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Punset – L’azienda di Marina Marcarino, vignaiola verace e volitiva

Quasi tredici anni dalla prima scheda che abbiamo dedicato all’azienda di Marina Marcarino, vignaiola verace e volitiva, langhetta nel DNA ma con una personalità decisamente tutta sua, che inevitabilmente ritroviamo nei suoi vini. Vi abbiamo raccontato della sua lontana scelta del biologico, quando nei vigneti non era affatto raro vedere svolazzare elicotteri che irroravano pesticidi. Ricordo bene quanto era difficile per lei, anche quando si confrontava con altri produttori della zona, far comprendere loro quanto fosse importante percorrere una strada che rispettasse l’ambiente e l’ecosistema. Poi vi abbiamo detto del successivo passo verso la biodinamica, a dimostrazione di una convinzione sempre più profonda di essere nel giusto, non solo da un punto di vista ambientale, ma anche perché tutti questi sforzi le hanno restituito piante sempre più forti e sane, a tutto vantaggio di vini il cui unico handicap è quello inevitabile di non poter fare a meno di produrre alcol. E poi c’era lo stile dei vini che, in parte per le caratteristiche intrinseche dei terreni di Neive, in parte per le sue scelte in vinificazione mai mirate ad aumentare la potenza dei suoi Barbaresco ma a mantenere un equilibrio espressivo dove il fiore e il frutto non venissero sovrastati da un sovraccarico di legno e spezie. Stile che non le ha dato certo dei vantaggi, soprattutto nel periodo in cui se un vino non era grasso, opulento, morbido, difficilmente arrivava in finale alle degustazioni per le guide. Ma Marina, pur rendendosi conto di dover faticare il doppio per guadagnare il suo spazio nel complesso e mutevole mercato, non ha mai ceduto a facili scorciatoie, e questo è un merito che non può non esserle riconosciuto. Questa volta vi raccontiamo del Barbaresco Campo Quadro 2004 e della Barbera d’Alba 2012…

Maurizio Taglioni

Sociologo e giornalista enogastronomico, è direttore responsabile di laVINIum - rivista di vino e cultura online e collabora con diverse testate del settore. Ha curato la redazione dell’autobiografia Vitae di un vignarolo di Antonio Cugini (2007), ha scritto il saggio “Dall’uva al vino: la cultura enologica ai Castelli Romani” in Una borgata che è tutta un’osteria a cura di Simona Soprano (2012), e ha pubblicato la ricerca socio-economica «Portaci un altro litro» - Perché Roma non beve il vino dei Castelli (2013). Collaboratore scientifico del Museo diffuso del Vino di Monte Porzio Catone, porta avanti dal 2009 la ricerca qualitativa volta alla raccolta e documentazione delle storie di vita degli anziani vignaioli dei Castelli Romani, confluita nell’allestimento museale multimediale Travaso di cultura e nell’installazione artistica itinerante Vite a Rendere, per la riscoperta e il recupero delle tradizioni vitivinicole dei Castelli Romani.
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