LA TORDERA
Indirizzo: Via Alnè Bosco 23, 31020 Vidor (TV)
Tel.: +39 0423 985362
Sito: latordera.it
Email: info@latordera.it
laVINIum – 10/2024
“Siamo nati nella terra e siamo ancora contadini” con questo incipit significativo Pietro Vettoretti presenta La Tordera, ovvero l’azienda che ha fondato assieme alla moglie Mirella, oggi portata avanti con successo dai suoi due figli: Paolo e Renato. La sede è ubicata a Vidor in provincia di Treviso. La storia di famiglia in realtà parte dal Cartizze, a Santo Stefano – possiamo definirlo una sorta di grand cru dell’uva glera – dove il nonno di Pietro acquista nel 1918 un piccolo vigneto. Ci troviamo nel cuore della Docg Conegliano Valdobbiadene – Prosecco.

Il mio racconto arrivati a questo punto parla di determinazione, di spirito di sacrificio attuato da una famiglia veneta che ha vissuto la guerra, l’epoca della povertà, ma anche il riscatto e l’orgoglio. Quest’ultimo possiamo tradurlo mediante il successo di un’azienda vitivinicola che oggi produce 1.300.000 bottiglie esportate in quaranta paesi tra cui: Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Australia, Repubblica Ceca, Austria, Svizzera, Francia, Stati Uniti e Portogallo. Alludo al 40% della produzione, poiché la restante parte è stabilmente venduta in Italia.
L’intero corpo vitato oggi conta 80 ettari di vigneto. – Le persone si vedono dalle piccole cose e i soldi non fanno le persone – è una delle tante massime che Pietro, 84 anni, cita ricordando il nonno, con il quale si divertiva a fare le prime esperienze in vigna sin da quando aveva nove anni. Ed è proprio dalla concretezza delle azioni e dalla solidità degli obbiettivi che nasce il successo dell’azienda La Tordera. La costruzione della cantina, di concezione moderna, avviene nel 2001. Nel 2011 la ristrutturazione secondo i principi del basso impatto ambientale e del risparmio energetico, tanto da essere certificata nel 2012 prima cantina veneta Casa Clima. Non corriamo troppo, occorre chiarire bene quelle che sono le origini della famiglia Vettoretti, ove risiede la vera forza dell’azienda di Vidor.

Il pioniere è nonno Giuseppe, nato del 1890 a Valdobbiadene, un territorio che non ha mai voluto abbandonare. Dopo la fine della Grande Guerra la popolazione locale lascia le proprie case in cerca di fortuna altrove. Il nostro protagonista, invece, decide di piantare un vigneto considerato già a quei tempi “diverso”. Vi spiego perché. Normalmente, la vite cresce maritata agli alberi per lasciare spazio alle coltivazioni dell’orto sotto la fila, mentre Giuseppe vuole un vigneto specializzato. Studia l’impianto, le distanze tra i ceppi, la palificazione. Il significato è forte: la vite per esprimersi e produrre ha bisogno di tempo e di spazio. Stiamo parlando d’oltre 120 anni fa, è corretto ribadirlo. Per fortuna termina anche la Seconda Guerra Mondiale. Cambia quasi tutto, ma il vigneto rimane lì immutato ed è ancor oggi composto da oltre 130 ceppi ultracentenari, tra i più rari dell’intera denominazione Conegliano Valdobbiadene – Prosecco.

Pietro è legato visceralmente a questa vigna, cresce tra i suoi filari e ogni qual volta può raggiunge il padre in campagna per seguire ogni fase della coltivazione. A soli 14 anni pota la sua prima vite. Un vero traguardo non c’è che dire, ovvero essere abbastanza alto per raggiungere i tralci. A quell’epoca il vigneto era fonte inesauribile di risorse: uva, vino ma anche grappa; mentre il legno di potatura si usava per scaldare la casa. Il vero contadino produceva in pratica quasi tutto. Possedeva a un po’ di bestiame, coltivava la vite, gli ortaggi e la frutta; soltanto lo zucchero, il sale e l’olio venivano acquistati fuori.
Mentre negli anni Sessanta molte famiglie lasciano le campagne per cercare fortuna in città, Pietro – al contrario – desidera emulare in tutto e per tutto suo padre Giuseppe. Decide dunque di investire nell’area di Valdobbiadene, affittando terreni abbandonati ad un costo irrisorio. Spinto da una profonda passione per la viticoltura, soprattutto per il duro lavoro tra i filari, dedica anima e copro alla cura delle viti. Così facendo riesce a trasformare terre incolte, e al contempo vocate, in vigneti rigogliosi che ancora oggi fanno parlare di sé per la qualità delle proprie uve. Arriviamo sino agli Novanta. Pietro inizia a comprendere i primi segnali del cambiamento climatico, opta dunque per la piantumazione dei vigneti in pianura; prossimi alla zona storica di Valdobbiadene per intenderci. Una visione al quanto avanguardistica considerando i tempi che stiamo vivendo.
Con la stessa passione Renato e Paolo portano avanti la filosofia di famiglia, quella tramandata da papà Pietro e nonno Giuseppe. – In campagna vige il buon senso – spiega Renato – bisogna dedicare tanto tempo, osservare, notare ogni piccolo cambiamento e, soprattutto, rispettare la vite potando il meno possibile, promuovendo l’equilibrio. Pietro con tono scherzoso conclude dicendo – Per fortuna che la vite non è permalosa –. Ritengo questa visione d’insieme attuale oggi più che mai. Le piante centenarie, quelle del vigneto del 1918, sono il simbolo de La Tordera non vi è alcun dubbio, pur tuttavia la biodiversità viene promossa non soltanto attraverso il recupero di antiche varietà autoctone come la perera – coltivate in un vigneto di 5.000 ceppi – ma anche attraverso la valorizzazione dei boschi, preservandone l’integrità e promuovendone la crescita.

