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Le Doc della Sicilia: Contea di Sclafani o Valledolmo-Contea di Sclafani

Le Doc della Sicilia: Contea di Sclafani


Contea di Sclafani o Valledolmo-Contea di Sclafani D.O.C.
(D.M. 21/8/1996 – G.U. n.202 del 29/8/1996; ultima modifica Reg. UE di esecuzione n. 2019/1321 della Commissione del 23 luglio 2019 – pubblicato su G.U.U.E. n. L 206/9 del 6 agosto 2019)


zona di produzione
● in provincia di Palermo: comprende tutto il territorio amministrativo dei Comuni di Alia, Caltavuturo, Sclafani Bagni, Valledolmo e parte del territorio dei Comuni di Aliminusa, Castellana Sicula, Castronuovo di Sicilia, Cerda, Montemaggiore Belsito, Petralia Sottana e Polizzi Generosa;
● in provincia di Caltanissetta: comprende l’intero territorio amministrativo dei Comuni di Vallelunga Pratameno e Villalba;
● in provincia di Agrigento: comprende parte del territorio del Comune di Cammarata;

base ampelografica
● bianco, riserva, vendemmia tardiva: catarratto min. 95%, possono concorrere per la restante percentuale le uve di altri vitigni, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione nella Regione Sicilia, iscritti nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite per Uve da Vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti;
rosso, riserva, vendemmia tardiva: nero d’Avola da 0 a 100% e perricone da 0 a 100%;

norme per la viticoltura
è consentita l’irrigazione di soccorso;
i vigneti devono avere un numero minimo di 3.400 ceppi per ettaro e come forme di allevamento devono essere utilizzati esclusivamente i sistemi a controspalliera o ad alberello ed eventuali varianti similari a esclusione dei sistemi a tendone;
la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico minimo naturale devono essere di 12 t/Ha e 11,50% vol. per le tipologie Bianco e Bianco Riserva, di 10 t/Ha e 12% vol. per Rosso e Rosso Riserva, di 8 t/Ha e 13% vol. per Bianco Vendemmia Tardiva e Rosso Vendemmia Tardiva;

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nell’ambito dell’intero territorio amministrativo dei comuni compresi anche in parte nella zona di produzione delimitata;
il vino rosso a denominazione di origine controllata “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani”, proveniente da uve che assicurino un titolo alcolometrico volumico minimo naturale di 12% vol. e sottoposto a un periodo di invecchiamento non inferiore a due anni, a partire dal primo novembre dell’anno di produzione delle uve, può fregiarsi della menzione «riserva»;
il vino bianco a denominazione di origine controllata “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani”, proveniente da uve che assicurino un titolo alcolometrico volumico minimo naturale di 11,50% vol. e sottoposto a un periodo di invecchiamento non inferiore a un anno, a partire dal primo novembre dell’anno di produzione delle uve, può fregiarsi della menzione «riserva»;
il vino a denominazione di origine controllata “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani”, proveniente da uve che abbiano subito un appassimento sulla pianta e/o in idonei locali e che sia stato ottenuto da una vinificazione in recipienti di legno, nonché sottoposto a un affinamento di almeno 6 mesi in fusti di legno della capacità massima di litri 500, può utilizzare la menzione “vendemmia tardiva“. Tali uve devono assicurare un titolo alcolometrico volumico minimo naturale di 13,00% vol. e devono essere raccolte non prima del 1° ottobre;
il vino a denominazione di origine controllata “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani” vendemmia tardiva non potrà essere immesso al consumo prima di 18 mesi a decorrere dal 1° novembre dell’anno di vendemmia;
per vini a denominazione di origine controllata “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani” è consentita, ai sensi della normativa vigente, la pratica dell’arricchimento ad esclusione della tipologia vendemmia tardiva;

norme per l’etichettatura e il confezionamento
sulle bottiglie o altri recipienti contenenti il vino a denominazione di origine controllata “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani”, deve sempre figurare l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
la menzione “vigna” seguita dal relativo toponimo è consentita alle condizioni previste dalla normativa vigente;
i vini a denominazione di origine controllata “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani”, devono essere immessi al consumo esclusivamente in tradizionali bottiglie di vetro di volume nominale previsto dalle norme nazionali e comunitarie, chiuse con tappo di sughero raso bocca. È consentito esclusivamente per le tipologie con menzione vendemmia tardiva l’utilizzo del tappo a T. Per le bottiglie con capacità fino a litri 0,375 è tuttavia consentito anche l’uso del tappo a vite;

legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica
Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica delimitata copre un area di circa 900 km quadri e ricade nella parte Centro Settentrionale della regione Sicilia, a sud-ovest della catena montuosa delle Madonie, a cavallo delle tre provincie di Palermo, Caltanissetta e Agrigento.
La distribuzione dei litotipi della zona è la seguente: il 20% di tutta la zona è occupato da emersioni arenacee e calcarenitiche che imprimono una morfologia in qualche modo aspra e movimentata al paesaggio, mentre il restante 80% è occupato da argille sabbiose e sabbie argillose che imprimono al paesaggio una morfologia collinare generalmente più dolce, a meno di qualche spuntone meno sensibile alla degradazione meteorica.
L’altitudine media della zona è di circa 600 m. s.l.m. e con un’altitudine dei terreni coltivati a vite che va dai 300 sino ad arrivare ai 900 e, in qualche caso, ai 1.000 m. s.l.m.
L’esposizione è orientata generalmente verso Sud-ovest.
Il clima è temperato mediterraneo e, più precisamente, temperato caldo con prolungamento della stagione estiva e inverno mite, la temperatura massima media estiva supera i 31° gradi e la minima media invernale non scende al di sotto dei 4 °C. L’escursione termica media annua è di 9,6 °C, con il valore più basso in dicembre con una escursione media di 6,5 °C e con il valore medio più alto in luglio con 12,9 °C.
Le precipitazioni medie annue sono di 632 mm, con valore medio massimo nel mese di dicembre (101 mm) e minimo nel mese di luglio (5 mm); il numero di giorni piovosi oscilla da uno nei mesi di luglio e agosto a 11 nei mesi di dicembre e gennaio. Dal regime pluviometrico risulta che le piogge superano la media annuale nel periodo da settembre ad aprile con il massimo a dicembre e il minimo a luglio.
Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito a ottenere i vini a doc “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani”.
La denominazione “Contea di Sclafani” o “Valledolmo – Contea di Sclafani” è un nome storicogeografico; la Contea di Sclafani era un antico stato feudale siciliano, sorto durante il dominio dei Normanni; nel 1330, sotto il dominio di Giovanni Sclafani, il possedimento ricevette il titolo di Contea e lo mantenne per quasi 500 anni, fino al 1813, quando fu abolito il feudalesimo.
Della Contea di Sclafani, facevano parte numerosi feudi che si estendevano in quelli che oggi sono gli ambiti territoriali dei comuni compresi nella zona geografica di produzione.
La prima testimonianza di presenza di vigneti risale all’epoca del domino aragonese in Sicilia, nell’ultimo decennio del 1300, allorquando Antonio Ventimiglia, conte di Collesano, chiedeva al re Martino nel 1391, la conferma della gabella regia sul vino di Bilici, testimoniando l’alta redditività della coltura viticola in una zona adiacente al feudo di Regaleali appartenente alla Contea di Sclafani.
Nel feudo di Valle dell’Olmo, intorno al 1570, la viticoltura fiorì ad opera del conte Giuseppe Cutelli il quale diede lotti di terreno in enfiteusi con l’obbligo di impiantare vigneto, fornendo anche le barbatelle; in questo modo in poco tempo s’incrementò notevolmente la produzione di vino del luogo.
Molti vigneti furono piantati nelle vicinanze del paese di Valledolmo e lo storico L. Tirrito ci dice che a metà dell’Ottocento vi erano nell’agro di Valledolmo 535 ettari di vigneto dai quali si produceva un vino venduto nei paesi limitrofi.
Nel 1828 Nicolò Cacciatore, descrivendo Sclafani, scriveva: “il suolo è feracissimo: vi prosperano a meraviglia le viti, gli olivi e i gelsi, ecc.“.
Dai “Catasti di Sicilia” di Vincenzo Mortillaro si apprende che tra il 1838 e il 1840, in quella che fino a 25 anni prima era la Contea di Sclafani, vi erano più di ottocento salme di vigneto corrispondenti a circa 1.800 ettari.
Nel corso dei secoli dunque la viticoltura ha mantenuto un ruolo di coltura molto importante per il territorio, fino ad arrivare a oggi. La storia recente è caratterizzata da una evoluzione positiva della denominazione, con l’impianto di nuovi vigneti, la nascita di nuove aziende, la professionalità degli operatori che hanno contribuito ad accrescere il livello qualitativo e la rinomanza della DOC “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani”, come testimoniano i riconoscimenti in campo nazionale e internazionale dei vini a DOC Contea di Sclafani prodotti dalle aziende della zona geografica di riferimento.
L’incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di produzione:
– base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione dei vini in questione, sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata;
