Nebbiolo Prima 2015: si parte con Roero 2012 e Riserve 2011

Quest’anno a Nebbiolo Prima, l’immancabile evento dedicato alla stampa e agli operatori di settore organizzato da →Albeisa con il prezioso supporto dell’agenzia →Gheusis, si è superato ogni record: ben 479 vini fra Roero, Barbaresco e Barolo, suddivisi in cinque mattinate da lunedì 11 a venerdì 15 maggio 2015. Si poteva scegliere la degustazione “soft” (un solo vino per ciascun produttore) oppure quella completa, che prevedeva 69 vini il primo giorno, 102 il secondo, ben 111 il terzo, 93 il quarto e 104 il venerdì.
Un’impresa quasi titanica, che ha messo a dura prova il naso e il palato di chi, come me, ha scelto la seconda soluzione. Del resto scartare a priori oltre 140 vini, fra i quali potevano esserci con tutta probabilità parecchie cose interessanti, aveva poco senso. Certo la ormai rodata esperienza della maggior parte di noi non ci fa tremare di fronte a una settimana così impegnativa, va detto però che anche i più allenati non sono immuni al rischio di saturazione psicofisica, soprattutto quando si ha a che fare con vini come questi, a base nebbiolo, dove il tannino è in alcuni casi davvero potente e le spigolosità di gioventù sono una costante.
Personalmente ho imparato da tempo che in queste maratone, con vini che “scolpiscono” il palato, è fondamentale il doppio sorso, utilissimo per liberarsi dei segni lasciati dal vino precedente. Inoltre è salutare fare delle brevi interruzioni, non necessariamente per mangiare grissini, spesso più dannosi che utili, ma piuttosto per respirare una boccata di ossigeno e fare ordine nella testa, perché è lei che deve decodificare ciò che i sensi percepiscono.
Detto questo, auspico, anche se dubito che l’ipotesi verrà presa in considerazione, che nelle prossime edizioni venga aggiunta una sesta giornata allo scopo di una più equilibrata e “umana” ripartizione dei vini, a tutto vantaggio di una loro più precisa interpretazione.
Una nota a margine: l’organizzazione ha deciso di escludere da Nebbiolo Prima i giornalisti che scrivono per le guide, niente di male visto che ad essi è dedicata una specifica sessione, però fa effetto notare che alcuni di essi erano comunque presenti, grazie al fatto che si sono accreditati per altre testate, mentre altri, come ad esempio Gigi Brozzoni e Daniel Thomases (Guida Oro I Vini di Veronelli) non hanno avuto la stessa opportunità…

Ma veniamo alla prima giornata, dedicata al Roero e ai Barbaresco Riserva, di cui parlerò in un altro articolo. Erano in ballo due annate con caratteristiche piuttosto diverse, che sono emerse in modo molto chiaro, a mio avviso a prescindere dalla differenziazione Roero annata e Riserva.
Due annate molto diverse
La 2012 ha messo in luce qualche limite – sensazione confermata anche dai successivi assaggi dei Barbaresco stessa annata – anche se l’esperienza mi insegna “mai dire mai”, oggi i 2012 appaiono crudi, non tanto nel frutto quanto nel tannino, un po’ esili, sbilanciati, in sintesi non pronti e quindi non del tutto definibili.
Di fatto si è trattata di un’annata decisamente calda in Piemonte, da molti considerata la terza più calda degli ultimi 55 anni: a marzo la temperatura media era più alta di circa 4°C, la primavera è stata caratterizzata da un clima instabile e da frequenti piogge, i tre mesi estivi sono stati i più caldi dal 2003 con un picco maggiore ad agosto, a causa dell’anticiclone di matrice africana che ha interessato tutta la penisola, complessivamente si è avuta per tutto l’anno una costante temperatura al di sopra della media.
Di contro, nella seconda metà di gennaio si sono toccati i -20°C e le prime due settimane di febbraio sono state caratterizzate da un’ondata di freddo eccezionale, che ha portato neve anche in pianura, mentre nella parte finale del mese la temperatura si è alzata fino a superare di alcuni gradi la media. A fine agosto i vigneti impiantati su terreni calcareo-sabbiosi ed esposti a sud e ovest hanno iniziato ad andare in stress idrico a causa della lunga mancanza di precipitazioni.
