Il Buttafuoco Storico Vigna Costera dell’Azienda Agricola Francesco Maggi

L’Azienda Francesco Maggi nasce nel 1942, nella frazione Valicella di Montescano, fondata da Francesco che, classe 1924, ha allora diciotto anni. I circa 2,5 ettari iniziali, diventano 5, appena dopo la guerra.
Negli anni ’70 entrano in Azienda, a fianco del padre, i figli Angelino e Giuseppe e la sede si trasferisce alla Frazione Costiolo di Canneto Pavese, nella ricerca di vigne in grado di interpretare sempre meglio i valori della tradizione, del sapere e del sapore del territorio.
L’Azienda oggi si estende su 22 ettari vitati di proprietà (nel 2019 ne è stata acquisita un’ulteriore superficie di 1,5 ettari ) e 4 in affitto, nei Comuni di Canneto Pavese, Castana, Montù Beccaria e Montescano, dove si trova la Vigna Costera, area Arenarie, dalle cui uve nasce il Buttafuoco Storico Vigna Costera, con uvaggio di Croatina 55%, Barbera 25%, Uva Rara 15%, Ughetta di Canneto 5%.
La superficie, attualmente di proprietà dei Maggi, con le viti da cui si ricavano le uve per fare il Buttafuoco Vigna Costera, è di complessivi 4877 mq..
L’impianto è del 1988, ad un’altitudine di 280-290 metri s.l.m., con esposizione Sud-Est/Sud-Ovest.
La prima bottiglia di Buttafuoco Storico Vigna Costera è del 2005.
Un’altra grande vigna di proprietà dell’Azienda è la Vigna Abbondanza.
L’ Azienda è iscritta al Club del Buttafuoco Storico dal 2001.
Oggi a rappresentarla è Marco Maggi, figlio di Angelino che nasce a Broni, il 15 gennaio 1980: “Sono nato a Broni ma ho sempre vissuto a Canneto Pavese, dove ho fatto asilo e scuole elementari. Poi le scuole medie a Santa Maria della Versa e la ragioneria al Faravelli di Stradella.
Di lì incomincia una fase un po’ irrequieta della mia vita, perché mi piacerebbe fermarmi a lavorare in Azienda ma mio padre vuole a tutti i costi farmi proseguire gli studi e, nel 2002, m’iscrivo all’Università di Viticoltura e Enologia di Milano. Dopo circa un anno e mezzo di corso, mia madre si ammala gravemente e viene a mancare, nel 2006. È un evento che mi segna profondamente, in seguito al quale abbandono definitivamente la frequenza ai corsi, pur continuando a studiare in modo autonomo sia sui libri, sia praticando, grazie alla scuola sul campo dell’enologo aziendale Ivano Giribaldi che m’insegna le tecniche di analisi dei vini.
Quando inizio a muovere i primi passi in Azienda, nel 2000, girano ancora tante damigiane che spariscono quasi completamente negli anni successivi, sempre più a favore dell’imbottigliamento dei nostri vini e, nel 2010, arriviamo addirittura a farne ventisei tipologie diverse.
Troppe! Oltre alle nostre uve, ne comperavamo altri millecinquecento quintali, ogni anno.
Oggi la situazione è cambiata: comperiamo pochissima uva, meno di seicento quintali e abbiamo ridotto a venti le etichette: ancora troppe.

