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La Tribuleira: passione, duro lavoro e tanto amore per il vino

Esterno La Tribuleira

Sono trascorsi ormai quasi due anni da quella bella giornata in quel di Desio (MB), nella splendida cornice di Villa Cusani Traversi Tittoni. Durante la IV Edizione di “Vini d’Autore”, organizzata da Massimo Tarunti, ideatore della rassegna (ne ho scritto qui, conobbi Elisa Gallo, titolare, assieme al resto della sua famiglia, dell’Azienda Agricola La Tribuleira di Santo Stefano Belbo (CN). Il suo sorriso è contagioso, ricordo lo scatto di Danila Atzeni, presente nel mio articolo, che la ritrae con in mano una delle sue bottiglie, è senza dubbio uno dei ricordi più belli dell’intera giornata.

Elisa Gallo

Non sono molti i produttori che riescono a trasmettere questo sorriso nella gamma di vini prodotti, lo so, è un discorso un po’ astratto, ma talvolta quest’energia positiva la si riscontra durante la degustazione sotto forma di vitalità, profondità, equilibrio, caratteristiche che possiamo ritrovare anche in un sorriso o in un’espressione del volto.
La Tribuleira è una piccola azienda a conduzione familiare nata nel 2000 sulle stupende colline delle Langhe, Sito Unesco dal 2014. Il nome è tutto un programma e mette subito le cose in chiaro: il vino non è solo moda, convention, premi, eventi, social, foto glamour… è soprattutto fatica, impegno, sacrificio, passione, sudore, talvolta delusione ma anche tanta soddisfazione. Il nome deriva dal dialetto piemontese “tribilè” e in parte significa tutto questo; non ci sono scuse, questo terminale dialettale è fin troppo chiaro, in italiano tribulare significa una cosa sola. La filosofia aziendale parte da un semplice concetto, il più importante di tutti, quello che a mio avviso tutti i produttori di vino dovrebbero inseguire, ed è riassumibile in poche parole: “rispetto per l’ambiente”.

sovescio fiorito

Nonno Eugenio, cantiniere storico di una nota realtà vitivinicola della zona, ha tramandato questi valori, gli stessi sono stati perfettamente assimilati da Elisa e dalla sua famiglia, che al giorno d’oggi gestisce 7 ettari di proprietà allevati a vigneto in Santo Stefano Belbo. Questo borgo piemontese di grande rilievo in tema di viticoltura è tale tanto da rientrare a pieno titolo nella Docg Asti o Moscato d’Asti, ma anche in diverse Doc: Barbera d’Alba, Langhe, Dolcetto d’Alba, Alta Langa e Piemonte.

Vigna Santa Paola
Vigna Santa Paola

Ubicato al confine nord-est della provincia di Cuneo con quella di Asti, il territorio in cui si trova l’azienda è caratterizzato da storiche vigne ubicate su ripide colline, a 250 metri sul livello del mare, pendenze notevoli che non consentono una elevata meccanizzazione, un motivo in più per mantenere viva la tradizione del lavoro manuale nel vigneto. Terreni sciolti composti da marne biancastre, argilla, sabbia e limo, la vite cresce rigogliosa e il sole ne forgia il carattere, l’essenza; l’azienda non utilizzata diserbanti o insetticidi. Una filosofia utilizzata anche in cantina soprattutto durante la fase vinificazione, che avviene nel pieno rispetto della materia prima, si cerca di far parlare il territorio attraverso l’utilizzo di materiali mai invasivi, ma questo lo vedremo in seguito quando parlerò dei vini degustati. Per ottenere un risultato che permetta di sentirsi davvero orgogliosi del proprio lavoro, è quasi sempre necessario che tutte le fasi di produzione (vigneto, vinificazione, imbottigliamento) debbano essere gestite a casa propria, in famiglia, ovviamente La Tribuleira non fa eccezione riguardo questo tema.

vigneto albarossa

Come anticipato il patrimonio dell’azienda si estende su 8 ettari vitati di proprietà, tutti in Santo Stefano Belbo, più 0,38 ettari a Costigliole d’Asti dove viene allevata la barbera da cui si ricava una delle etichette della gamma che rientra nella DOC Barbera d’Asti. Inoltre vi è un’attenzione maniacale nei confronti di due cultivar autoctone di queste colline: l’albarossa e il nascetta (o nas-cëtta), vitigno che ultimamente ho approfondito molto soprattutto nel territorio di Novello, uno degli 11 comuni del Barolo, ma in grado di esprimersi magnificamente anche a Santo Stefano Belbo sotto la Doc Langhe.

