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Anteprima 2008: meditations on Taurasi’s Future

Taurasi 2008 - ingresso al Castello della Leonessa di MontemilettoIrpinia. Il mondo ha imparato questo nome dopo il funesto terremoto del 23 novembre 1980, che produsse qualcosa come 280.000 sfollati e quasi 3.000 morti. Sono passati 31 anni e 2 mesi, ma di quel terremoto se ne conservano ancora le tracce evidenti. Anche questa è l’Italia. Non si impara nulla dal passato, lo dimostra il fatto che oggi, dopo 3 anni dal terremoto de L’Aquila, hanno ricominciato a costruire sulle faglie attive e senza rispettare i criteri antisismici. Questo per ricordarci quanto poco importante sia la vita umana di fronte al lucro e alla speculazione.

Taurasi. Per l’anteprima del 20-22 gennaio ci siamo spostati a Montemiletto, e per me è stata una piacevole sorpresa perché se conoscevo ormai quasi a memoria il notevole castello di Taurasi, non posso dire altrettanto di quello che domina questo delizioso comune irpino: il Castello della Leonessa, recentemente ristrutturato e di notevole fascino. Si era temuto che fosse quasi decretata la fine di questa anteprima del grande vino rosso da uve aglianico, invece sembra che il pericolo sia definitivamente scongiurato, grazie alla volontà e caparbietà di chi in questa manifestazione ha sempre creduto e all’impegno profuso dalla Miriade & Partners, quattro ragazzi in gamba che è bene ricordare: Diana Cataldo, Massimo Iannaccone, Paolo De Cristofaro e Raffaele Del Franco. Non posso però fare a meno di fare un plauso anche alla delegazione avellinese di AIS Campania, che ha svolto un servizio inappuntabile durante la degustazione tecnica delle nuove annate di Taurasi 2008 e Riserva 2007, così come per la retrospettiva del Taurasi 2002.

Le macroaree del TaurasiZonazione. Indubbiamente la principale novità di questa edizione. Un lavoro impegnativo di ricerca effettuato dalla Commissione Tecnica Territoriale, formata da un gruppo di vignerons, enologi e agronomi che da anni operano in Irpinia. Non è questa la sede per fare un approfondimento sul tema, ma ritengo utile evidenziare la suddivisione in quattro aree distinte, che sono state mantenute anche durante la degustazione dei vini:

Versante Nord (riva sinistra) – coinvolge i comuni di Venticano, Pietradefusi e Torre Le Nocelle ed è caratterizzato da un’altitudine media di 300 – 350 mt, con pendenze contenute e tessitura di medio impasto con buone dotazioni in SO. Qui la maturazione delle uve si completa attorno alla metà di ottobre.
Viene tracciato come riferimento il profilo “Pietradefusi”, caratterizzato da un suolo mediamente profondo a tessitura franca di medio impasto; l’argilla diminuisce in profondità. A circa 130 cm è stata rilevata la roccia madre costituita da arenaria. Il suolo presenta tracce di calcare sui primi tre orizzonti. I livelli di fertilità chimica sono bassi per il fosforo e alti per il potassio; buona è la dotazione di sostanza organica. Il pH è sub alcalino in superficie e mediamente alcalino in profondità. La capacità di ritenzione idrica è mediamente buona.
Del versante nord, tra i Taurasi presenti in degustazione, fanno parte quelli delle aziende Pietracupa, Colli di Lapio, Donnachiara e I Favati.