Per fortuna i primi giorni di settembre si è avuto un buon quantitativo di pioggia, che ha portato ad un aumento dell’escursione termica, e questa è stata sicuramente l’ancora di salvezza per la maturazione fenolica delle uve. Rimane il fatto che si è trattato di un’annata con numerosi episodi di stress, piovosità sotto la media, con un decremento produttivo di circa il 10% rispetto alla 2011, che già era stata una delle meno generose degli ultimi decenni. In sintesi un’annata abbastanza buona, in alcuni casi discreta, in altri ottima ma non certo eccellente.
L’annata 2011, in breve perché non vi voglio tediare ulteriormente, non è stata così altalenante, a parte un luglio piovoso e con temperature al di sotto della media, la produzione avrebbe potuto essere decisamente ottima e abbondante se durante le ultime due settimane di agosto e buona parte di settembre non ci fosse stato un forte innalzamento delle temperature a livelli da record per quel mese, lasciando un segno evidente, soprattutto sulle uve rosse. C’è da dire però che il 3 e 4 settembre, in buona parte di Langhe e Roero, ci sono state delle piogge, che hanno favorito un riequilibrio delle uve nebbiolo, che erano ancora in fase di maturazione.
Insomma, anche se non certo molto produttiva, la 2011 si sta rivelando un’annata meritevole di attenzione.

I più interessanti Roero 2012
La premessa sull’andamento delle annate è legata agli esiti delle degustazioni effettuate, che a mio parere hanno evidenziato, in controtendenza, delle Riserve 2011 più convincenti rispetto ai 2012. In controtendenza perché ho quasi sempre preferito i Roero annata, più schietti e “liberi”, più piacevoli e meno segnati da interventi enologici, rispetto alle Riserve, ma questa volta non è andata così, evidentemente l’annata ha fatto la differenza.
Questo non significa che i Roero non siano meritevoli, ci sono molte conferme e anche qualche sorpresa (per me), queste le mie preferenze seguendo l’ordine con cui sono stati serviti i 24 campioni.
• Careglio (Baldissero d’Alba): ha un bel colore granato classico, profuma di rose e viole appassite, ciliegia sotto spirito, richiami di ginepro ed erbe aromatiche; al palato ha una buona acidità, si sente ancora qualche squilibrio di gioventù ma a centro bocca c’è progressione e il finale rivela una piacevole sapidità.
• Cornarea (Canale): rintocchi granati su sfondo rubino, naso di piccoli frutti, ciliegia, fragolina, rimanda toni freschi e piacevoli di menta e liquirizia; in bocca ha tannino fine ma ancora nervoso, corrispondente nella trama espressiva con un finale non particolarmente ampio ma convincente.
• F.lli Massucco (Castagnito): si dice che il territorio che circonda Castagnito sia uno dei più vocati per la Barbera, ma anche il nebbiolo se la cava bene; il Roero di Roberto e Loris Massucco si presenta con piacevoli profumi di ciliegia e una bocca sapida, con acidità sferzante, nel complesso un vino semplice ma ben delineato e con un futuro sicuramente equilibrato.
• Montespinato – Cascina Chicco (Castellinaldo): granato netto e trasparente, naso di fiori in parte secchi, piccoli frutti, delicato, sfumatura di timo; bocca corrispondente, tannino non eccessivo, buona freschezza, piacevole e ben delineato, stupisce per le tendenze a note terrose e parzialmente terziarie.
• Monvijé – Bel Colle (Corneliano d’Alba): rubino granato medio, naso di rose e frutti dolci e maturi, sfumature di menta; al gusto è molto fresco, tannino che deve ancora integrarsi, ben modulato il corpo, non mancano delicati accenti balsamici, bel finale di liquirizia.
• Bric del Medic – Stefanino Costa (Montà): forse uno dei vini dove il terreno ricco di sabbie e fossili lascia un’impronta più evidente, è riccamente minerale e floreale, pervaso da un’acidità quasi sferzante in bocca, segno di estrema gioventù ma anche di personalità, è un vino in progressione, come lo è l’azienda, oggi in grado di offrire un Roero più definito e di carattere.
• Bric Valdiana – Giovanni Almondo (Montà): purtroppo mancava all’appello il Bricco delle Ciliegie, uno dei miei preferiti in assoluto. Il Bric Valdiana fa comunque la sua figura mettendo in mostra una tinta granato classico, naso di ciliegia sotto spirito e fiori essiccati, sfumature speziate e agrumate; al palato ha freschezza decisa e un corpo snello ma efficace, il finale è piacevole e richiama la ciliegia e la liquirizia.
