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Piemonte Moscato Passito Aviè 2022

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione:
@@@@@

Data degustazione:
05/2026


Tipologia: DOC Bianco Passito
Vitigni: moscato
Titolo alcolometrico: 15,5%
Produttore: CASCINA CASTLET
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 16,5 a 20 euro


Ogni anno il Piemonte Moscato Passito Aviè di Cascina Castlet, storica azienda di Costigliole d’Asti la cui titolare è Mariuccia Borio, sale sul podio relativo alla categoria di vini sopracitata. Ne sono convinto oggi più che mai perché ho avuto la possibilità di assaggiare diverse annate del suddetto vino, ed ogni volta mi sorprende per slancio, freschezza, coerenza con il vitigno mediante il quale viene prodotto e soprattutto bevibilità.
Quest’ultima caratteristica, che talvolta manca nei passiti, è tra i motivi per cui in Italia tali prodotti fanno fatica a guadagnare posizioni strategiche a livello di mercato. In etichetta è possibile notare l’impronta di una mano femminile, serigrafata in oro sulla bottiglia, che simboleggia la manualità con cui si svolgono tutte le operazioni più delicate: vendemmia, selezione dei grappoli più maturi, appassimento e pressatura necessarie alla preparazione di questo vino – spiega Mariuccia. “Aviè” in dialetto astigiano significa veglia, in memoria di quelle lunghe serate invernali dove i contadini, dopo una lunga giornata di lavoro, erano soliti scambiarsi esperienze vissute scaldati dal tepore del camino, e in compagnia dei bambini a cui raccontavano spesso le classiche favole.
Vino prodotto con uve moscato, cultivar già nota in epoca romana, viene allevato a Costigliole d’Asti su terreni collinari ben esposti e ricchi di argilla, calcare di origine sedimentaria marina con buona presenza di limo, sabbia e minerali, in particolare magnesio. Ogni ettaro ha una densità di impianto di circa 5.000 ceppi, con una produzione massima di 60 quintali di uva. La pratica dell’appassimento riduce drasticamente la resa in mosto a 25-30 ettolitri. Vendemmia svolta verso la metà di settembre, i grappoli vengono raccolti a mano e selezionati, poi adagiati in piccole cassette e sottoposti ad appassimento in locali condizionati e ventilati. La durata dello stesso varia di anno in anno essendo legata principalmente alle condizioni meteorologiche. Il mosto ottenuto viene fatto fermentare in barriques di Allier nuove ove rimane per oltre otto mesi.
Ritrovo un vino color paglierino con riflessi oro antico e una buona consistenza. Al naso è un profluvio di sentori legati alla scorza d’agrume caramellata, all’albicocca disidratata, miele millefiori e un accento balsamico in grado di rinfrescare l’insieme; quest’anno ancor più del solito. In chiusura un accento di smalto e pepe bianco rende l’insieme ancor più accattivante; grande evoluzione anche a distanza di 24 ore dalla prima mescita. È un piacere berlo proprio perché l’equilibrio intrinseco del vino, tra punte di dolcezza e acidità, rende il sorso goloso, slanciato, coerente e grazie ad una punta di sapidità direi irresistibile. Trova il massimo splendore in abbinamento ad una buona torta di mandorle e limone. Cinque chiocciole conquistate con estrema disinvoltura.

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