Veduta da MontemilettoValle Centrale (riva destra) – ne fanno parte i comuni di Taurasi, Mirabella Eclano, Bonito, Fontanarosa, Luogosano e S. Angelo all’Esca. Qui si sale di altitudine, passando dai 400 a 450 metri, con pendenze leggere e appezzamenti pianeggianti, mentre i terreni sono profondi, ricchi di argilla e SO, calcarei, con strati superficiali sciolti e presenza di ceneri nere vulcaniche. Le maturazioni, anche per la maggiore altitudine, si completano tra la fine ottobre e i primi di novembre.
Qui sono stati rilevati due profili di riferimento.
– “Mirabella Eclano”: suolo mediamente profondo a tessitura franco-sabbiosa, argillosa nei primi due orizzonti; l’argilla diminuisce in profondità dove gli orizzonti manifestano in genere una tessitura franco-sabbiosa. A circa 120 cm è stata rilevata la roccia madre costituita da arenaria. Il suolo presenta tracce di calcare sui primi tre orizzonti e tende ad accumularsi in profondità.
I livelli di fertilità chimica sono bassi per il fosforo e alti per il potassio; molto bassa è la dotazione di sostanza organica. Il pH è sub alcalino in superficie e mediamente alcalino in profondità. La capacità di ritenzione idrica è buona. Buono anche il drenaggio interno, sebbene a 120 cm sia stato rilevato del materiale arenaceo compatto che può creare una limitazione del drenaggio interno del suolo.
– “Taurasi”: suolo profondo a tessitura tendenzialmente leggera, franco-sabbiosa. I primi 80 cm di suolo si sono evoluti da substrati arenacei. In profondità sono presenti altri materiali poco evoluti. Il pH è sub alcalino in superficie e mediamente alcalino in profondità. Il calcare è elevato su tutto il profilo dove sono stati rilevati depositi di calcare polverulento. Buona dotazione di sostanza organica. Il profilo è tendenzialmente “asciutto”. Sono suoli ricchi, pedologicamente sviluppati, con forte presenza di materiale vulcanico.
A questa macro-area appartengono i vini delle aziende La Molara, Feudi di San Gregorio, Tenuta Cavalier Pepe, Vigna Villae, Sella delle Spine, Tenuta Ponte e Guastaferro.

Il cortile del castello di MontemilettoVersante Ovest (le terre del Fiano) – coinvolge i comuni di Lapio, Montefalcione, Montemiletto e San Mango sul Calore. Altitudine media di 400 mt, con pendenze anche sostenute e terreni classici argillosi. Le maturazioni raggiungono il completamento a fine di ottobre – primi di novembre.
– Profilo “Lapio”: suolo profondo a tessitura franco argillosa nella prima parte del profilo; l’argilla aumenta in profondità dove raggiunge il 40%. A circa 140 cm è stata rilevata una falda sospesa che si appoggia probabilmente su un bancone di argilla o altro livello impervio. Il pH è sub alcalino con presenza di calcare che tende a diminuire in profondità. I livelli di fertilità chimica sono nella norma e si evidenzia una elevata dotazione di potassio scambiabile. La capacità di ritenzione idrica è molto buona. I vini provenienti da questa macro-area appartengono alle aziende Antico Castello e Ferrara Benito.

Un lato del castelloVersante Sud-Est (alta valle) – ne fanno parte Montemarano, Paternopoli, Castelfranci e Castelvetere. L’altitudine media è di 500 – 650 mt, quindi la più alta. Il terroir si discosta notevolmente (negli assaggi si notava in modo evidente): maggiore piovosità, enormi escursioni termiche, indici termici più bassi. I terreni sono argilloso-calcarei con maturazioni più lente che possono arrivare anche oltre metà novembre.
– Profilo “Montemarano”: caratterizzato da suolo a tessitura argillosa in maniera uniforme. L’argilla tende ad assumere una struttura massiva con bassissima permeabilità, con una capacità di ritenzione idrica del primo orizzonte molto elevata. Il pH è sub alcalino nell’orizzonte superficiale e mediamente alcalino in profondità.
I vini di questo versante appartengono alle aziende Di Prisco, Amarano, Villa Raiano, Sanpaolo, Tecce, Colli di Castelfranci, Urciuolo, Il Cancelliere, Contrada Vini, Boccella, Salvatore Molettieri e Perillo.

Vendemmia 2008 – qui è bene fare una riflessione, non ho dati alla mano, ma sono sicuro che molti dei campioni degustati erano o appena imbottigliati o provenienti dalla botte. E’ un problema che molti di noi pongono un po’ a tutte le anteprime: ha senso degustare (e valutare) dei vini nella fase più difficile della loro esistenza, ovvero prima di avere subito il giusto periodo di affinamento in bottiglia?
Ad esempio per “Nebbiolo Prima”, la manifestazione che La sala degustazionesi svolge ogni anno ad Alba, dedicata alle nuove annate di Barolo, Barbaresco e Roero, i vini prelevati dalla botte non sono più ammessi (anche lì abbiamo insistito per anni). E’ vero che chi non presenta il proprio vino alle anteprime può avere maggiori difficoltà rispetto agli altri (il mercato non ha ancora imparato ad attendere), ma è altrettanto vero che la possibilità che questo venga penalizzato durante la degustazione è alta e potrebbe procurare un danno anche peggiore.
La cosa ottimale sarebbe posticipare la data di presentazione delle nuove annate (non solo di Taurasi, ma possiamo dire di tutti i vini che maturano in legno) almeno fino a che tutti siano stati imbottigliati e abbiano trascorso un periodo minimo di tre mesi in bottiglia. Del resto il mercato va educato…