• Meo – Antonio Viglione & Figli (Monteu Roero): da una delle aziende storiche questo Meo ha colore rubino quasi intenso e luminoso, naso di ciliegia matura, semplice ma fine, bocca corrispondente, molto frutto, tannino un po’ ruvido, buona materia, freschezza, ha uno stile che si discosta un po’ dalla tipicità roerina, ma sa farsi apprezzare per la sua dinamicità e serbevolezza.
• Bricco Medica – Cascina Val del Prete (Priocca): granato classico e trasparente, naso tradizionale, molto bello, di viola, ciliegia, liquirizia, erbe officinali, incenso; ottimo anche al palato, buona materia, succosa, bel tannino fine, c’è freschezza, persistenza, sapidità, uno dei più completi e coinvolgenti.

I Roero Riserva 2011
Come avevo già accennato, ho trovato più definite e convincenti le Riserve 2011, sono certo che non dipenda dal fatto che hanno un anno in più sulle spalle, dovuto semplicemente al periodo obbligatorio di invecchiamento, ma piuttosto ad un’annata più espressiva e completa, meno nervosa, con tannini mediamente più maturi e integrati. Ecco i miei preferiti su 25 campioni degustati.
• Printi – Monchiero Carbone (Canale): oltre 50 anni di storia per l’azienda di Francesco Carbone, la sua Riserva Printi esce sempre molto bene, pur con qualche asperità iniziale che la caratterizza. Ha colore rubino granato di buona intensità, bouquet che esprime frutto sotto spirito, liquirizia, fiori appassiti; al palato il legno deve ancora integrarsi completamente, ma la materia è molto stimolante e ha un piacevole sviluppo sapido con finale di buona persistenza.
• Mompissano – Cascina Ca’ Rossa (Canale): Angelo Ferrio non è persona che passa inosservata, soprattutto quando hai l’occasione di cenare nello stesso locale, prima o poi arriva la sua particolarissima risata, che finisce per travolgere tutti i presenti. A parte questa sua simpatica caratteristica, i suoi Roero sono sempre apprezzabili; a conferma della particolare condizione della 2011 rispetto alla 2012 e a dispetto di una tradizione che ha sempre visto l’Audinaggio più scorrevole, fruttato e con un tannino meno incisivo, questa volta è la Riserva Mompissano ad avermi più convinto: granato classico, trama olfattiva appena toccata dal legno, peccato veniale di gioventù che in una riserva ci sta tutto, affiorano note di erbe secche che affiancano un frutto maturo e una speziatura raffinata; al palato non manca di materia, buona freschezza, tannino fitto ma dolce, quasi morbido, caratteristica rara nei suoi primi anni di vita; trova una delle sue migliori espressioni in questo millesimo.
• Mombeltramo – Malvirà (Canale): l’azienda di Roberto e Massimo Damonte meriterebbe una fama ancora maggiore di quella che ha conquistato in oltre quaranta anni di attività, soprattutto nell’italico stivale. I suoi cru sono sicuramente fra i più straordinari di tutto il territorio roerino, come Trinità, sul cui sorì viene allevato il nebbiolo destinato al vino omonimo, oppure Renesio o ancora Mombeltramo, quello che dà un Roero abitualmente più scontroso e lento nell’incedere evolutivo, ma che ultimamente sembra essere in grazia di Dio. Il 2011 forse non tocca i vertici del 2010 ma gli soffia il fiato sul collo, rivelando un bouquet di grande finezza, pervaso da un frutto gradevolissimo e un legno che avvolge in maniera perfetta tutto il tessuto olfattivo rendendolo equilibratissimo, ottimo anche al palato, tiene a freno l’alcol molto bene, grande freschezza, lunghezza, un Roero da non perdere!
• Trinità – Malvirà (Canale): altro grande vino di questa azienda di riferimento, se la gioca in allungo con il Mombeltramo, che ha dalla sua un tessuto più pronunciato e assertivo, ma qui la florealità e la mineralità sono un’anima che ti conquista, la ciliegia ti afferra e ti emoziona, l’assaggio non delude ma conferma la finezza e l’eleganza di questo vino, forse ancora più roerino dell’altro, io li amo tutti e due per motivi diversi.
