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AnteprimeIl vino nel bicchiere

Anteprime toscane: il Nobile “diverso”

Mappa Nobile di Montepulciano

Il titolo potrebbe apparire ironico o provocatorio, in realtà quel “diverso” nasce dal percorso, definirei controcorrente, che il Nobile di Montepulciano ha fatto in questi anni. Non è difficile rendersi conto degustando i vini, soprattutto quando durante le otto giornate di anteprime toscane puoi avere un quadro piuttosto ampio delle denominazioni di punta della regione, che questa tipologia di vino si discosta in gran parte dalle altre, in particolare mettendola a confronto con l’evoluzione stilistica che hanno avuto negli ultimi anni il Chianti Classico e il Brunello di Montalcino.
Non sta a me giudicare se siano giuste o sbagliate le scelte stilistiche, che ognuno ha il pieno diritto di fare, ma qualche riflessione mi viene naturale farla. Le ragioni che hanno spinto un buon numero di produttori di Brunello ha tornare a fare vini con colori e caratteristiche più da sangiovese, sono abbastanza evidenti e non voglio dilungarmi nel ripeterle, ma non credo dipendano solo ed esclusivamente dagli effetti di Brunellopoli. Semmai quello spiacevole episodio è servito a favorire una presa di coscienza che Montalcino è tutt’ora una delle terre più vocate per il sangiovese che esistano e, pertanto, seguire pedissequamente un mercato capriccioso non poteva che portare ad annebbiarne l’immagine.
Nel Chianti Classico potremmo dire che le modifiche ultime al disciplinare sono state fatte per trovare un escamotage, eliminando zavorra e pesantezze dalla versione “annata”, che è quella che di fatto, per numeri e diffusione, occupa le tavole di mezzo mondo, e in parte dalla Riserva, e destinare la “Gran Selezione” a quella fetta di mercato che ancora apprezza i vini più, diciamo così, potenti, salvando in questo modo l’immagine complessiva delle caratteristiche del territorio chiantigiano. Prezzi diversi, vini diversi, fasce di consumatori diversi. Niente di strano, basta saperlo.

Andrea Natalini

Ma a Montepulciano? Qui sembra invece che ci sia una stabilità e una ferrea convinzione di essere sulla strada giusta, ormai da un bel po’ di anni, confortata da un disciplinare che già oltre quindici anni fa prevedeva sangiovese minimo 70% (per il Chianti Classico il minimo è cresciuto dal 75% all’80%), consentendo l’utilizzo per la restante parte di tutti quei vitigni che la regione Toscana dichiara idonei, compresa una piccola percentuale a bacca bianca, non aromatica, che è passata dal 10% al 5% nel 2010.
In pratica, chi vuole può fare un Nobile composto da sangiovese 70% e merlot, o cabernet, o syrah o tutti e tre, giusto per fare un esempio, ma può anche farlo sangiovese 100%. Un vino, quindi, che non vede nel sangiovese un riferimento identitario, ma che persegue una filosofia del tutto diversa, puntando a quelle caratteristiche da cui si sono progressivamente allontanate le altre denominazioni.
Così ancora oggi vediamo in molti calici colori rubini intensi e concentrati, sentiamo vini più corposi che eleganti, più difficili da inquadrare su un piano squisitamente territoriale, ma evidentemente è un fattore secondario, che interessa certamente più noi che la Germania o gli States, ovvero i due maggiori acquirenti del Nobile di Montepulciano.
E va bene così, nessuno dice che questa sia una strada sbagliata, a me non convince, lo ammetto, come mi dispiace che alcuni produttori di notevole interesse, penso ad esempio a Poderi Sanguineto, a Crociani, a Le Casalte che, vuoi per ragioni economiche, vuoi per scelte personali, non partecipano a questo evento che rappresenta indubbiamente la migliore occasione per avere un quadro completo di una delle più importanti realtà vinicole della regione.
Ma veniamo al resoconto degli assaggi, che quest’anno riguardavano Nobile (41) e Selezione (3) 2012, Riserva (14) 2011 più il consueto “pacchetto” di annate precedenti, 16 campioni tra 2011 e 2006, per un totale di 74 vini.

