RINELLI VIGNETI
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laVINIum – 11/2024
Succedono cose strane nel mondo del vino, ancora di più in quello della comunicazione. Circa un mese fa rimasi stupefatto nel sentire, persino in una trasmissione RAI che dovrebbe quantomeno fornire informazioni corrette, parlare di Prosecco citando come DOCG esclusivamente Conegliano Valdobbiadene, dimenticando che esiste anche la DOCG Asolo, per misteriose ragioni spesso trascurata completamente in ambito comunicativo, a scapito di quei tanti bravi produttori che ne fanno parte.

Ora, non dico che con il Cesanese, vitigno storico del centro-sud laziale, si verifichi la stessa cosa, ma è un fatto che nel pensiero comune Affile sia frequentemente trascurata rispetto a Piglio e Olevano Romano.
Non solo, ma dato che il Cesanese del Piglio è l’unica denominazione laziale da vitigno a bacca rossa che ha ottenuto la DOCG nel 2008, passa molto facilmente l’idea che i vini provenienti da quel territorio siano migliori rispetto a quelli di Affile e Olevano Romano.

Se pensiamo, inoltre, che il vitigno Cesanese esiste in due sole varietà, ovvero quello comune e quello di Affile, possiamo dedurre che le sue origini siano proprio in questo areale a sud della provincia di Roma e non in quello della provincia di Frosinone, a cui appartiene Piglio. Trattandosi di comuni piuttosto vicini, è del tutto normale che la varietà si sia diffusa nelle zone circostanti, anche perché le caratteristiche dei suoli e dei climi ne favoriscono la coltivazione, con le dovute differenze di composizione e altitudine.

Una delle particolarità di Affile è che buona parte dei vigneti sono collocati in posizioni mediamente più elevate rispetto a quelli degli altri due comuni, in alcuni casi superano i 600 metri s.l.m.; qui i terreni sono ricchi di argilla, calcare e minerali.
L’azienda Rinelli (fusione dei cognomi Ricci e Pettinelli), nasce nel 2020 dalla volontà di Marco Pettinelli di recuperare vecchi vigneti abbandonati, parliamo di appezzamenti con oltre 50 anni di vita, che andavano ovviamente rimessi in sesto, eliminando le fallanze e puntando a una coltivazione biologica.

Le vigne sono ben esposte, godono di un’ottima escursione termica e di ventilazione quasi costante, dovuta sia all’altitudine che alla vicinanza con l’appennino.
Oltre al Cesanese d’Affile viene coltivato il Trebbiano toscano, nel 2022 sono stati aggiunti il Riesling renano e il Pinot nero, due varietà che promettono ottimi risultati.
Tutta la lavorazione in vigna è manuale, poiché i filari sono molto ravvicinati, impedendo il passaggio di mezzi agricoli; viene praticato il sovescio e un metodo rigenerativo e sostenibile, con forte riduzione di trattamenti. A breve l’azienda otterrà la certificazione biologica.

La cantina è interrata sotto la residenza famigliare, qui la temperatura mantiene livelli ideali per il vino, passando dai 12 ai 20 °C tra inverno ed estate; Marco Pettinelli ha investo molto anche sulla tecnologia, disponendo di tutti i macchinari e strumenti di controllo adeguati a seguire il processo dall’arrivo dell’uva fino all’imbottigliamento.
È proprio con Stefano Pettinelli, presente all’ultimo Terre di Vite, che ho avuto modo di approfondire la loro storia e i loro vini.
Qui sotto vi riporto le mie impressioni dei due Cesanese di Affile che l’azienda produce.
Roberto Giuliani
| Vini degustati | Annata | Prezzo | Voto |
|---|---|---|---|
| Cesanese di Affile Bosco | 2023 | da 23 a 26 euro | @@@@ |
| Cesanese di Affile Creta Riserva | 2022 | da 28 a 32 euro | @@@@ |