Luce della Vite

Luce ha origine dall’incontro di due amici, ancor meglio di due colossi del settore enologico: Vittorio Frescobaldi e Robert Mondavi. Agli inizi degli anni ‘90, questi due personaggi decidono infatti di dar vita in Italia alla prima importante collaborazione tra due grandi famiglie del vino con l’obiettivo di produrre, a Montalcino, un vino esclusivo, espressione di due mondi come l’Europa e gli Stati Uniti, Toscana e California ad essere ancora più precisi, di due culture sviluppate sia a Montalcino che in Napa Valley, a suggello di una grande passione comune. Il nome racchiude già di per sé una dichiarazione di intenti: Luce, come l’energia che contribuisce alla rigenerazione della vite, l’energia che diffonde il suo calore alle uve e conferisce al vino quella viva e sorprendente cromaticità.

A Margrit Mondavi, la consorte di Robert, si devono i legittimi copyright di tale appellativo, mentre un giorno recandosi in quel di Montalcino, venne letteralmente folgorata, probabilmente su un via bianca costeggiata da immancabili cipressi, dalla luce del sole che in quel momento sprigionava tutto il suo splendore per l’antico borgo di Castelgiocondo. Ed è la vitalità stessa all’origine della visione che ha portato all’inedita unione di due differenti varietà di uve, autoctone e internazionali.
Luce, non a caso, è stato il primo nettare prodotto a Montalcino con l’intento di unire finezza e potenza del Sangiovese con la proverbiale rotondità e morbidezza del Merlot. Il progetto ha esordito con la prima etichetta nel 1993, accolto subito con slancio ed euforia sulla scena internazionale (inizialmente molto meno su quella italiana) per novità e singolarità di quella specifica zona, mentre il 2004 segna l’ultima vendemmia in comune. Da allora, Lamberto Frescobaldi continua, imperterrito, a seguire personalmente il progetto inserendolo con orgoglio nella sua “costellazione” di cantine sparse per la Toscana e il Friuli (Attems); poiché da questo azzardo ambizioso i frutti sono arrivati e continuano a dispensare grandi soddisfazioni con la place de Bordeaux.

Oggi l’enologo è il giovane Alessandro Marini, che dopo esperienze vitivinicole nelle “sue” Marche e a Bordeaux, ha sposato in toto la mission della famiglia fiorentina cimentandosi con assoluto rigore nella variegata realtà ilcinese. Una tenuta che si estende per circa 250 ettari nel cuore del Parco Naturale della Val d’Orcia, a sud-ovest di Montalcino, fra ampie superfici boschive, uliveti e 88 ettari di vigneti.
La tipologia di suolo è piuttosto diversificata, alternando ampie aree di galestro (ideale per Il Sangiovese) a zone di argilla (più vocata per il Merlot) e sabbie marine. Va da sé, la luce forte ed energica durante il giorno crea condizioni ottimali per la maturazione delle uve, soprattutto perché nonostante il clima sia più caldo rispetto, per esempio, ad altre zone all’interno del territorio di Montalcino, i venti marini caldi provenienti dal Mediterraneo sono fermati dal Monte Amiata e il fiume Ombrone genera brezze fresche durante la notte.

La cantina, costruita su unico livello, sotto la collina dove sorgono i due meravigliosi casali preesistenti, è stata concepita per accogliere tutte le fasi di vinificazione dei vini e per custodirli nel tempo, effettivamente in un lodevole rispetto del paesaggio circostante, in cui la bellezza della natura crea un connubio vincente con il lavoro manuale.
Infine, il raccolto avviene in due fasi distinte: prima il Merlot, poi il Sangiovese, fatti poi fermentare separatamente fino al momento in cui (in egual misura) vengono accorpati in barriques nuove per l’85%.

In degustazione
Luce 2007: stagione molto equilibrata, nasce un blend di grande impatto e raffinatezza, dove l’utilizzo del legno è magistrale per quanto riguarda l’assenza di sentori boisé. Frutto di perfetta maturità, fragola mora e marasca si susseguono in un vortice di spezia dolce, liquirizia, tabacco e cacao. Ottima compattezza gustativa, tannino rimarchevole, spalla acida ben integrata, vibrante, contrastato con chiusura molto lunga e articolata, con rimandi dei sentori terziari precedenti.
Luce 2019: annata cosiddetta “classica” (e ultima in commercio) risalente quasi agli anni ’80, poiché a un’estate calda ma regolare, è seguito un settembre caratterizzato da bel tempo e pregevoli escursioni termiche, sia per la maturazione fenolica che per l’innalzamento del profilo aromatico. Ne scaturisce infatti un’eccellente fragranza incentrata perlopiù su note floreali e speziate; sicuramente giovane ma con ottima profilatura al palato, sapido, brillante, di apprezzabile naturalezza espressiva con qualche ritorno finale di grafite.

Brunello di Montalcino Luce 2017: da uve Sangiovese provenienti principalmente dal vigneto chiamato “Madonnino”, negli 11 ettari iscritti all’albo del Brunello degli 88 vitati di proprietà della tenuta si erge semplicemente un omaggio, che la storica famiglia del vino fa alla terra di Montalcino adiacente e alla sua tradizione enologica. Annata sicuramente difficile, torrida nella parte estiva e particolarmente siccitosa. A fronte però di una riduzione della quantità, la qualità ha rivelato piacevoli sorprese. È proprio il caso di tale Brunello, dove il naso triangola attorno a sensazioni di ciliegia, frutti di bosco, completate da suggestioni di pepe e cannella. Bocca di sostanza che in ingresso si allarga al palato su toni fruttati, nuovamente di mora e mirtillo, arricchiti da un finale balsamico e speziato. Pregevole sapidità, tannino non invadente e chiusura lunga, degna di nota.
Lele Gobbi