Immagine dell'anteprima

Nobile di Montepulciano e Selezione 2012
Di 41 campioni ben 14 provenivano dalla botte (che segnalo con un *), con tutto quello che ne consegue su profumi imprecisi e gusti dall’impatto squilibrato, in questo aiuta l’esperienza e la conoscenza decennale dei vini…
I preferiti in ordine di assaggio:
Dei: non lo nascondo, ho spesso preferito il Nobile annata di Caterina Dei, e questo millesimo non fa eccezione, rubino granato, ha un certo charme nella trama olfattiva, c’è la viola, sfumature di menta e incenso, spezie in formazione, al gusto mantiene il suggestivo appeal, sapido e con un tannino che si sta già integrando bene, non manca di freschezza e succosità;
Casale Daviddi: inizialmente mostrava una trama olfattiva velata da una leggera ossidazione, ma poi se ne è liberato e, soprattutto al palato, ha mostrato grande naturalezza espressiva, meno “tecnico” e più diretto, severo ma generoso, via ogni dolcezza e mielosità, più carattere e tonicità;
Cantina Del Giusto – “San Claudio II” *: tutto in divenire, ancora scomposto al naso, ma ha una materia interessante, merita attenzione, al palato è schietto, essenziale, rigoroso, promette un bell’assetto definitivo;
Gracciano della Seta: uno di quei casi in cui si sente bene il valore del cru, Giorgio Della Seta con i figli Marco, Vannozza e Galdina non sbaglia un colpo, uno dei miei punti di riferimento, un Nobile di classe da amare sempre di più col passare degli anni, profuma di sangiovese fino al midollo;
Tenuta Trerose – “Santa Caterina”: un bell’esempio di equilibrio, stile appena moderno nella sua definizione ma che conserva tutti i caratteri del sangiovese di Montepulciano, con le sue note di mirtillo, prugna e liquirizia. Bocca corrispondente e ben delineata, con un tannino solido ma non invadente, uso sapiente del legno, finale persistente e profondo;
Godiolo: trovo sempre interessanti i vini di questa piccola ma florida azienda fondata e condotta da Franco e Fabio Fiorini, il 2012 ha un colore rubino vivace con venature granate, profuma di ciliegie e lamponi, liquirizia e toni affumicati. Al palato restituisce un bel frutto sorretto da ottima freschezza e un tannino misurato, pulizia e finezza nel finale confermano l’ottima fattura di questo Nobile;
Contucci *: anche in questo caso ci sono da scremare le imprecisioni dovute al prelievo in fase di affinamento, si sente un tessuto carnoso e pieno, c’è sapidità e lunghezza nel finale, un’azienda storica che sta tornando a proporre vini di assoluto interesse;
Canneto *: di stampo del tutto diverso dal precedente (anche qui campione di botte), rivela un colore rubino cupo e profondo, grande espressione di frutto, ciliegia e mora fra tutti, balsamico, via via più complesso, palato che mostra una materia ricca e ben sostenuta, senza per questo appesantire la beva, finale persistente e promettente;
Le Bèrne: altra azienda che trovo affidabile e qualitativamente costante, la guida Andrea Natalini, attuale presidente del Consorzio, con il supporto enologico di Paolo Vagaggini, il vino profuma di prugna, liquirizia, cardamomo, leggero pepe, ha un bell’impatto al gusto, pieno e avvolgente, il tannino ha trama fine e si sta integrando bene con la polpa;
Montemercurio – Messaggero *: azienda recentissima, fondata nel 2007 da Paola Luciani, si avvale della consulenza enologica di Emiliano Falsini e agronomica di Stefani Dini. Il vino, pur provenendo dalla botte, rivela note balsamiche, di prugna e liquirizia, in bocca è dolce (ma è un probabile effetto della fase di maturazione), ha tannino importante e buona freschezza, corpo solido che esprime un bel ritorno fruttato e speziato. Da seguire;
Podere della Bruciata – Cesiro: piccola azienda biologica certificata dal 2001, solo 2,5 ettari totali di cui 0,37 a Nobile, quindi poche bottiglie, ed è un peccato perché questa è una delle sorprese degli ultimi anni, il Cesiro ha stoffa, naso che stupisce per freschezza, succoso in bocca, ha materia e balsamicità, pepe, solo nel finale stringe la morsa tannica asciugando un po’, ma è un peccato di gioventù, ha tutte le caratteristiche per poter evolvere a lungo… se ne avanzerà qualche bottiglia!
Bindella – Selezione I Quadri *: campione di botte che già mette in mostra una bella materia, profuma di amarene e mirtilli, timo e santoreggia, il legno si fa ancora sentire ma non invade più di tanto una trama intensa e convincente, carnosa e di ottima persistenza;
Tenuta Valdipiatta – Selezione Vigna d’Alfiero: lo stile di questo vino non è fra i miei preferiti, ma è innegabile che offra molti spunti interessanti, è rubino intenso e propone note di fiori passiti e ciliegia e mora in confettura, sottobosco, cacao, grande materia al palato, intenso e gustoso, senza spigoli, progressivo.