I semi del sovescio
I semi del sovescio

L’albarossa è un’altra delle sfide vinte dall’azienda, sin dal principio la famiglia Gallo ha creduto in quest’uva, nata nel 1938 dall’incrocio di uve chatus (chiamate anche nebbiolo di dronero) e barbera. Chardonnay, pinot nero e moscato completano la gamma dei vini proposti. I primi due perlopiù impiegati in blend per la produzione di nobili bollicine metodo classico, più un vino bianco fermo che rientra nella Doc Langhe Chardonnay; l’ultima cultivar invece rappresenta la storia di queste colline, assieme al comune di Canelli patria del vitigno aromatico piemontese per eccellenza, La Tribuleira ne ricava due etichette: Moscato Passito e Moscato d’Asti Docg.
Veniamo dunque ai tre vini presentati dall’azienda: la scelta dell’etichette proposte è l’ennesima conferma riguardo a quanto fino ad ora enunciato.

Langhe Nascetta Lunica 2019 La Tribuleira

Langhe Nascetta Lunica 2019
Nascetta 100%., vitigno autoctono piemontese i cui primi cenni storici risalgono all’ 800, tornato in auge solo alla fine degli anni 90. Ciò che ho potuto constatare personalmente è che, al pari del cortese nel territorio di Gavi e del timorasso nel tortonese, è un’uva davvero nobile in grado di dar vita a vini longevi e sfaccettati, evolve magistralmente nel bicchiere rivelando un potenziale aromatico di tutto rispetto e tanta eleganza. La Nascetta di La Tribuleira non fa eccezione, soprattutto in un’annata notevole come la 2019, millesimo che si è distinto per regolarità, assenza di siccità o fenomeni atmosferici negativi, tutto ciò ha reso possibile la produzione di vini equilibrati e ricchi di profumi. 0.68 ettari in Santo Stefano Belbo, vigne impiantate nel 2004 e allevate su terreni bianchi, sabbiosi con presenza di marne, esposti a sud est a 250 m s.l.m.; la resa è pari a 80 quintali per ettaro. La vendemmia avviene solitamente a fine settembre: selezione manuale delle uve posizionate in piccole cassette, breve macerazione e fermentazione in vasca inox a temperatura controllata, sei mesi d’affinamento a contatto con il medesimo materiale, più altri tre di riposo in bottiglia prima della vendita.

nascetta
L’uva Nascetta

13 % Vol., all’interno del calice mostra un colore vivo, una lucentezza ragguardevole, trama paglierino con riflessi algidi che dal classico verdolino vira presto su toni beige. Roteandolo mostra consistenza e buon estratto. Il naso si distingue per rigore espressivo e pulizia di profumi, tanta eleganza che richiama fortemente il territorio, dunque calcare, sabbia bagnata, frutta croccante ed integra, pesca noce, susina gialla su scorza di cedro; le erbe aromatiche richiamano la stessa freschezza espressiva, maggiorana e timo limone, chiude un ricordo di tiglio. Sorso lunghissimo e dotato di grande bevibilità per via dell’asse fresco-sapido, lo stesso riempie il palato senza che nessuna di queste due caratteristiche prevalga sull’altra, alcol ben fuso alla materia, coerenza agrumata che richiama il secondo, terzo, quarto sorso e così via fino alla fine della bottiglia, che in due, a tavola, è svanita in un lampo. L’ho abbinata ad un crudo di gamberi e avocado con gocce di tabasco e panna acida.