Il mio obiettivo è di arrivare a produrre solo sei o sette vini di qualità, attraverso i quali si possa identificare la nostra Azienda.
L’unica motivazione di chi ti vende l’uva è di produrne tanta, perché più ne fa, più guadagna. E la quantità va sempre a discapito della qualità.
È per questo che non abbiamo mai smesso di acquisire terreni, perché avere i terreni vuol dire poter gestire la qualità dell’uva.
Nelle nostre vigne oggi pratichiamo agricoltura integrata, utilizziamo metodi e mezzi produttivi di difesa dalle avversità, volti a ridurre al minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi, razionalizziamo la fertilizzazione, nel rispetto dei principi ecologici e tossicologici, lasciamo tutto inerbito, con un tralcio solo, quindi un capo frutto solo: la resa è bassa ma tutta di grande qualità, che è il nostro obiettivo primario.
Abbiamo la fortuna di avere vigne come la Vigna Abbondanza, una superficie molto grande, con grandi uve. Dai 6 ettari del 1987, siamo passati ai 9, nel 2000-2001 e ai 16 di oggi, in un corpo unico.
Stiamo pian piano ricomponendo questa vigna storica nella sua integrità.
La Vigna Costera invece, viene acquistata nel 1988.
Si tratta anche qui di una grande proprietà che, negli anni, era stata suddivisa: è obiettivo della nostra Azienda continuare ad acquisirne la maggior superficie possibile. Recentemente ne abbiamo acquistato un ulteriore appezzamento, così potremo affrontare l’incremento di domanda sempre più consistente del nostro Buttafuoco Storico Vigna Costera.
Abbiamo tre vini importanti. Il primo è il Buttafuoco Storico Vigna Costera: ogni anno che passa questo vino diventa sempre più interessante anche grazie alla consulenza del mio caro amico enologo, Michele Zanardo (classe 1977, veneto, enologo diplomato presso la Scuola Enologica di Conegliano, libero professionista, presidente del Comitato Nazionale Vino DOP e IGP e docente di Legislazione Vitivinicola all’Università di Padova).
Con gli altri due, il ‘Fatum’ e il ‘2278’, ho un rapporto di particolare affetto personale, legato alle mie due figlie, Emma di sette anni e Vittoria di tre. Ad Emma è dedicata la nostra Bonarda DOC Fatum, la Mossa Perfetta, fatta secondo un disciplinare che si riferisce a soli sedici soci Produttori di filiera del Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese. Fatum sta per destino, un destino cui è connessa una ricorrenza importante per la nostra storia famigliare e aziendale e, nel 2017, quando la presentiamo al Vinitaly, mio nonno Francesco ha 93 anni: il nome intero riportato in etichetta è ‘Fatum 20 febbraio’ perché, proprio il 20 febbraio 1924 è nato lui e il 20 febbraio 2014, a novant’anni di distanza, è nata Emma. Fatum, destino, che congiunge prima e quarta generazione.
A Vittoria invece è dedicato il nostro spumante Extra Dry Metodo Martinotti, 2278. Doveva nascere a maggio ma è apparsa alla fine del settimo mese di gravidanza, esattamente il giorno 22 aprile dell’anno 2018 e, al momento del parto, pesava 2278 grammi.
Io credo tantissimo nel Buttafuoco Storico: è un passepartout che mi ha consentito di entrare in ristoranti, enoteche, templi del vino tra i più prestigiosi. Nei tre anni in cui ho ricoperto l’incarico di presidente del Club, mi sono battuto per il Buttafuoco Storico, facendo gioco di squadra e cercando di coinvolgere i soci in tutti i progetti, in modo che le qualità individuali finissero per esaltare quelle di tutti. Mi sono concentrato soprattutto sul marketing, per dare sempre maggiore visibilità al Club.

Sono stati anni in cui ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere personalmente Gerry Scotti, un grande personaggio del mondo dello spettacolo e della televisione, di origini pavesi e che, grazie alla sua popolarità, poteva fare da cassa di risonanza per il Buttafuoco Storico.
L’occasione è stata il Vinitaly del 2017, nello stand di Fabiano Giorgi, dove venivano ufficialmente presentati i primi tre vini nati dalla collaborazione tra Gerry Scotti e le Cantine F.lli Giorgi.
Siamo entrati subito in sintonia e da allora ho avuto modo in varie occasioni di scambiare con lui punti di vista e riflessioni sul territorio.
Al Vinitaly 2018, Gerry Scotti presenta il suo nuovo ‘DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico Gerry Scotti Extra Brut’, nello stand di Fabiano.
Lì ha l’opportunità di assaggiare una bottiglia di Buttafuoco Storico ‘I Vignaioli del Buttafuoco Storico’ 2013, fatto da Claudio Colombi.
Fabiano ed io lo guardiamo mentre lo assaggia e capiamo che quel vino ha già tracciato un solco nella sua mente. Ed allora Fabiano lo incalza, facendo leva sulle sue radici, sulle sue capacità imprenditoriali, sulla lungimiranza delle sue scelte che potrebbero includere anche la possibilità di produrne uno uguale con il suo nome. La porta è aperta perché se, fino a quel momento, nelle sue trasmissioni televisive, i suoi riferimenti al mondo del vino avevano riguardato solo l’Oltrepò Pavese e le vigne della sua infanzia, adesso comincia a parlare del Buttafuoco Storico, degli amici del Club, della qualità di un progetto unico nel suo genere. Gerry Scotti non è un socio del Club, non ha una vigna nella zona del Buttafuoco Storico, ciononostante è stato possibile fare una bottiglia col suo nome consentendogli di utilizzare i vari Buttafuoco Storico 2016, atti a diventare ‘ I Vignaioli del Buttafuoco Storico’, in un taglio personalizzato. Nel 2020, a cura del Consorzio Club del Buttafuoco Storico, viene messo in 1956 bottiglie con il marchio a fuoco, etichettate come ‘Buttafuoco Gerry Scotti ’56’, anno della sua nascita. L’ultimo atto ufficiale del mio mandato, prima di passare le consegne al nuovo presidente Davide Calvi, è stato nominare Gerry Scotti “Ambasciatore” del Buttafuoco Storico e consegnargli la spilla d’oro con il veliero, per il contributo che ci ha dato nella promozione dell’immagine del Club e dell’intero territorio dell’Oltrepò Pavese”.
Valerio Bergamini
Azienda Agricola Francesco Maggi
Via Costiolo, 87 – Canneto Pavese (PV)