Cavatappi storici

Nobile di Montepulciano Riserva 2011
Gracciano della Seta: che dire, se mi aveva convinto la versione annata, qui si sale ulteriormente, stesso carattere ma ancora più incisivo, profondo, dinamico, avrà sicuramente lunga vita;
Le Bertille: altra azienda abbastanza recente, nata nel 2002 e di proprietà della famiglia Roberti, quindici ettari vitati a ovest e sud-est di Montepulciano, costituiti dai Poderi Bertille, Casella, San Pietro e San Giovanni. Questa riserva convince per la buona eleganza, la sapidità e una materia che sta costruendo le basi per un lungo futuro, molto interessante;
Contucci *: rubino granato, naso un po’ impreciso, deve farsi, in bocca sta già delineandosi, c’è materia ed energia, quando si distenderà mostrerà una struttura non potente ma armoniosa e complessa;
Le Bèrne: mirtillo e prugna, nuances vegetali mature, buona materia al palato, forse un po’ troppo concentrata ma la qualità c’è e il tempo ne smusserà alcuni eccessi;
Salcheto *: il cambio di direzione degli ultimi anni si fa sentire, i vini di Salcheto tornano a piacermi, si percepisce un sangiovese più terragno e liberato da eccessi e tecnicismi, materia che ritrova eleganza e complessità, sapore e freschezza. Senz’altro positivo anche il forte mutamento nella gestione ambientale, con uno sguardo attento all’ecosistema, all’autonomia energetica, all’uso di bottiglie leggerissime.

Calici per il Nobile di Montepulciano

Annate precedenti
Podere della Bruciata – Cesiro 2011: sono ben contento di aver potuto degustare questo vino, dato che l’anno scorso non ho potuto partecipare all’anteprima, conferma le sensazioni positive che ho avuto con la 2012, qui esprime il meglio di sé al palato, ottima materia ben amalgamata, tannino compreso, c’è ancora una bella freschezza e una speziatura raffinata;
La Ciarliana – Selezione Vigna Scianello 2010: naso molto particolare, intriso di note speziate e boschive, ha carattere e trova al palato una buona prosecuzione di quanto espresso olfattivamente, molto interessante e lungo. La Ciarliana è un’altra azienda che apprezzo da tempo per il suo rigore e la qualità dei prodotti;
Montemercurio – Selezione Damo 2009: questo vino conferma le buone impressioni che avevo avuto di questa azienda, per me assolutamente una scoperta, anche in questo caso trovo una certa classicità nello stile, sin dal colore granato luminoso, c’è ancora una bella freschezza che esalta l’assaggio, rendendolo profondo e al contempo scorrevole, molto buono e ancora in grado di crescere.

Roberto Giuliani

I sommelier

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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