, tutti vogliono sapere cos’hai fatto, cosa stai facendo e cosa farai nei prossimi mesi fino al successivo anno in ogni singolo campo e in ogni singolo dettaglio. E invece a inizio aprile preghi perché arrivi una pioggia a interrompere l’inverno più siccitoso che si ricordi (e anche parecchio freddo), e le piante che danno da mangiare a tutti noi vivono di acqua. E poi all’improvviso in qualche mattinata di aria fredda perdi l’intera vendemmia, l’intera campagna di frumento, i primi mais a due foglie, e non sai nemmeno se trinciare tutto e seminarci qualcos’altro, e ancora peggio non sai nemmeno se puoi farlo perché bisogna che la regione controlli i giorni in cui quella coltura è stata in campo per vedere se sei in regola con le dichiarazioni del piano colturale.

E ancora le realtà agricole di tanti ricercatori che lavorano per sviluppare nuove idee, si muovono per centinaia di km per andare a vedere un campo o una macchina, o semplicemente per scambiarsi esperienze e confrontarsi con altri scienziati o – altrettanto importante – con gli agricoltori. Perché l’agricoltura è scienza: biologia, fisica, chimica, matematica, genetica.
Quindi basta scrivere cazzate sul DNA e i cromosomi, sui diserbi o sul biologico, o fare fantasiose diagnosi e consulenze su Facebook: troviamoci tutti a Mantova! Per tre giorni ci saranno relatori per tutti i gusti: da Mercalli alla Mautino, da Bressanini al prof. Fino, e ancora Renato Bruni, Marco Cattaneo, Antonio Pascale e Alok Jha, Nina Fedoroff, R. Ford Denison e James Kenji López-Alt e tantissimi altri, per uno sguardo internazionale al rapporto fra tradizione e scienza nell’agricoltura.

Dal 5 al 7 maggio, non perdetevi a Mantova la prima edizione del Mantova food & science festival, perché come titolava (più o meno) un articolo che ho letto in questi giorni, è tempo di rigettare l’isterismo e di abbracciare la scienza, ma non solo: si può andare oltre. La razionalità umana su cui abbiamo costruito il sapere scientifico sa coltivare la bellezza ed essere sognatrice, per farci guardare lontano e non dover più prestare ascolto all’ignoranza spaventata che ci sta rigettando indietro nella storia dell’umanità.
Visitate il →sito per iscrivervi gratuitamente e vedere il programma e la successione di conferenze. Tre giornate a dir poco intense!




