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No, non è il titolo di una gara ippica come il nome Nambrot potrebbe per assonanza suggerire a qualcuno! Si tratta della degustazione tenuta nella casina di caccia del Marchese Incisa della Rocchetta domenica 3 Aprile 2005 in quel di Bolgheri. Una location mozzafiato che ha reso l’evento particolarmente suggestivo ed emozionante. A contendersi la palma del miglior vino realizzato sulla Costa degli Etruschi nell’anno 1998 c’erano ben 21 aziende che non hanno rinunciato a mettersi in gioco di fronte a una platea internazionale di giornalisti qualificati. La degustazione è stata condotta rigorosamente alla cieca con punteggi in ventesimi, con i quali devo riconoscere non avere particolare dimestichezza (mi sono accorto di non essere il solo, l’amico Roberto Giuliani e l’inviato di Porthos hanno manifestato lo stesso disagio), ritrovandomi in finale con l’aver penalizzato forse eccessivamente un pò tutti vini. Interessante la possibilità a fine degustazione di discutere confrontandosi gli uni con gli altri e commentando a viva voce le proprie impressioni sui singoli campioni. Il Nambrot della Tenuta Ghizzano, della frizzante e vulcanica Ginevra Venerosi Pesciolini, ha messo d’accordo un pò tutti insieme al Lupicaia di Castello del Terriccio, anche se su quest’ultimo un noto inviato d’oltreoceano ha messo in dubbio la naturalità di certe note aromatiche particolarmente intense e originali. Su tutti gli altri vini c’è stata, invece, una difformità anche piuttosto marcata di giudizio che in parte è stata imputata a una disomogeneità di formati di bottiglie (alcuni vini erano in versione magnum, ndr) e ad alcuni vini non proprio in buone condizioni. Io, ad esempio, non sono stato così categoricamente negativo sul La Regola di Podere La Regola. Diversa invece la questione relativa allo Scasso dei Cesari della Tenuta Valgiano, con Moreno Petrini piuttosto amareggiato per i diversi giudizi negativi ricevuti (anche se uno dei presenti lo ha votato come il migliore, “de gustibus”…). A me il vino non era, inizialmente, dispiaciuto mostrando al naso di avere carattere, mentre in bocca l’astringenza era veramente eccessiva non consentendogli di concludere in termini favorevoli. Tra i vini che ho apprezzato di più, oltre ai citati Nambrot e Lupicaia, che hanno dato notevole prova di complessità e freschezza, ho scoperto e premiato con punteggi di tutto rispetto un gran bel Morellino e Alicante della Fattoria Mantellassi, la potenza del Cabernet di Montechiari, nonchè l’eleganza e la finezza del ciliegiolo San Lorenzo di Sassotondo. Nelle posizioni di rincalzo non mi sono dispiaciuti affatto, contrariamente a molti dei presenti, lo scorbutico sangiovese Cavaliere di Michele Satta, il poco appariscente ma sempre di gran classe Sassicaia e il “mio” Grattamacco. Una nota a margine per il Petra: Andrea Gabrielli molto onestamente ha riconosciuto pubblicamente di avergli dato, con sua stessa sorpresa, un punteggio molto alto e so che molti altri hanno fatto lo stesso incluso il sottoscritto, nonostante nei giorni precedenti si era detto peste e corna sui vini di questa azienda. Io non mi sono, approfondendo la cosa, meravigliato più di tanto. Nei giorni precedenti tutti noi avevamo assaggiato le produzioni più recenti di questa azienda da vigne giovanissime (3 anni!!!), mentre questo ’98 è stato prodotto quando l’azienda praticamente non esisteva, nella vecchia cantina da un vigneto di una trentina d’anni. Delusione collettiva per il Paleo di Le Macchiole che forse ha sofferto più di altri la difficile annata 1998 (come ha ricordato la brava degustatrice e amica giapponese Mayumi Nakagawara) e stesso discorso dicasi per alcuni vini della maremma come, ad esempio, il Capatosta di Poggioargentiera. Pareri discordanti, infine, per quanto riguarda A Sirio di San Gervasio e il Rosso delle Miniere della Fattoria Sorbaiano, mentre sono stati rilevati problemi di precoce ossidazione per i vini di Beconcini Pietro, Fattoria Uccelliera, Fattoria del Buonamico e Fattoria del Teso.
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