La famiglia Vettoretti è particolarmente legata al territorio d’origine, conduce dunque – direttamente – circa 80 ettari (gran parte di proprietà) nell’area del Conegliano Valdobbiadene e in quella dell’Asolo. La distanza massima di 30 km tra i piccoli appezzamenti rende possibile il fatto che le uve arrivano in cantina il più velocemente possibile. Così facendo l’azienda riesce a preservarne la qualità, la freschezza e l’aromaticità e a prevenire la partenza di fermentazioni indesiderate. – Anche mezz’ora cambia il risultato nella vendemmia e per questo non attendiamo un istante durante la raccolta – spiega Paolo, coadiuvato dall’impegno costante di Luciano Rebuli, l’enologo de La Tordera. Quest’ultimo seleziona e vinifica le uve in lotti separati, elevando così la qualità e l’individualità dei vini prodotti. Vi è una ricchezza di terreni ed esposizioni varie che dà origine a sfumature diverse e differenti interpretazioni: da Valdobbiadene a Vittorio Veneto, passando per Asolo e le zone del Prosecco Doc Treviso.
Al vertice qualitativo, dopo il Cartizze, troviamo le “Rive” di Guia e di Vidor. Questo termine indentifica la tipologia che meglio rappresenta la Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Per diventare Rive, un vino deve essere prodotto con uve che provengono da un solo comune. Il vigneto deve avere rese più basse, ovvero cinque quintali/ettari meno delle altre vigne della denominazione. Il tema della sostenibilità ambientale è particolarmente sentito dalla famiglia Vettoretti, per questo motivo la struttura in legno dell’edificio consente una migliore coibentazione per mantenere la temperatura costante. Ogni ambiente e l’acqua usata in cantina vengono riscaldati con caldaia a cippato, prodotto con legna di recupero dei boschi circostanti. I pannelli fotovoltaici consentono la produzione di 350 Kw coprendo quasi integralmente il fabbisogno energetico. L’acqua, impiegata per il lavaggio delle vasche e per alcune fasi d’imbottigliamento, è stata ridotta e viene riutilizzata per l’irrigazione dei vigneti nei periodi di forte siccità. L’uso di combustibili è inoltre riservato solo ai mezzi agricoli, cercando comunque di ottimizzarne al massimo l’utilizzo. Tutte queste azioni fanno parte del concetto di “Natural Balance” che parte dal vigneto, passa per la cantina e si conclude con la bottiglia.

Le etichette sono realizzate infatti con carte riciclate e le bottiglie, in vetro alleggerito, pesano 700 grammi e sono composte per oltre l’80% da vetro riutilizzato. Ciò permette la fusione ad una più bassa temperatura ed una dispersione minore di anidride carbonica nell’atmosfera. Infine, per gli imballaggi viene utilizzata carta riciclata al 100% e legno di pino vergine essiccato senza altri trattamenti. Un altro motto fondamentale per la famiglia Vettoretti è il seguente: “Non avere fretta!”. Per questo motivo la rifermentazione in autoclave dura almeno 60 giorni e per il Rive tre mesi. Contemplando i benefici che il tempo dona al vino, è nata l’idea di produrre un Metodo Classico, il Calchera, utilizzando anche pinot e chardonnay. Ma è sull’uva regina del territorio che l’azienda ripone sempre il massimo in termini di aspettative. Nasce così l’idea di lanciare sul mercato il Valdobbiadene Metodo Classico, ottenuto esclusivamente dalle uve Glera e che porta il nome di Paolo Vettoretti in etichetta. Un prodotto che per La Tordera rappresenta la massima espressione d’eccellenza del territorio.
Nelle prossime pubblicazioni vedremo assieme due etichette facenti parte della gamma aziendale: Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry e Valdobbiadene Metodo Classico Extra Brut Paolo Vettoretti.
Andrea Li Calzi
| Annata | Prezzo | Voto | |
|---|---|---|---|
| Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry | s.a. | da 22 a 25 euro | @@@@ |
| Valdobbiadene Metodo Classico Extra Brut Paolo Vettoretti | s.a. | da 25 a 28 euro | @@@@ |