Valle d’Itria Bianco Minutolo Alture 2022
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 04/2025
Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: minutolo bianco
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: PAOLOLEO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 12 a 15 euro
Da sempre utilizzato in blend assieme alle cultivar verdeca e bianco d’Alessano, li abbiamo già visti singolarmente, il minutolo è l’ultimo vitigno autoctono a bacca bianca – che analizzeremo – facente parte della linea Alture della cantina Paololeo di San Donaci (BR). Anche in questo caso Paolo Leo, titolare dell’azienda omonima, intende dare un saggio delle potenzialità delle cosiddette “alture”, ovvero le vigne più alte del corpo vitato (350-380 m. s.l.m.), mediante un calice di vino che possa riassumere l’impegno d’oltre 25 anni d’attività e promozione delle uve del territorio. Il minutolo, anche chiamato fiano minutolo o moscatellina – per le sue sfumature lievemente aromatiche – viene coltivato sin dai tempi antichi in Valle d’Itria, area geografica situata in Puglia tra le province di Bari, Brindisi e Taranto.
Trattasi di un vitigno di media vigoria che arriva a completa maturazione attorno ai primi giorni di settembre. Al contrario il campione che mi appresto a degustare è stato prodotto mediante uve, allevate a guyot a 350 metri sul livello del mare, raccolte alla fine di settembre ed inizi ottobre. Il terreno eluviale, calcareo-argilloso, dona profondità al vino, restituendo sapidità e persistenza; oltre ad interessanti capacità nei confronti dell’affinamento.
In vigna l’azienda Paololeo adotta una resa è pari a 4.500 piante per ettaro e 1,8 kg di uva per pianta. L’uva sosta una notte in cella frigo con temperature sotto lo zero (criomacerazione pellicolare di 20 ore), viene diraspata e pigiata, segue una breve macerazione a freddo ed una successiva pressatura soffice delle vinacce. Il vino affina tre mesi in serbatoi di acciaio prima dell’imbottigliamento.
Dei tre bianchi da uve autoctone pugliesi fino ad ora degustati è quello che ho preferito. Quello che attualmente gode dell’equilibrio maggiore.
Paglierino con riverberi oro antico, estratto considerevole. Il timbro olfattivo, lievemente aromatico, rimanda alla parte floreale che sa di rosa e verbena. Con lenta ossigenazione affiorano suggestioni di pietra focaia, smalto e un frutto tropicale croccante, ovvero ananas e mango.
Ne assaggio un sorso ed è proprio il suo gusto a convincermi tanto da attribuire la quinta chiocciola. La coerenza dei sentori aromatici e ben mitigata dalla rotondità del frutto “carnoso”, pare quasi di morderlo; ad un tratto la freschezza fa capolino risollevando completamente l’assetto gustativo, dominato altresì da una lunga scia sapida in chiusura. Un vino sorprendente che non ha nessuna paura d’invecchiare. Ottimo rapporto qualità prezzo. Tagliatelle con funghi cardoncelli e seppie.