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Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Vosté 2024

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: 
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Data degustazione:
05/2026


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: cannonau
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: IOLEI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 19 a 24 euro


Arriviamo finalmente al punto cruciale di questa lunga carrellata di etichette proposta dalla famiglia Puddu, capitanata da Antonio, l’enologo dell’azienda Iolei. Alludo al primo dei tre Nepente presentati dalla cantina di Oliena in provincia di Nuoro. Il suddetto comune è noto ai più per la celebre sottozona – inerente alla DOC Cannonau di Sardegna – che prende il nome del vino sopracitato. Quest’ultimo a mio avviso esprime tutta la classe del cannonau allevato ad altitudini non indifferenti, le stesse possono arrivare sino a 650 metri sul livello del mare.
“Vosté” è l’equivalente in lingua sarda dell’allocutivo di cortesia “voi”. Un segno di rispetto e riverenza nei confronti del Nepente, nativo del territorio di Oliena ed apprezzato fin dall’antichità greca. In etichetta, Gabriele D’Annunzio, uno dei primi ad averlo elogiato con la celebre frase – Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi, lasso –. Il disegno è un’opera digitale.
Il territorio di Oliena è caratterizzato da quattro substrati diversi: basalto, granito, scisto e calcare. Il suolo, invece, è composto da una parte calcarea e da una a disfacimento granitico. In vigna le uve, allevate con il tradizionale sistema ad alberello – e a cordone speronato – vengono selezionate mediante una raccolta manuale in piccole cassette. Seguono la pigiadiraspatura e la macerazione a temperatura controllata di circa 23°C per 10 giorni. Continua poi con la fermentazione malolattica in vasche di cemento.

Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Vostè 2024

Osservandolo in controluce, spicca una trama cromatica rubino con riflessi violacei; all’interno del calice il vino si muove lentamente disegnando archetti fitti e regolari. Al naso ritrovo la purezza espressiva del Nepente di Oliena: una bella ciliegia matura, accompagnata da frutti neri di rovo – rossi e neri – e l’immancabile macchia mediterranea che rimanda al ginepro e alle bacche di mirto; con lenta ossigenazione un ricordo di garofano selvatico e grafite. Naso davvero pulito, cangiante. Coerente al palato per via del frutto, lo riempie con classe, sobrietà, grazie ad una freschezza che rimane incollata per diversi minuti. La sapidità, in chiusura, mostra il carattere del terreno. Un vino lungo, penetrante, non vi è traccia di eccessivo alcol percepito. Quattro chiocciole vicinissime alla quinta. Porcetto sardo allo spiedo.

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