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Come l’industria conserva frutta, verdure e i loro derivati. Solfiti, alcuni additivi, alcuni allergeni e altri veleni

I don’t care if it hurts
I wanna have control
I wanna a perfect body
I wanna a perfect soul
Creep- Radiohead

Dorothy Parker Résumé

I rasoi fanno male; i fiumi sono freddi; l’acido macchia; i farmaci danno i crampi. Le pistole sono illegali; i cappi cedono; il gas fa schifo. Tanto vale vivere” Così recita Résumé di Dorothy Parker, la mente e la penna più spiritosa e anticonformista della New York luccicante del secondo dopoguerra, scrisse per Vanity Fair, il New Yorker ed Esquire, scrittrice, poetessa, co-sceneggiatrice di È nata una stella, comunista nell’epoca buia del maccartismo, morì nel 1967 lasciando ogni suo avere alla organizzazione di Martin Luther King.
La sua poesia Résumé, continuamente citata e molte volte a sproposito, mi sembrava perfetta per anticipare una dissertazione su sostanze che in molti casi fanno male e a volte pure ammazzano, ma lentamente. Oddio, comunque più rapidamente di come provvede la vita stessa.
Questa morte procurata da prodotti alimentari confezionati (in particolare quelli globalizzati) è la morte che spetta a chi si fida cecamente dei claim delle multinazionali. È la fine che tocca ai compratori compulsivi da supermercato a tutto carrello pieno. A chiunque compri senza saper leggere un’etichetta. Senza farsi domande.
Quindi, se credi sia normale che un’albicocca secca sia di colore arancione vivo meriti di comprarla e star male dopo che l’hai assunta nel tuo porridge salutista di fiocchi d’avena bio.
Se credi che sia naturale che una patatina fritta confezionata rimanga croccante per mesi, vividamente dorata, ti meriti non solo l’acrilammide che contiene, e i suoi risaputi effetti cancerogeni, ma pure alcuni effetti collaterali acuti non meglio precisati.
Se credi che sia legittimo che nelle giardiniere industriali in barattolo, le rondelle di carote risultino color arancio fluorescente così abbagliante da poterle usare pure come catarifrangente, meriti di vomitare.
Hai mai provato a centrifugare una mela verde? Per quanto tempo conserva il suo colore giallo-verdolino? Hai mai provato a friggere una patata tagliata a lamelle sottilissime? Rimane croccante per quanto tempo? E se la metti in un sacchetto?
Ma, pure se ritieni che il colore caramello della tua bibita gasata preferita sia autenticamente legato alla presunta presenza di caffè, continua pure a berla e a ruttarla in allegria, ma smetti di leggere questo pezzo qui.
Si scriveva, le albicocche secche convenzionali hanno solitamente un colore arancione, quelle invece provenienti da agricoltura biologica sono marrone scuro, come mai è così? La differenza è data dallo zolfo: le prime vengono generalmente solforate, mentre la frutta secca biologica non può essere trattata con lo zolfo.
L’anidride solforosa e i vari sali dell’acido solforoso (ad es. il solfito di sodio) vengono aggiunti agli alimenti come conservanti e antiossidanti. Essi agiscono contro funghi, lieviti e batteri e prevengono l’ossidazione.
Per la maggior parte delle persone, questi composti dello zolfo non sono nocivi per la salute, poiché vengono rapidamente scomposti dal corpo. “Tuttavia, costituiscono un problema per chi soffre di asma, in quanto possono causare gonfiore delle vie aeree e attacchi d’asma“, mette in guardia Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti. “Inoltre, le persone prive dell’enzima per la scomposizione dei composti dello zolfo reagiscono con nausea, vomito, diarrea, mal di testa o altri sintomi di tipo allergico“.
I solfiti negli alimenti – così come l’anidride solforosa – sono impiegati come conservanti, per contrastare l’ossidazione e la diffusione di microbi, muffe, lieviti e batteri. I prodotti ricchi di zuccheri o amidi sono più soggetti a questi problemi di deterioramento. La solfitazione aiuta anche a preservare l’aspetto dei cibi, evitando l’imbrunimento dei colori. In base alla dose, questi additivi possono svolgere azioni conservanti più o meno intense. I solfiti negli alimenti sono impiegati in forma solida e in polvere, mentre l’anidride solforosa può essere utilizzata in forma gassosa o liquida.
Per leggere correttamente le etichette dei prodotti alimentari, è necessario conoscere alcuni nomi tecnici delle sostanze. Ecco con quali nomi chimici e sigle vengono identificati i solfiti negli alimenti.

  • Anidride solforosa, E220
  • Solfito di sodio, E221
  • Bisolfito di sodio, E222
  • Metabisolfito di sodio, E223
  • Metabisolfito di potassio, E224
  • Solfito di potassio, E225
  • Solfito di calcio, E226
  • Bisolfito di calcio, E227
  • Potassio solfito acido, E228