• Palliano – Franco Ceste (Govone): immeritatamente meno conosciuta e apprezzata del dovuto, l’azienda condotta da Pierguido Ceste sconfina dai territori di Govone proponendo una gamma di vini che spazia dal Barolo al Barbaresco, dal Grignolino alla Bonarda, dallo Spumante Brut ai vini da dessert, senza mai abbandonare una parte di vino venduto sfuso, ma questo non deve farci pensare che la qualità ne risenta e i loro vini siano puri prodotti commerciali. Ne è una prova il Roero Palliano Riserva, dal colore granato luminoso e dall’impronta molto classica, espressione di fiori e frutti ben amalgamati, con un sorso elegante e un tannino di grana fine, progressivo e un finale piacevole e freschissimo, caratterizzato da una forte sapidità.
• Emanuele Rolfo Ca’ di Cairé (Montà): più volte mi sono proposto di andare a trovare Emanuele, ma sfortuna volle che ripetuti imprevisti mi hanno impedito di farlo, spero di riuscire a colmare presto questa lacuna. Il suo Roero Riserva mi è sempre piaciuto, la 2011 non raggiunge il livello della 2006, ma la traccia caratteriale è la stessa, confermata da quel filo agrumato che sa tanto di Alto Piemonte e da una speziatura fine, certamente data dal legno ma con grande garbo, senza celarne i tratti peculiari territoriali.
• Bric Aût – Generaj (Montà): è indubbiamente il vino di punta di Giuseppe Viglione, dal colore granato classico, naso maturo di lampone e ciliegia sotto spirito, fiori macerati, in bocca ha trama succosa, buon ritorno fruttato, tannino misurato, il piccolo legno si sta assorbendo molto bene, chiude con un bel finale di liquirizia.
• Ròche dřa Bòssořa – Michele Taliano (Montà): altro vino, quello di Alberto ed Ezio, figli di Michele, che lascia sempre una chiara traccia salina al palato, indice del tipico terroir di Montà, i sentori speziati, le sfumature di mandorla e pepe, la quota minerale, sono gli aspetti avvincenti di questo rosso di razza, dove il tannino si esprime solido ma misurato grazie anche all’elegante sostegno morbido dato da un legno ben dosato.
• Sudisfà – Angelo Negro & Figli (Monteu Roero): da tempo Angelo è subentrato a papà Giovanni, impegnato anche in politica; con i fratelli Gabriele, Emanuela e Giuseppe rappresenta un perfetto esempio di azienda a conduzione famigliare. La Riserva Sudisfà è un’ulteriore conferma di un’annata che ha effetti più benefici e complessi rispetto al Prachiosso 2012, che solitamente preferisco: a un colore granato classico di buona profondità, si affianca una trama olfattiva fine e ben delineata, con note di viole e rose, speziatura delicata, effluvi di ciliegia e melagrana, leggeri liquirizia e pepe. In bocca ha buona succosità di frutto, freschezza, tannino garbato, si beve bene, in perfetto equilibrio fra intensità e delicatezza, con un buon finale sapido.
• Demarie (Vezza d’Alba): ottenuto da un vigneto impiantato dai fratelli Demarie nel lontano 1946, gode di una maturazione parte in barrique e parte in botti di rovere di Slavonia da 25 ettolitri. Ha colore granato intenso con ricordi rubini, è pervaso da una speziatura dolce e da note fruttate di lamponi maturi e more; al palato non manca di corpo e alcol, ma non è pesante grazie all’ottima freschezza e ad un frutto morbido e avvolgente, di stile moderno senza scadere in facili piacionerie.
• Valmaggiore – Cascina Chicco (Vezza d’Alba): Marco ed Enrico Faccenda conducono 40 ettari di proprietà ripartiti fra Canale, Castellinaldo, Vezza d’Alba dove nasce il Valmaggiore e “fuori zona” a Monforte, dove producono un ottimo Barolo. Lo stile è moderno, se possiamo ancora considerare un segno di modernità l’uso della barrique per il nebbiolo, quello che conta però è il risultato nel calice, che mette in mostra un colore granato luminoso, naso di rose e ciliegine di bosco, accenti balsamici e di spezie dolci; al gusto mantiene lo stesso profilo, ammiccante ma senza stravolgere in alcun modo la trama raffinata che lo sostiene, c’è freschezza, sapidità, corpo, darà il meglio di sé fra qualche anno, a legno perfettamente assorbito.

Roberto Giuliani