Il prezzo del Taurasi – è uno degli argomenti più discussi del momento, non solo per via della crisi che sta mettendo in ginocchio tutto il comparto agricolo, ma anche prima di arrivare a questa grave situazione, il Taurasi ha sempre fatto fatica a spuntare prezzi come quelli di un Barolo, di un Brunello o di un Amarone.
Le ragioni possono essere molteplici, ma una è sicuramente che non esistono abbastanza Taurasi straordinari, di quelli che fanno venire i brividi, che emozionano e restano indelebilmente nei nostri ricordi, e che fanno da traino per tutti gli altri.
Intendiamoci, il terroir c’è tutto, i diversi microclimi anche, negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo miglioramento generale, ma manca ancora la capacità di “liberarsi dagli schemi”, il coraggio di prendere strade autonome. Le aziende storiche sembrano accontentarsi dei rassicuranti traguardi raggiunti, mentre quelle più recenti non sembrano volersi ancora prendere i rischi di un percorso innovativo, certamente più difficile ma che alla lunga consentirebbe risultati rimarchevoli e darebbe maggiore slancio a tutta la zona.
C’è poi da dire che la fascia di prezzo superiore ai 20 euro è già abbondantemente appannaggio dei vini più storici e rappresentativi dello Stivale. A mio avviso è necessario prima ottenere una media qualitativa altrettanto elevata e una conseguente notorietà al di fuori del contesto regionale (basta fare un giro per i ristoranti del centro-nord per rendersi conto che, quando si trova, c’è un Taurasi per ogni 10 Barolo o Brunello, e quasi sempre quello delle due-tre aziende più storiche o note), solo allora si può sperare in una più gratificante concorrenza “alla pari”.
Quindi, almeno per il momento, andrebbe rivisto il prezzo di tutta la produzione irpina, partendo da una media di 5-6 euro per gli Aglianici Igt, fino ai 20-25 euro per i Taurasi Riserva di vertice (IVA inclusa). Oggi è più che mai fondamentale rivedere i prezzi, del resto non è che in Langa o a Montalcino se la stiano spassando con le vendite…

I degustatoriI Taurasi 2008 – annata indubbiamente interessante, come prima impressione mi è sembrata tra media e buona. Alcuni vini sono apparsi scomposti e non proprio puliti, ma questo rientra nel discorso fatto in precedenza. La suddivisione in quattro macro-aree ha trovato una discreta corrispondenza, ma la vera differenza l’ho notata nei vini del “Versante sud-est”, che sembravano avere un’impronta davvero distinta, a cui seguivano quelli del “Versante ovest”, anche se in questo caso si trattava di due soli campioni.
I Taurasi che mi hanno maggiormente convinto (in ordine di degustazione) sono:
Radici di Mastroberardino, proveniente da due o più macro-aree
– (quadrante nord – riva sinistra) Pietracupa, anche se l’ho trovato ancora molto indietro, Vigna Andrea di Colli di Lapio (ancora contratto ma promette bene)
– (valle centrale – riva destra) Vigna Piano d’Angelo di Serra delle Spine, vino dall’interessante progressione
– (versante ovest – le terre del fiano) Vigna Quattro Confini di Ferrara Benito, per me una piacevole sorpresa, a mio avviso crescerà ancora parecchio; anche Antico Castello mi è parso convincente, anche se ho dovuto un po’ penare per liberarmi di una riduzione iniziale
– (versante sud – alta valle) Di Prisco ha cominciato in sordina, dandogli tempo mi ha convinto sempre di più, un vino che ha classe da vendere; anche il Poliphemo di Tecce inizialmente appariva chiuso e difficile, ma poco a poco ha estratto una materia di assoluto interesse; molto bene anche l’Alta Valle di Colli di Castelfranci; sorprendente (ma non più di tanto visto che mi aveva già entusiasmato il 2007) il Nero Né de Il Cancelliere.
Discorso a parte per l’Opera Mia di Cavalier Pepe, un vino che avevo già apprezzato nella versione 2007, ma che a mio avviso non si rivela come potrebbe a causa di un uso del piccolo legno eccessivo, che comprime e altera il vero carattere di questo aglianico dalle potenzialità nettamente superiori. Sono convinto che se, come mi ha confidato Marco il cantiniere, e confermato Milena Pepe, in futuro potrà giovarsi di botti da 25 ettolitri, il suo profilo ne guadagnerà notevolmente.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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