La presenza di solfiti negli alimenti va indicata riportando il nome chimico o il codice identificativo. Nel caso di prodotti freschi, invece, non vige l’obbligo di segnalarne presenza e quantità. Ma chissà perché mai? Nella carne fresca confezionata non dovrebbero proprio esserci, eppure nel 2016, secondo il Piano Nazionale di Controllo degli Additivi Alimentari, il 74% dei campioni non conformi è risultato adulterato proprio a causa dei solfiti. Questione di colore.
La quantità massima di solfiti negli alimenti è fissata dal Regolamento europeo 1129 del 2011.
Riporto una lista di cibi piuttosto ricchi di solfiti, ordinati in base al contenuto massimo di queste sostanze consentito dal Regolamento europeo sopra citato. (mg/kg = milligrammi per chilogrammo; mg/l = milligrammi per litro)

tabella solfiti

La solforazione non è veramente necessaria per la frutta secca, perché il suo irrisorio contenuto d’acqua permette di conservarla per un tempo molto lungo anche senza metodi di conservazione chimici. Ma tant’è: se ti piace il colore fulgido e splendente tocca avvelenarsi.
L’Organizzazione mondiale della Sanità indica una quantità giornaliera massima da non superare di solfiti negli alimenti, pari a 0,7 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo. Per una persona di corporatura compresa tra 60 e 80 chili la quantità massima giornaliera di solfiti dovrebbe attestarsi tra 40 e 55 mg in tutto.
Non è facile.

Altre domande per ancora inconsapevoli aspiranti suicidi da consumo di alimenti conservati.
Ti piacciono i prodotti dietetici? Le bibite gassate ma senza zucchero o il tè freddo confezionato? Tutte le cose conservate in cui dovrebbe esserci lo zucchero e invece c’è scritto che lo zucchero non c’è.
Allora stai consumando Aspartame (E951), più popolarmente conosciuto come Nutrasweet e Equal, si trova in alimenti etichettati ” prodotto dietetico” o “senza zucchero”. L’aspartame è una neurotossina cancerogena.  I componenti di questo dolcificante tossico contribuiscono a sviluppare tumori cerebrali, malattie come il linfoma, il diabete, fino a disturbi emotivi come depressione, attacchi di ansia e crisi epilettiche.

Ti piacciono gli yogurt aromatizzati, i condimenti già pronti per le insalate, le verdure in scatola?
Benissimo. In alcuni di questi prodotti troverai il famigerato Sciroppo di mais ad alto fruttosio (HFCS) è un dolcificante artificiale altamente raffinato che è diventato la fonte numero uno di calorie nel mondo. L’ HFCS provoca aumento di peso più velocemente di qualsiasi altro ingrediente, aumenta il colesterolo LDL (quello cosidetto “cattivo”) e i livelli di colesterolo totale, contribuendo decisamente allo sviluppo di malattie cardiovascolari, obesità e diabete.

Consumi snack confezionati? Patatine condite? Cibi pronti in scatola e piatti pronti surgelati da saltare in padella sono alla base della tua alimentazione?
Hai allora ottime probabilità di avvelenarti con glutammato monosodico (MSG / E621) che è un amminoacido utilizzato come esaltatore di sapidità in minestre, condimenti pronti, patatine fritte, primi piatti surgelati e molti cibi pronti. MSG è conosciuto come eccitotossina, una sostanza che super eccita le cellule al punto di causarne danni anche irreversibili. Le si imputano responsabilità cliniche su depressione, disorientamento, danni agli occhi, affaticamento, mal di testa e obesità.

chips

Ti piacciono le patatine fritte confezionate? Ti piacciono le caramelle di frutta gommose o da masticare?
Potresti assumere BHA e BHT (E320). Il butilidrossianisolo (BHA) e l’hydrozyttoluene butilato (BHT) sono conservanti presenti nei cereali, nelle gomme da masticare, nelle patatine fritte e negli oli vegetali. Questo conservante comune impedisce agli alimenti di cambiare colore, cambiare il sapore o di diventare rancidi. Ha effetti sul sistema neurologico a livello cerebrale, altera il comportamento e ha il potenziale di causare il cancro.

In ultimo, un pensiero sul vino (che è un succo di frutta fermentato). Si è fatta una imponente campagna di sensibilizzazione rispetto alla presenza in etichetta di quella dicitura CONTIENE SOLFITI. Il vino contiene solfiti, anche naturalmente prodotti dalla fermentazione ma in tracce, i vini di alta qualità (quindi i vini dei bravi artigiani) ne contengono quantità irrisorie. È importante stare alla larga dai vini di bassa qualità. E per orientarsi, basterà leggere assiduamente Lavinium!

Pierluigi Gorgoni

Riferimenti:
https://www.consumer.bz.it/it/lo-zolfo-contenuto-nella-frutta-secca-presenta-rischi-la-salute
https://www.ilgiornaledelcibo.it/solfiti-negli-alimenti-vino/
https://www.rai.it/dl/docs/1523914735608solfiti_anteprima_report.pdf
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:02009R0606-20160525&from=CS
http://www.ccpb.it/wp-content/uploads/documenti/2012_203_Reg_CE.pdf
https://demeter.it/wp-content/uploads/2019/03/STANDARDS-VINIFICAZIONE-DEMETER-IN-ITALIA-2017-2-.pdf
https://www.medimagazine.it/top-8-additivi-alimentari-da-evitare/
http://www.foodallergyitalia.org/ita/quicklinkallergy.php?id=16&width=450

Pierluigi Gorgoni

Per quasi 10 anni tra gli autori della guida I Vini d'Italia de L'Espresso, docente di materie vinose ad ALMA - La Scuola Internazionale di Cucina Italiana fin dalla sua fondazione, membro del Comitato editoriale e Responsabile delle degustazioni di SpiritodiVino già dal suo primo numero in edicola. Gli piace viaggiare, assaggiare, curiosare, incontrare e soprattutto gli piace raccontare tutto.

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