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Il vino alla prova del futuro, tra intelligenza artificiale, identità e nuove culture del consumo

Fondazione Giuseppe Olmo
Fondazione Giuseppe Olmo

L’intelligenza artificiale non è più soltanto un linguaggio di ricerca o una tecnologia da laboratorio, è diventata un interlocutore quotidiano, capace di ridefinire interi settori, dall’arte alla medicina, dalla finanza all’agricoltura. Cambia il modo di produrre, di comunicare, di pensare il valore del tempo e del lavoro umano. E, inevitabilmente, cambia anche il modo di fare e di raccontare il vino. Perché il vino, più di ogni altro prodotto, è memoria e trasformazione, tradizione e futuro, è il punto in cui la natura incontra la cultura, e dove oggi la tecnologia si affaccia come nuova protagonista.
Alla Tenuta di Artimino, nel cuore di Carmignano, la Fondazione Giuseppe Olmo ha riunito studiosi, scienziati, tecnologi, neuroscienziati e comunicatori per riflettere proprio su questo: come tenere insieme identità e innovazione, esperienza e mercato, tradizione e intelligenza artificiale. Un incontro che ha mostrato come il vino del futuro non sia soltanto un prodotto agricolo, ma un sistema culturale complesso, un linguaggio vivente che evolve insieme alla società.

Attilio Scienza
Attilio Scienza

Ad aprire la giornata, dopo i saluti della dott.ssa Annabella Pascale, Presidente Fondazione Giuseppe Olmo, è stato Attilio Scienza, tra i più autorevoli studiosi di genetica della vite, che ha ricordato come la parola tradizione derivi dal latino tradere, che significa tanto trasmettere quanto tradire. Una riflessione che racchiude il grande dilemma del vino contemporaneo: innovare senza perdere la propria anima. Per Scienza, l’innovazione è “una tradizione ben riuscita”. I vitigni PIWI resistenti alle malattie fungine e le tecniche di evoluzione assistita, capaci di selezionare piante pronte ad affrontare caldo e siccità, non rappresentano una rottura, ma un modo per custodire ciò che si rischierebbe di perdere. “Il futuro del vino – ha detto – passa dall’integrazione tra conoscenza antica e strumenti moderni”.

Tenuta di Artimino
Panorama Tenuta di Artimino

Eppure, resta aperta la domanda: possiamo accettare che un Chianti del futuro nasca da un vitigno geneticamente evoluto? E se sì, sarà ancora tradizione o sarà un altro vino? È la stessa provocazione che Scienza lancia quando ricorda il Sangiovese prodotto in California o la formula del Chianti del barone Ricasoli, rivoluzionata dai Supertuscan. Anche qui, la linea di confine tra fedeltà e tradimento è sottile, ma è proprio in quella tensione che la tradizione continua a vivere.
Mentre la genetica lavora nel profondo, la tecnologia digitale guarda dall’alto. I satelliti Sentinel-2, i droni e i sensori di campo permettono oggi di leggere le vigne come mai prima d’ora, pianta per pianta, appezzamento per appezzamento, valutando vigoria, stress idrico e salute. Come ha spiegato Luca Toninato, esperto in agricoltura di precisione, la viticoltura di precisione consente meno sprechi, minore impatto ambientale e maggiore efficienza.

Annabella Pascale
Annabella Pascale

Ma il vino non vive solo di dati, vive di luoghi, di paesaggi, di comunità. Franco Achilli, designer, docente di Visual identity, Università IULM Milano, ha invece riportato l’attenzione sul concetto di Genius Loci, l’anima dei luoghi vitivinicoli che unisce natura e cultura, ricordando che la tecnologia, se usata senza consapevolezza, rischia di cancellare ciò che rende unico ogni territorio.
Poi il discorso si è spostato sul terreno invisibile delle emozioni. Vincenzo Russo, docente alla IULM, ha ricordato che “il vino non si beve solo con la bocca, ma con tutti i sensi”. Le neuroscienze dimostrano che il contesto influenza la percezione del gusto; lo stesso vino può sembrare più buono se accompagnato da una storia coinvolgente o da un prezzo elevato. Il cervello, condizionato dall’aspettativa, modifica il piacere del bere.
Per questo il racconto, l’identità del marchio e la coerenza con il territorio diventano strumenti decisivi, così, Alberto Mattiacci, Professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese – Università Sapienza – Roma, ha definito il brand “una forma di rassicurazione”, un faro in un tempo incerto.

La percezione e il Neuromarketing
La percezione e il Neuromarketing

I trend internazionali illustrati da Gabriele Gorelli, MW (Master of Wine), mostrano l’ascesa di vini più leggeri, sostenibili e trasparenti; non più soltanto bevande da pasto, ma esperienze culturali legate a valori di autenticità e responsabilità ambientale. In una società fragile, come ha osservato Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi, professore ordinario – Università di Modena e Reggio Emilia, il vino diventa rifugio emotivo e simbolo identitario. Ma allora, vogliamo vini che ci rassicurino o che ci sorprendano?
Il tema tecnologico è tornato con forza nell’intervento di Guido Di Fraia, Professore ordinario Università IULM Milano, founder del Laboratorio IULM AI Lab, che ha illustrato il potenziale dell’intelligenza artificiale lungo tutta la filiera vitivinicola: dai sensori ottici che leggono la salute delle piante agli algoritmi che pianificano le difese fitosanitarie, fino ai sistemi generativi capaci di creare contenuti e campagne digitali personalizzate. “L’AI non sostituisce l’uomo, ma lo potenzia”, ha affermato Di Fraia. Ma resta una domanda sospesa: quanto siamo disposti a delegare a un algoritmo il destino di un vigneto o la narrazione di un marchio?
In chiusura, Vincenzo Ercolino, Coordinatore della Fondazione Giuseppe Olmo, ha ricordato che ogni bottiglia è già il frutto di un’alleanza tra natura, cultura e tecnologia. Un equilibrio fragile, che oggi più che mai richiede visione, etica e rispetto. E allora, quando alziamo un calice, che cosa beviamo davvero? Un gusto, una storia, un’idea di futuro? Il vino del domani dipende da noi, dai nostri desideri, dalle nostre paure, dalle nostre scelte quotidiane. È in quel gesto antico – portare il bicchiere alle labbra – che si gioca il destino di un patrimonio agricolo, culturale ed emotivo che continua a raccontarci chi siamo e chi vogliamo diventare.

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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