Family Nest, cucina tradizionale e non solo, con i vini della Romangia
Fotografie di Carmen Guerriero

Il soffitto, tappezzato interamente di grandi mazzi di aglio, segna l’ingresso di una cucina tradizionale come ti aspetti.
Siamo alla punta di Monte di Procida, al confine di Bacoli e della leggendaria Baia, tanto cara all’antica elite romana, località dell’ardente area dei Campi Flegrei, conchiusa tra la caotica metropoli napoletana e, ad est, l’area vesuviana, seguita a ruota dalla splendida Penisola Sorrentina.
Family Nest è la trattoria della famiglia Guardascione, che da anni, persegue una filosofia improntata all’utilizzo di prodotti locali e tipici, come il pomodoro San Marzano, Corbarino, Pacchetelle, Miracolo di San Gennaro ed il pomodoro giallo del Vesuvio, che il patron pizzaiolo Federico Guardascione utilizza per le sue pizze, destreggiandosi tra due forni a legna.

“L’offerta gastronomica non si limita solo alla pizza – precisa la sig.ra Guardascione – ma è completata da piatti di cucina tradizionale con prodotti del nostro orto”.
L’occasione della terza tappa di DEGUSTI’, il tour degustativo enogastronomico per eccellenza, promosso dalla Luigi Castaldi Group S.r.l. e coordinato da Angela Merolla, segna il passo alla scoperta di questa cucina curata da Franco Capuano in abbinamento a quattro vini della cantina “Viticoltori Romangia” situata nell’omonimo territorio storico nel nord della Sardegna, a Sorso in provincia di Sassari.

Il miglior modo per apprezzare un piatto è attraverso la sua capacità a stimolare i sensi e, nel contempo, ad interagire con un vino in abbinamento, realizzando una sintesi di gusto, netta, pulita ed equilibrata, non sbilanciata né da un lato, né dall’altro.
Un fuggevole sguardo al menu e la zuppa di fagioli, la pizza e i bocconcini di mozzarella di bufala sono la tranquillizzante garanzia della tradizione che ti aspetti.

I vini selezionati per la serata sono quattro etichette della Società Cooperativa Romangia, nata nel 1996, con una superficie vitata di una sessantina di ettari di vigneti, distribuiti nei territori comunali di Sorso e Sennori che formano un’ideale anfiteatro naturale costellato di morbidi rilievi, con vista mozzafiato sul Golfo dell’Asinara. Il sottosuolo caratterizzato da una buona mineralità e l’esposizione dei terreni, ben soleggiati e a poca distanza dal mare del Golfo dell’Asinara, conferiscono ai vini un carattere ben definito, in cui si distingue particolarmente l’influenza marina.

La Romangia è un’area geografica che, già dal nome, evoca subito la lontana dominazione da parte dei Romani che, su queste terre, coltivavano viti e olivi, approfittando dello sbocco commerciale costituito da Turris Lybissonis, l’odierna Porto Torres. La vocazione vitivinicola di questa regione è testimoniata dall’attribuzione (nel 1972) della DOC Moscato di Sorso-Sennori e, da ultimo, nel 1995, della I.G.T. (ora I.G.P.)

“Sabbia” Vermentino di Sardegna Doc – annata 2017 è il primo vino in degustazione, servito con piccoli assaggi a base di tartare di manzo, una deliziosa zuppetta di fagioli, aglio e peperoncino e crostini all’aglio, crocchette di patate e spinaci, con scaglie di mandorle e tranci di gustosa pizza marinara con pomodorini del Vesuvio, olive nere e, al centro, bocconcini di mozzarella. Il Vermentino esprime bene il vitigno, con note decisamente saline e minerali, con la bella sapidità a condurre il succedersi di piacevoli sentori varietali, corpo, pienezza del sorso, buon equilibrio e sorprendente lunga persistenza.

Ben predisposta dalle coerenti premesse, degusto “Roccia” Romangia IGT blend di vitigni autoctoni Cagnulari, Monica e Cannonau – annata 2016, vinificato in acciaio, dal bel colore granata, una buona complessità olfattiva che sposa anche il gusto, con finale equilibrato ed abbastanza fine. In abbinamento, risotto ai funghi, piatto decontestualizzato dalla filosofia tradizionale, come le seguenti pappardelle al ragù di cinghiale, piatto tipico della Maremma Grossetana, abbinate a “Pietra” Cagnulari Romangia IGT 2017, Cagnulari in purezza, le uve nascono su terreni calcarei, colore rosso porpora, al naso ha intensa frutta rossa ed aromi speziati, sapido e persistente.

“Radice”, ultima etichetta in degustazione, è da uva Cannonau di Sardegna Doc – annata 2016, altro grande vitigno isolano, in un’interpretazione molto personale, in cui la nota dominante di macchia mediterranea, rosmarino e timo selvatico, sposa al meglio la bella sapidità e la piacevole speziatura. In abbinamento, la tagliata di scottona con rucola, scaglie di parmigiano e pomodorini.

La conclusione è affidata al tripudio di dolcezze del tiramisù, del cannolo scomposto e della sbriciolata con crema e amarena, nemmeno queste della tradizione campana.

Tante sono le leggende sulla nascita del tiramisù: alcune pongono le sue origini a Siena, come dolce preparato in occasione di una visita del granduca Cosimo III de’ Medici e denominato “zuppa del duca”. Altre, invece, sostengono che il famoso dessert abbia origini emiliane, come dal gastronomo e critico letterario forlivese Pellegrino Artusi, nel suo libro “La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” de 1891.

Il cannolo scomposto, invece, è di origini siciliane, precisamente palermitane. La leggenda vuole che nel 1790, le suore del convento di Santa Caterina, recuperando una vecchia ricetta araba, crearono il cannolo farcendolo, poi, con ricotta di latte di pecora, canditi e polvere di pistacchio. In seguito, un maldestro aiutante pasticciere, poi, fece cadere il vassoio di cannoli che, da allora, si gustano anche “scomposti”!

È, invece, simbolo della pasticceria mantovana la “sbriciolona”, chiamata anche sbrisolina o sbrisulada, di origine contadina, nata tra ‘500 e ‘600, che deve il nome alla sua friabilità per l’uso della farina di mais. Nella tradizione lombarda era chiamato anche “torta delle tre tazze” per l’eguale quantità, misurata in tazze, dei suoi tre ingredienti principali: farina gialla, farina bianca e zucchero. Con il passare del tempo la ricetta fu interpretata con varianti popolari o borghesi e si nobilitò alla corte dei Gonzaga, con l’aggiunta di zucchero, spezie e mandorle.
Coerente abbinamento, Spumante Asti docg Fontanafredda, spumante dolce da uve Moscato, coltivate nelle zone di produzione di Calosso d’Asti, Santo Stefano Belbo, Treiso, Serralunga d’Alba e Alba da vigneti situati in versanti collinari a particolare vocazione.
Carmen Guerriero
Family Nest
via Panoramica 183 – 80070 Monte di Procida (Na)
Tel. 081 5235938
www.familynest.it
info@familynest.it



