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Quando sono arrivato in America, non ero a conoscenza della grande importanza, ricoperta dai giornalisti e critici specializzati, col passare del tempo ho appreso, che non solo in USA sono importanti, ma hanno la capacità d’influenzare acquisti e produzione in tutto il Mondo. Per vendere il vino in Italia, quando non si usa il passaparola, si adottano varie tecniche commerciali e di marketing, sicuramente le guide sono importanti, perché usate e seguite da molti appassionati collezionisti e bevitori di vino, ma a tutt’oggi mi sembra che la maggior parte dei negozi, enoteche, supermercati che vendono vino, puntino ancora su una buona presentazione e descrizione dei vini, senza riportare costantemente voti e graduatorie. Completamente opposta è la situazione sul mercato a stelle e strisce. In America, entrando in molte enoteche di piccole e grandi città, si possono subito vedere sui colli delle bottiglie o sugli scaffali, sfilze di “shelf-talker” (piccole descrizioni) con riportati il punteggio ottenuto dal vino, negli assaggi condotti dalle maggiori riviste e non. Il bisogno e il grande successo di questo meccanismo, è sicuramente dettato dalla necessità di avere un riferimento, una guida, alla quale il nuovo e inesperto popolo di bevitori americani possa dar fiducia. Tra tutti i vari giornali specializzati presenti sul mercato, sicuramente i più influenti sono il Wine Spectator, al quale si affianca, non in seconda posizione, Robert M. Parker Junior con il suo Wine Advocate, e le sue guide sulle migliori tenute nel mondo, sul Bordeaux, etc. Anche se di minor rilevanza e potere, per dovere di cronaca bisogna menzionare altre due riviste a stelle e strisce, che sono presenti sul mercato editoriale Americano: il Wine Enthusiast e il Wine and Spirits Magazine. Sicuramente, le prime due testate editoriali, sono le realtà che fanno il bello e brutto tempo nel mondo del vino in USA, tanto da stravolgere la maniera di far vino in tanti paesi produttori. Tristemente molte aziende, in Europa e nel particolare in Italia, hanno cambiato il loro stile, rendendo il vino prodotto, decisamente più corposo, tante volte smorzando con l’utilizzo di uvaggi non tipici, il carattere del vino originariamente prodotto, il tutto per avere vini più rotondi, in grado di vendere sul mercato USA, ed anche in modo da ottenere buoni punteggi.
Comunque, nonostante le grandi polemiche che ci sono state e che tuttora divampano, attorno alla cosiddetta “egemonia del palato americano”, si nota un cambiamento di approccio alla vendita e distribuzione da parte di molti piccoli importatori, distributori ed enoteche, i quali cercano di non puntare più sul voto ottenuto dai vini, anzi provano a stare fuori da queste logiche, affidandosi ad una divulgazione diretta al consumatore finale, tramite assaggi ed avendo personale specializzato in grado di poter descrivere il vino e dare consigli. A mio parere ciò dimostra come il mercato del vino sia in grado d’evolversi, e come molti consumatori siano ora attenti a cosa bevono, curiosi di avere prodotti tipici e tradizionali, ed hanno necessità di avere informazioni, non dalle soliti fonti. L’influenza di Parker e del Wine Spectator non si ferma in Europa e Usa, ma anzi arriva, ed arriverà ovunque, diventando importante anche in Giappone, paese con una popolazione che ha la possibilità di acquistare vini della fascia medio-alta, ed inoltre arriva in tutti quei paesi che si affacciano al mondo del vino, India, Cina e così via, senza avere delle basi di valutazione, come quelle che noi in Italia, o i nostri vicini Francesi e Spagnoli abbiamo per cultura tramandata. Tra le riviste più influenti nel mondo del vino, non bisogna dimenticare anche Decanter, wine magazine con base in Gran Bretagna, e qui importantissimo, che vende moltissime copie anche in USA, seppur avendo minor importanza ed influenza. Vi sono feroci critiche, che molti attuano nei confronti di queste riviste, le quali come già detto renderebbero tutte le aree vitivinicole ed i vini simili tra loro, cancellando tradizioni di produzione e stili centenari, innescando meccanismi di mercato, nel quale un pugno di enologi (amati dai critici USA), in Francia e Italia fanno il vino per miriadi di aziende che vogliono vendere di più in USA.. Nonostante ciò io non riesco ad abbracciare completamente questi criticismi, non riesco a vedere solo il male, in primis perché molte aziende si sono buttate a piombo nel meccanismo, ed hanno abboccato al richiamo dei soldi facili subito, abbandonando, loro per prime, la tradizione, e secondo perché comunque sia queste riviste e guide hanno aiutato a creare un mercato più ampio, ad aumentare le vendite del vino nel mondo, magari influenzando acquisti di prodotti che non rappresentano la tradizione, ma dando informazioni a neofiti appassionati, che ora possono valutare con maggiore indipendenza.
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