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Milanesi e i vini Naturali di Santa Giuletta

Stefano MilanesiHo una capacità innata quasi naturale, chi mi conosce lo sa bene, di riuscire a storpiare nomi, TRASFIGURARLI, dare accenti dove non ci sono e ometterli quando sono presenti. Per questo mi scuso con Stefano che con la sua bontà mi ha perdonato almeno un milione di volte!
Santa Giuletta frazione Castello, ci troviamo al centro dell’Oltrepo Pavese. L’azienda Milanesi Stefano è collocata sulla prima collina che si affaccia sulla pianura Padana circa 200 metri sul livello del mare. La prima fascia collinare, dove le uve maturano per prime rispetto a tutto il nord Italia. E qui, ad un’altitudine che varia dai 150 ai 250 metri slm, che giacciono ben esposti da sud-est a sud ovest i vigneti. Nei freddi inverni , si vede tanta neve, alture di candido bianco solcato da fili neri di vigna e qualche albero, qualche siepe e ancora vigna . Sinuose colline che si alzano sempre più verso sud arrivando al Monte Lesima. Quando la neve si scioglierà, il cielo terso ci regalerà suggestivi scorci sulla pianura, sullo sfondo delle Alpi il tramonto con il Monviso dal quale nasce il Po! La famiglia Milanesi è sempre stata molto legata alla tradizione, e la Vigne azienda Russiz Superioreviticultura è presente da sempre: sorgevano verso la frazione Castello le ville patrizie dei Romani che portarono da queste zone il pinot in Francia; La coltivazione della vite richiede un costante lavoro, la presenza dell’uomo tutto l’anno:dalla potatura alla legatura dei tralci, (fatta ancora con i salici prodotti in azienda).
Dalla spollonatura al palizzamento (legatura dei tralci verdi ai sostegni ), dalla lavorazione del terreno alla vendemmia con cernita delle uve e finalmente la loro vinificazione. Realtà vitivinicola dalle grandi caratteristiche , regala vini che non dimentichi e che con fatica paragoni poiché unici, dalla grande personalità ,schietti a volte chiusi e misteriosi… per poi svelarsi e diventare indimenticabili Ho sempre creduto che l’amore potesse essere paragonato ad un vino, ci sono teorie che
Bottigile in rifermentazionedicono che un uomo o una donna possa essere identificato come “IL TUO UOMO” o “LA TUA DONNA” anche fra mille persone e dall’odore che riconosci come lui o lei “TUO”! Così è accaduto per i vini di Stefano Milanesi.
Oceano di emozioni,quando un vino diventa poesia ti intriga, vuoi saperne di più e quel più è sempre poco… ammaliatore con i colori e i suoi profumi. Se apri un Fleadh (spumante metodo classico ottenuto da uve biologiche di pinot nero 100%, 26 mesi sui lieviti, senza aggiunta di zucchero e liqueur d’expedition) ti ritrovi la brillantezza di uno spumante rosé con i sentori di un grande vino rosso. La sboccatura avviene su prenotazione, per cui la cuvée resta sui lieviti, incrementando con il passare del tempo la sua complessità ed evolvendo continuamente.”

E: “Se ti dovessi paragonare ad un tuo vino saresti? Perché?”
S: “Io sono il MADERU ho bisogno di tempo per aprirmi, credo di aver più dentro da dare che non quanto ne possa mostrare, almeno appena stappato, a volte VESNA NATURE secco con questa bella spuma, schietto pulito e senza falsi residui dolciastri, non posso piacere a tutti solo alle persone vere!”

gamma prodottiE: “La tua ricerca nel migliorare il vino…è iniziata dove? E come prosegue?”
S: “Mi distinguo perché sono alla continua ricerca, sono curioso, senza un particolare progetto o senza dover subire le richieste di un confuso mercato. Un vino particolare a volte nasce per caso ma se andiamo nelle riserve o su alcuni vini speciali, non solo poto cortissimo la vigna ma se mi piace quell’uva in vendemmia la vinifico a parte. Mi distinguo, non ho concorrenza non solo per il biologico ma perché ho gran rispetto dei vini mantenendo la loro interezza, naturalezza e non camuffandoli, aggiungendo, togliendo con sostanze chimiche o proteiche né tannini né acidità ecc. ecc.

E: “Vini naturali ?
S: “Non vorrei essere frainteso, i vini naturali che produco sono tali non perché abbandono i mosti a loro stessi, quindi a chi pensa che tutti i vini naturali siano sempre pieni di difetti venga pure a trovarmi. Occorre una cura in più, un’attenzione in più , il vino lo devi bere, deve essere un piacere e quindi deve anche emozionarti i sensi.

PupitreE: “Usi la barrique? La botte? L’acciaio?”
S: “Uso cemento armato che arriva da cave di colline Oltre Padane e legno in 225-300-500 litri Il legno serve al mio vino per farlo evolvere con una cessione minima a volte quasi nulla. Ho ancora, ed uso le prime 3 che presi di 3 anni nel 97 per le mie prime due prove di “invecchiamento” in legno di Pinot e Croatina: nacquero due bellissimi vini Pinot nero Strada del Paradiso e Bonarda Strada del Paradiso.

E: “Quante bottiglie produci l’anno?”
S: “Dipende alcune annate 15000, altre 10000, altre ancora 12000, dipende dai vini che faccio perché alcuni vini non li faccio tutti gli anni, le eccellenze capisci che se sono tali non puoi averle tutti gli anni se hai rispettato la tua filosofia e cioè quella di intervenire il meno possibile sul vino e comunque non standardizzare la gradazione, l’acidità – altrimenti mi dite che cavolo conta l’annata? L’annata è importante così come la mano dell’uomo.

E: “Progetti?
S: “1) Educare più persone possibili al buon vino che sia mio o di altri, 2) I miei vini nel mondo.

E per finire, dicono di lui ; “Un uomo che oltre alla tecnica enologica ha uno spiccato lato di se che guarda all’umanistica. Una persona piena di valori che li esprime attraverso la sua forma d’arte, cioè fare vino.

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