Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2025
Tipologia: DOCG Bianco Spumante
Vitigni: glera min 85% e altre varietà locali
Titolo alcolometrico: 11,5%
Produttore: LA TORDERA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 22 a 25 euro
Il primo dei due vini proposti dalla famiglia Vettoretti, di Vidor in provincia di Treviso, viene prodotto mediante uve glera (min 85%) e altre varietà locali. Rappresenta senza dubbio un “classico” della gamma dell’azienda La Tordera, avviata nel 1918 da Giuseppe, considerato il pioniere. Il figlio Pietro ha continuato la tradizione, ancor oggi tramandata da Renato e Paolo, ovvero la terza generazione. Ci troviamo nel cuore dell’area vitivinicola di Valdobbiadene, nella celebre collina di Cartizze; quest’ultima si estende per 106 ha ed è storicamente ritenuta l’area di massima elezione per la Docg Conegliano Valdobbiadene – Prosecco.
Le vigne da cui deriva questo vino, annata 2023, godono di un’esposizione che va da sud-est a sud-ovest, sono ubicate ad un’altitudine che varia tra i 200 e 300 metri sul livello del mare. La vita affonda le proprie radici all’interno di terreni argillosi originati dalla sottostante roccia arenaria. L’impianto risale ai primi del Novecento, con molte viti centenarie. La potatura è quella tipica della zona che ricorda il doppio capovolto. La resa è pari a 120 q/ha max. La vendemmia, svolta rigorosamente a mano, avviene durante la seconda metà di settembre. L’uva viene rapidamente portata in cantina, pressata intera ed in maniera soffice. Il mosto limpido viene fermentato con lieviti selezionati, ad una temperatura controllata pari a 18°. La spumantizzazione ha luogo in autoclavi d’acciaio e ad opera di lieviti selezionati; dura almeno 30 giorni. Il residuo zuccherino è pari a 18 – 19 gr/, l’acidità totale: 5.5 – 6 gr/l.
Paglierino chiaro all’interno del calice, brillante e con tonalità verdi; perlage minuto. Il corredo olfattivo è principalmente fruttato, distinguo: mela Granny Smith, pera Kaiser, scorza di cedro e pesca tabacchiera; pennellate floreali di biancospino e acacia rendono il quadro ancor più fine, ivi compresa una timida scia minerale pur tuttavia continua e stimolante.
Al palato il vino risulta piacevole. La dolcezza è mitigata dall’acidità e una punta di sale aumenta la persistenza; chiusura pulita e appannaggio del frutto e di una nota ammandorlata. Quattro chiocciole.
Spaghetti con le cozze e bottarga di muggine. Può sembrare un abbinamento strano, ma la sapidità del piatto e una lieve mineralità degli ingredienti principali, vengono perfettamente bilanciate, coccolate oserei dire, dal residuo zuccherino. Provare per credere.