– le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare;
– le pratiche relative all’elaborazione dei vini, sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione in bianco ed in rosso dei vini tranquilli, quest’ultime adeguatamente differenziate per la tipologia di base e la tipologia riserva, riferita quest’ultima a vini maggiormente strutturati, la cui uva di partenza presenta un titolo alcolometrico minimo naturale maggiore e la cui elaborazione comporta un periodo di invecchiamento non inferiore ai due anni per i rossi e uno per i bianchi. Così come tradizionali sono le pratiche relative all’appassimento delle uve e alla vinificazione e affinamento della tipologia vendemmia tardiva.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
I vini di cui al presente disciplinare presentano, dal punto di vista analitico e organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
In particolare tutti i vini presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate che contribuiscono al loro equilibrio gustativo; in tutte le tipologie si riscontrano aromi gradevoli, armonici, caratteristici ed eleganti, con eventuali note fruttate, floreali e vegetali tipici dei vitigni di partenza.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
L’orografia collinare dell’areale di produzione e l’esposizione prevalente dei vigneti, orientati a sudovest, concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso e con un suolo naturalmente sgrondante dalle acque reflue, particolarmente vocato alla coltivazione della vite. Da tale area sono peraltro esclusi i terreni ubicati a quote troppo basse (al di sotto dei 300 m. s.l.m.) non adatti a una viticoltura di qualità.
La presenza pressoché costante dei venti, fa sì che si eviti la formazione di nicchie umide all’interno della vegetazione sfavorendo di conseguenza l’insorgere di infezioni crittogamiche, limitando l’intervento dei trattamenti antiparassitari a garanzia della sanità delle produzioni.
Anche la tessitura e la struttura chimico-fisica dei terreni interagiscono in maniera determinante con la coltura della vite, contribuendo all’ottenimento delle peculiari caratteristiche fisico chimiche e organolettiche dei vini della “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani”.
In particolare l’altitudine media della zona che è di circa 600 m. slm; la generale distribuzione di terreni o a prevalente composizione argillosa in cui è presente la componente sabbiosa o a prevalente composizione sabbiosa in cui è presente la componente argillosa, fa sì che nella zona di produzione non vi siano terreni né troppo umidi né troppo acidi o troppo alcalini, fattori tutti che influenzano la quantità e soprattutto la qualità del prodotto vite.
Anche il clima dell’areale di produzione, caratterizzato da un elevato valore medio annuo di escursione termica, particolarmente accentuata nei mesi estivi, la temperatura costantemente al di sopra dello zero termico anche nel periodo invernale; periodi caldo-asciutti per almeno 5 mesi all’anno (maggio-settembre) con concentrazione di quasi il 59% del totale delle precipitazioni annue da ottobre a gennaio e dell’85,5% da ottobre ad aprile, sono tutte caratteristiche che si confanno a una viticoltura di qualità.
Le suddette caratteristiche ambientali (pedologiche e climatiche) favorevoli permettono una viticoltura in asciutto con qualche irrigazione di soccorso in annate particolarmente siccitose.
La raccolta delle uve viene effettuata dalla metà settembre a tutto il mese di ottobre. In questa zona le uve raggiungono un perfetto equilibrio tra acidità, ph e zuccheri con circa venti giorni di ritardo rispetto alle altre zone viticole della Sicilia. Questo ritardo di maturazione, oltre a tipicizzare il prodotto finale permette di ottenere alla raccolta uve con una maturazione equilibrata al riparo dai caldi estivi, con dei valori analitici equilibrati cioè con una buona acidità e senza eccesso di zuccheri.
La millenaria storia vitivinicola di questo territorio, dall’epoca aragonese (fine 1300) fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e fondamentale prova della stretta connessione e interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche dei vini della DOC “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani”. Ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali nell’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate e affinate, grazie all’indiscusso progresso scientifico e tecnologico, fino a ottenere i rinomati vini “Contea di Sclafani” o “Valledolmo-Contea di Sclafani”.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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