CASALE CENTO CORVI – Azienda Vinicola Casale Cento Corvi
Indirizzo: Via della Tomba, 18 – 00052, Cerveteri(RM)Tel.: +39 06 9943486
Fax: +39 06 9943489
Sito: www.casalecentocorvi.it
Email: azienda@casalecentocorvi.com
laVINIum – 02/2004
L’alto Lazio è regione nella quale la viticoltura risale a quasi 3.000 anni fa, a quando gli Etruschi insediati nella regione intrapresero l’arte di coltivare la terra, e con l’ingegno che li distinse in ogni loro attività, impiantarono i primi vigneti. Poi l’esperienza, le conoscenze acquisite e l’alto grado di civilizzazione raggiunto, permisero a questo popolo di ottenere risultati qualitativi prestigiosi, sia nella coltivazione della vite che nella produzione di vini di ottima qualità, che si collocarono nel novero dei più famosi vini italici.
E’ a Cerveteri, uno dei principali centri della civiltà etrusca, in un’area dal clima mite caratterizzata da colline calcaree e tufacee non lontane dal mare, che la famiglia Collacciani, con passione, amore per la terra e grande esperienza professionale, ha creato la moderna azienda vitivinicola Casale Cento Corvi. Obiettivo aziendale è quello di raggiungere elevati livelli di qualità, nel rispetto della tradizione enologica, per offrire un prodotto destinato ad un pubblico sempre più preparato ed esigente. Interessantissima missione (ed anche merito) di Casale Cento Corvi è quella di aver intrapreso oltre al percorso di ricerca della qualità, un percorso di innovazione vista come ricerca della tradizione, un risalire nel tempo sino agli albori della locale storia vitivinicola, per scoprire alcune pratiche degli illustri antenati che, adeguatamente rivisitate, possano portare qualcosa di altamente innovativo nel panorama vitivinicolo, fuori da ogni omologazione, tipico, unico e non riproducibile altrove. Fiorenzo Collacciani e figli hanno recentemente salvato e reimpiantato il Giacché, un’uva tipica della macchia mediterranea, detta localmente anche “Ciambrusco”, già conosciuta al tempo degli Etruschi e dei Romani, nel tempo abbandonata e pressoché scomparsa, capace di dare rossi di straordinaria intensità e dall’incredibile corredo polifenolico. Poi l’introduzione di nuove eppur antiche tecniche di vinificazione, e l’utilizzo delle tradizionali botti di castagno, per riscoprire e riproporre in chiave moderna i rinomati vini etruschi di un tempo. Torneremo al vino invecchiato in giare di terracotta, confezionato in sottili anfore e servito in pregiato vasellame di bucchero? Attendiamo non senza interesse le prossime proposte.
L’alto Lazio è regione nella quale la viticoltura risale a quasi 3.000 anni fa, a quando gli Etruschi insediati nella regione intrapresero l’arte di coltivare la terra, e con l’ingegno che li distinse in ogni loro attività, impiantarono i primi vigneti. Poi l’esperienza, le conoscenze acquisite e l’alto grado di civilizzazione raggiunto, permisero a questo popolo di ottenere risultati qualitativi prestigiosi, sia nella coltivazione della vite che nella produzione di vini di ottima qualità, che si collocarono nel novero dei più famosi vini italici.
E’ a Cerveteri, uno dei principali centri della civiltà etrusca, in un’area dal clima mite caratterizzata da colline calcaree e tufacee non lontane dal mare, che la famiglia Collacciani, con passione, amore per la terra e grande esperienza professionale, ha creato la moderna azienda vitivinicola Casale Cento Corvi. Obiettivo aziendale è quello di raggiungere elevati livelli di qualità, nel rispetto della tradizione enologica, per offrire un prodotto destinato ad un pubblico sempre più preparato ed esigente. Interessantissima missione (ed anche merito) di Casale Cento Corvi è quella di aver intrapreso oltre al percorso di ricerca della qualità, un percorso di innovazione vista come ricerca della tradizione, un risalire nel tempo sino agli albori della locale storia vitivinicola, per scoprire alcune pratiche degli illustri antenati che, adeguatamente rivisitate, possano portare qualcosa di altamente innovativo nel panorama vitivinicolo, fuori da ogni omologazione, tipico, unico e non riproducibile altrove. Fiorenzo Collacciani e figli hanno recentemente salvato e reimpiantato il Giacché, un’uva tipica della macchia mediterranea, detta localmente anche “Ciambrusco”, già conosciuta al tempo degli Etruschi e dei Romani, nel tempo abbandonata e pressoché scomparsa, capace di dare rossi di straordinaria intensità e dall’incredibile corredo polifenolico. Poi l’introduzione di nuove eppur antiche tecniche di vinificazione, e l’utilizzo delle tradizionali botti di castagno, per riscoprire e riproporre in chiave moderna i rinomati vini etruschi di un tempo. Torneremo al vino invecchiato in giare di terracotta, confezionato in sottili anfore e servito in pregiato vasellame di bucchero? Attendiamo non senza interesse le prossime proposte.
| Vini degustati | Annata | Prezzo | Voto |
|---|---|---|---|
| Giacchè | 2003 | da 15 a 25 euro | @@@@ |
| Kantharos Bianco | 2002 | da 10 a 15 euro | @@@@ |
| Kantharos Rosso | 2001 | da 10 a 15 euro | @@@@ |
| Kottabos Bianco | 2001 | da 7,50 a 10 euro | @@@ |
| Kottabos Rosso | 2001 | da 7,50 a 10 euro | @@@ |