Albarossa
L’uva Albarossa

Piemonte Albarossa Cariò 2017
Diametralmente opposta alla 2019, la ’17, è stata caratterizzata da caldo torrido e lunghi periodi siccitosi. Chi ha riposto nella vigna tutta l’attenzione possibile e immaginabile, seguendo l’intera fase del ciclo vegetativo fino alla vendemmia, giorno dopo giorno, è riuscito a portate a casa uve sane che posseggono livelli di acidità ottimali, ovviamente caratterizzati dalle peculiarità del millesimo, non potrebbe essere altrimenti, i miracoli in questo ambito non esistono. Albarossa 100%, vitigno autoctono piemontese ottenuto nel 1938 dal Professore Dal Masso da un incrocio di chatus (chiamato anche nebbiolo di dronero) e barbera, quello di La Tribuleira viene allevato a Santo Stefano Belbo in un vigneto di 0,55 ettari impiantato nel 2004, cresce su terreni bianchi, sabbiosi con presenza di marne, esposti a sud est a 250 metri s.l.m.; la resa è pari a 80 quintali per ettaro. La vendemmia avviene solitamente nella 2° decade di ottobre: selezione manuale delle uve posizionate in piccole cassette, macerazione e fermentazione di circa 12 giorni, affina 2 anni in botte da 1000 litri, più altri 12 mesi in bottiglia prima della vendita. 14,5 % Vol., il colore dell’albarossa non passa certo inosservato, la tonalità rubino è vibrante ed in controluce i riflessi porpora divengono protagonisti, un vino ricco di estratto, trasparenza pressoché nulla, si muove lentamente nel bicchiere disegnando archetti fitti e ben delineati. Il naso mostra tutta la potenza del millesimo, un mix di frutti carnosi e fiori freschi che sa di rosa rossa, prugna, amarena, liquirizia dolce e rabarbaro, pepe nero e tratti balsamici-silvestri d’eucalipto e pino su uno sfondo terroso e lievemente tostato; il vino è ancora giovane, tuttavia in nessun modo rimanda al legno, perfettamente assorbito alla matria. L’alcol è sulla stessa linea d’onda, nonostante la gradazione il vino danza in bocca: dapprima succoso, vitale, tannico, in un secondo momento sviluppa importanti sensazioni pseudo caloriche, le stesse disegnano linee sinuose, dolci e acide al contempo; persistenza notevole e lunga scia sapida a chiudere, caratteristica che richiama nuovamente il territorio. Abbinato ad un pollo alla cacciatora davvero scivola via con estrema disinvoltura.

Piemonte Albarossa Cariò 2015

Piemonte Albarossa Cariò 2015
Abbiamo parlato di longevità che riguarda la Nascetta, tuttavia l’Albarossa suona la stessa identica musica e l’azienda ha voluto offrire un saggio di queste potenzialità. Personalmente avevo già avuto modo di riscontrarle assaggiando un 2010 a “Vini d’Autore”, ma ora scopriamo come si è comportato il vino nel millesimo 2015; annata regolare, piuttosto calda, priva di periodi estremamente siccitosi.14 % Vol., il rubino è sempre protagonista, tuttavia le sfumature porpora sono meno evidenti e la profondità di colore meno marcata. Un naso goloso, oserei definirlo virtuoso, il frutto bel lontano da toni di confettura è ancora vivo, dolce, carnoso: mirtillo, mora selvatica, prugna e visciole, sbuffi speziati di pepe nero e cannella, su cuoio e caucciù; è il tempo qui a rivelarsi mostrando maggior austerità. Toni terrosi sempre più intensi e grafite man mano che passano i minuti, torna incredibilmente, a distanza di ore, su ricordi floreali di rosa rossa macerata e chiodo di garofano; grande evoluzione davvero. In bocca mostra sinergia tra sapidità, alcol e freschezza, quest’ultima il leggero ritardo, un tannino dolce e coeso, sicuramente ancora percettibile e stimolante, così come la coerenza dei frutti e delle spezie, le stesse regalano un finale lungo e appagante. L’abbinamento con un piatto di tagliatelle all’albese, (solo tuorli nell’impasto) con ragù alla langarola, è un atto d’amore nei confronti di questo grande territorio piemontese.

Andrea Li Calzi

Andrea Li Calzi

È nato a Novara, sin da giovanissimo è stato preso da mille passioni, ma la cucina è quella che lo ha man mano coinvolto maggiormente, fino a quando ha sentito che il vino non poteva essere escluso o marginale. Così ha prima frequentato i corsi AIS, diplomandosi, poi un master sullo Champagne e, finalmente, nel giugno del 2014 ha dato vita con la sua compagna Danila al blog "Fresco e Sapido". Da giugno 2017 è entrato a far parte del team di Lavinium.

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