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Il termine terroir è una di quelle parole che oramai accompagnano tutte le discussioni, professionali e non, quando si parla di vino. Un termine francese con il quale si suole individuare un’area ben definita dove, zona geografica, clima, caratteristiche fisiche e chimiche dei terreni, unite all’intervento dell’uomo, permettono la realizzazione di un vino specifico e identificabile mediante le peculiarità uniche della propria territorialità.
Ma nell’era della comunicazione digitale, dove le parole viaggiano liberamente nella rete in tempo reale, molte volte c’è un abuso ingiustificato di certi vocaboli, e ciò rischia di inflazionare concetti e verità che sono invece indiscutibili quando si parla di qualità e di specificità del prodotto.
Ogni zona vitata ha le sue particolarità, ma se non si fa chiarezza e non si dice che per certe tipologie, le eccellenze sono possibili solo in determinate zone baciate dalla bontà divina, si rischia di fare confusione e omologare verso il basso le produzioni vitivinicole. Potrei arrivare a dirvi che anche il giardino di casa mia ha il suo “tipico terroir”, e questo è innegabile, ma non penso che se decidessi di piantare qualche barbatella otterrei risultati così unici e strabilianti.

Questa mia premessa aveva lo scopo di introdurre un piccolo lembo di terra, nel territorio friulano dei Colli Orientali del Friuli, attraversato dal fiume Judrio, particolarmente vocato per la viticoltura di qualità, che ha trovato nello Schioppettino il suo vino simbolo, figlio di un vero terroir di eccellenza. Ci troviamo a Prepotto, piccolo comune della provincia di Udine che gode di un clima mite grazie la protezione delle Prealpi Giulie, che fanno da barriera naturale ai venti freddi di settentrione, e all’azione mitigatrice del poco distante mare Adriatico.
L’alternanza di giornate calde e notti fresche garantisce escursioni termiche che arricchiscono il quadro aromatico delle uve.
In questa zona si producono diversi vini importanti, ma la tipologia che solo fra queste colline riesce a esprimersi su livelli di eccellenza e che è stata presa a simbolo di questo territorio, è lo Schioppettino.
Nelle giornate di sabato 11 e domenica 12 ottobre, sotto l’impeccabile regia di Paolo Ianna e dell’Associazione Produttori Schioppettino di Prepotto, si è tenuta la manifestazione “Schioppettino di Prepotto – Unico per Natura“.

L’evento è nato nell’ambito del progetto “Rural“, cooperazione transfrontaliera fra Italia e Slovenia che mira a promuovere il turismo rurale, i prodotti, le risorse culturali, naturalistiche ed enogastronomiche delle zone di confine bagnate dal fiume Judrio.
Un ricco programma di convegni, degustazioni, laboratori e visite alle aziende, ha allietato la due giorni di Prepotto. Obiettivo comune di tutti gli eventi era quello di raccontare la storia di quest’autoctono friulano, mettendone in luce le grandi qualità sensoriali e le potenzialità che fanno ben sperare per il futuro di questa tipologia, legata in maniera indissolubile al suo territorio.
Le prime testimonianze storiche dello Schioppettino, conosciuto un tempo anche con il nome di Ribolla Nera, risalgono già al 1282, grazie a dei documenti ritrovati nell’Archivio del Castello di Albana. Ma la sua storia nei secoli non è stata sempre luminosa visto che agli inizi degli anni ’70 era praticamente estinto. Malattie come oidio e filossera, le scelte dei viticoltori che decisero di sostituire i vitigni autoctoni con i più remunerativi e produttivi internazionali, problemi burocratici, fecero si che lo Schioppettino fosse addirittura eliminato dall’elenco delle varietà di cui era consentita la coltivazione.

Solo la lungimiranza e perseveranza di alcuni personaggi, primo fra tutti Paolo Rapuzzi, produttore di Cialla, permise di recuperare le viti superstiti sul territorio comunale e realizzare così un impianto che segnò la rinascita dello Schioppettino con la prima vendemmia del 1977, anche se sarà reinserito nell’elenco dei vitigni autorizzati solo qualche anno dopo.
Da quel momento l’intera comunità di Prepotto iniziò a comprendere il ruolo che poteva avere questa tipologia, e contribuì al suo processo di crescita raggiungendo un traguardo importante con il riconoscimento della DOC nel 1989.
Un ulteriore passo in avanti fu fatto con la creazione dell’Associazione Produttori Schioppettino di Prepotto nel 2002, il cui lavoro porterà all’ottenimento nel 2008 della sottozona →Schioppettino di Prepotto nell’ambito della D.O.C. Friuli Colli Orientali.

