Vallée d’Aoste Pinot Noir 2024
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 05/2026
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: pinot nero
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: LA CROTTA DI VEGNERON
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 14 a 18 euro
Mi sono reso conto che, per consuetudine, quando degustiamo i vini di un’azienda, partiamo sempre dai bianchi, inoltre tendiamo a privilegiare una sequenza in cui il migliore arriva sempre per ultimo. Non è una prerogativa solo nostra, la visione “piramidale” è utilizzata da gran parte degli scriventi, guide comprese. Ecco, dato che non amo molto i metodi consolidati, già da un po’ di tempo ho scelto di cambiare le carte in tavola; questo significa che ogni vino che io recensirò non avrà più una sequenza basata sul colore e sulla valutazione, ma sarà del tutto indipendente e casuale.
Detto questo, che non interesserà a nessuno ma avevo voglia di dirlo, passiamo al primo vino de La Crotta di Vegneron, il Pinot Noir 2024 (linea “Varietali”): nasce da alcuni appezzamenti con differenti esposizioni, provenienti dai comuni di Nus, Quart, Chambave, Verrayes, Saint-Denis, Châtillon e Saint-Vincent ad altitudini che vanno dai 450 ai 650 metri, con un numero di ceppi per ettaro tra 6500 e 8000 e una produzione media di 80 q/Ha.
Il processo di vinificazione è “classico”: macerazione pre-fermentativa a freddo, fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata di 23 °C per 10 giorni con periodici rimontaggi, maturazione sempre in acciaio per 8 mesi.

Nel calice si offre di colore rubino leggero, trasparente; i profumi vanno subito su viola e rosa, ma anche geranio, per poi aprirsi su toni di lampone, ciliegia, mirtillo e qualche cenno agrumato. Infine una leggera speziatura di pepe rosa e cardamomo chiude un percorso espressivo di bella finezza.
All’assaggio colpisce per la notevole spinta fresca, testimone delle importanti altitudini che garantisco una giusta escursione termica tra giorno e notte; il frutto è vivo, riporta proprio alla bacca, la materia è leggermente diluita, ma è del tutto normale trattandosi di un’annata fortemente piovosa e complicata. In compenso la bevibilità ne trae vantaggio, il vino invoglia a berne sorso dopo sorso e le sensazioni sono davvero piacevoli, è evidente il lavoro meticoloso che è stato fatto. Quattro chiocciole strameritate.