Valdobbiadene Metodo Classico Extra Brut Paolo Vettoretti
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2025
Tipologia: DOCG Bianco Spumante
Vitigni: glera
Titolo alcolometrico: 11,5%
Produttore: LA TORDERA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 25 a 28 euro
Molti lettori, lo so già, staranno chiedendo a sé stessi: “Ha senso un vino Metodo Classico a base glera quando tutto il mondo non fa altro che elogiare, e di conseguenza consumare, il Prosecco e il Valdobbiadene Superiore prodotti mediante il metodo Charmat o Martinotti? Dando uno sguardo ai numeri da capogiro, gli stessi hanno più volte superato lo Champagne, la risposta parrebbe essere no. Non chiedetelo a Renato e Paolo però, ovvero la terza generazione della famiglia Vettoretti, alias La Tordera di Vidor, comune in provincia di Treviso.
I due fratelli hanno ereditato da Giuseppe e Pietro, rispettivamente il loro nonno e il loro padre, la voglia di non sentirsi mai arrivati, di sperimentare – e di conseguenza mettere continuamente alla prova – il potenziale delle proprie vigne allevate nel cuore dell’area vitivinicola di Valdobbiadene. Ci troviamo nella celebre collina di Cartizze, quest’ultima si estende per 106 ha ed è storicamente ritenuta l’area di massima elezione per la Docg Conegliano Valdobbiadene – Prosecco. La storia della suddetta azienda vitivinicola nasce proprio da qui oltre un secolo fa, nel 1918. Non basta un “semplice” Metodo Classico Brut, i nostri protagonisti intendono restituire tutta la verticalità gustativa del Valdobbiadene alzando l’asticella, ovvero abbassando il residuo zuccherino fino alla categoria extra brut. L’uva glera consente di ottenere un buon equilibrio gustativo già a pochi mesi dell’imbottigliamento, anche considerando particolari categorie come questa, ivi compreso il dosaggio zero.
Veniamo al vino, annata 2022, prodotto mediante l’impiego di uve glera 100% allevate nell’area collinare compresa tra Conegliano e Valdobbiadene. Il terreno da queste parti è ricco di marne argillose e depositi fluvio-glaciali. Il sistema d’allevamento prescelto è il doppio capovolto, e l’esposizione varia da sud-est a sud-ovest. La resa è pari a 135 quintali/ha. La vendemmia avviene solitamente a settembre, il periodo preciso varia a seconda dell’annata.
In cantina si parte da una pressatura soffice dell’uva intera per ottenere solo mosto fiore. Segue la prima fermentazione a temperatura controllata (16-18 C°) con lieviti selezionati. Sosta sulle fecce, filtrazione e tiraggio in bottiglia ai primi di maggio, con temperature tra i 13-15 C°. Dopo 18 mesi sui lieviti avviene il dégorgement con rabbocco di solo vino. Residuo zuccherino: 0 g/l, acidità totale: 5.7 gr/l. La sboccatura è avvenuta nel 2024.
Paglierino intenso, solare, la tonalità del colore è amplificata da un perlage minuto e continuo. Il naso si apre a percezioni di frutta matura ben lontana da toni esausti: pera Kaiser e mela renetta, contornate da un’eco agrumato che sa di cedro e mandarino; con lenta ossigenazione è la complessità ad aver la meglio. Nell’ordine: frutta secca, tra cui anacardi e mandorle, e un’eco floreale che ricorda il tiglio e la mimosa; in chiusura effluvi minerali, soprattutto pietra polverizzata.
Ne assaggio un sorso e ritrovo tutta l’eleganza data da una bollicina “cremosa” che conquista subito i recettori del gusto. Anche il timbro è incalzante, vivo, ricco di spunti dolci-acidi; gli stessi richiamano il frutto descritto sopra e una punta di sapidità impegna mostrando tutto il carattere del territorio. In tema di abbinamento ho optato per un classico della cucina veneta: baccalà mantecato. Quattro chiocciole ad un soffio dalla quinta.