Uno Schioppettino d’eccellenza prodotto esclusivamente nel comune di Prepotto.
Tornando alla manifestazione, il ristrutturato e suggestivo Castello di Albana, costruzione risalente al XII secolo, è stato la sede d’importanti momenti dedicati agli appassionati e addetti al settore.
Un convegno che mirava a raccontare la storia dello Schioppiettino dalle sue radici a oggi. Uno Show Cooking con gli chef di due ristoranti di prestigio che hanno creato due piatti per un ideale abbinamento con lo Schioppettino di Prepotto: un piatto della cucina di mare con protagonista il tonno rosso e un piatto della cucina di terra che aveva nel germano reale il principale attore. Se il matrimonio con il secondo piatto poteva sembrare più facilmente realizzabile, altrettanto non era per quello con il tonno rosso, che però opportunamente supportato dal riso nero venere, acciughe, pomodorini confit e uvetta ammollata, sapientemente gestiti, ha saputo comunque ben comportarsi e non avere assolutamente complessi d’inferiorità nei confronti del vino con cui doveva confrontarsi.

Il momento saliente della giornata è stato la degustazione condotta dallo scrittore e giornalista Ian D’Agata, che ha visto protagonisti diciotto vini dei produttori appartenenti all’associazione, e che ha permesso di toccare con mano, o per meglio dire con le papille gustative, il lavoro che stanno portando avanti, in vigna e in cantina, per valorizzare il proprio territorio con il suo vino bandiera.
Ogni produttore caratterizza, con il suo modo di lavorare, in modo univoco, il proprio vino, ma le diverse sfumature al naso e gli aromi che si sviluppavano in bocca erano segni inequivocabili del terroir tipico della zona.

Sottosuoli acidi e minerali composti di marne, marne rosse, argilla e flysch, localmente chiamato ponca, donavano vini dove a prevalere erano i colori rosso rubino. Le tipiche note speziate, vedevano protagonista il pepe verde, mentre la frutta a bacca rossa era prevalentemente rappresentata dalla mora selvatica, il lampone e il mirtillo. Nelle bottiglie di annate più vecchie non mancavano certo note più evolute e a questo riguardo bisogna ricordare che i vini devono maturare da disciplinare per un minimo di 12 mesi in legno, ma sono molti i produttori che scelgono tempi più lunghi per garantire un’evoluzione ottimale, arricchendo così il bagaglio olfattivo.
Buon corpo, tannini eleganti e non aggressivi, ottima acidità ne fanno un vino dall’ottima bevibilità e molto versatile, abbinabile ai primi piatti a base di ragù, a brasati, selvaggina e arrosti di carne. Ma la dimostrazione culinaria tenutasi presso il castello, ha dimostrato che non sono da scartare a priori soluzioni di pesce più elaborate e pensate proprio per accompagnarsi allo Schioppettino.

In conclusione posso dire che la scelta di legare un vitigno al suo territorio rappresenta, a mio modesto parere, una scelta giusta e azzeccata per promuovere un territorio. I numeri di produzione ancora esigui non permettono voli pindarici ma dalle parole dei molti giovani presenti fra i viticoltori, ho carpito la sensibilità e consapevolezza di chi sa già quanto sia importante valorizzare lo Schioppettino di Prepotto.
Nel territorio si producono anche altre tipologie, con risultati eccellenti, ed è giusto continuare a proporre anche altri vini, anzi questi ultimi potrebbero godere di una nuova luminosa luce riflessa se il marchio dello Schioppettino di Prepotto riuscisse a raggiungere quella visibilità che merita e continuasse a crescere in termini di qualità e un pochino anche in termini numerici.
Questo se lo augurano sicuramente tutti i produttori, ma anche tutti i consumatori, felici di poter deliziare i propri sensi con questo vino “Tipicamente di Prepotto”.

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