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Doc e DocgLe regole del vino

Le Doc dell’Emilia Romagna: Pignoletto e sottozone Colli d’Imola, Modena e Reno

Cartina Pignoletto Doc


❂ Pignoletto D.O.C.
(Ultima modifica: 19 giugno 2017 – pubblicata sul Sito ufficiale del Mipaaf, Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP)


zona di produzione
● in provincia di Bologna: comprende per intero il territorio amministrativo dei comuni di Anzola dell’Emilia, Argelato, Bentivoglio, Bologna, Borgo Tossignano, Budrio, Calderara di Reno, Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel Guelfo di Bologna, Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castenaso, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Granarolo dell’Emilia, Imola, Loiano, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Monte San Pietro, Monterenzio, Monzuno, Mordano, Ozzano dell’Emilia, Pianoro, Pieve di Cento, Sala Bolognese, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi, Valsamoggia, Zola Predosa;

● in provincia di Modena: comprende per intero il territorio amministrativo dei comuni di Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Camposanto, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Cavezzo, Concordia sul Secchia, Finale Emilia, Fiorano Modenese, Formigine, Guiglia, Maranello, Marano sul Panaro, Medolla, Mirandola, Modena, Nonantola, Novi di Modena, Prignano sul Secchia, Ravarino, S. Cesario sul Panaro, S. Felice sul Panaro, S. Possidonio, S. Prospero sul Secchia, Sassuolo, Savignano sul  Panaro, Serramazzoni, Soliera, Spilamberto, Vignola, Zocca;
● in provincia di Ravenna: comprende per intero il territorio amministrativo dei comuni di Brisighella, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme;

base ampelografica
anche frizzante, spumante, passito, vendemmia tardiva: min. 85% grechetto gentile (localmente conosciuto anche con il nome alionzina), possono concorrere anche le uve dei vitigni a bacca di colore analogo,  non aromatici, previsti nell’elenco della Regione Emilia–Romagna, delle varietà di vite per uva da vino, presenti nei vigneti in ambito aziendale, da soli o congiuntamente, max. 15%; in tale ambito del 15% possono concorrere le uve dei vitigni pinot nero e/o pinot grigio vinificate in bianco;

norme per la viticoltura
è ammessa l’irrigazione di soccorso;
la resa massima di uva in coltura specializzata deve essere di 21 t/Ha e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 9% vol.;
per le tipologie Pignoletto passito e “Pignolettovendemmia tardiva la produzione massima di uva per ettaro non deve essere superiore a 9 t/ha, ottenute dalla cernita delle uve destinate alla produzione del vino “Pignoletto” in possesso dei requisiti prescritti per tale tipologia. Il rimanente quantitativo di uva per ettaro, fino al massimo consentito per la tipologia “Pignoletto” può essere destinato alla produzione delle diverse tipologie del vino “Pignoletto”;

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione, imbottigliamento, confezionamento, devono essere effettuate all’interno della zona di produzione;
la vinificazione delle uve destinate alla produzione del vino a Denominazione di Origine Controllata “Pignolettopassito può avvenire solo dopo che le stesse siano state sottoposte ad appassimento naturale avvalendosi anche di sistemi o tecnologie comunque operanti a temperature analoghe rispetto al processo naturale. Al termine dell’appassimento dette uve devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 15% vol. e la loro resa massima in vino non deve essere superiore al 50%;

norme per l’etichettatura
per i vini designati con la Denominazione di Origine Controllata “Pignoletto” è consentito l’uso della menzione “vigna” alle condizioni previste dalla normativa vigente;
nelle tipologie frizzanti prodotte tradizionalmente con fermentazione in bottiglia, è obbligatorio riportare in etichetta la dicitura “rifermentazione in bottiglia“;
con esclusione delle tipologie spumante e frizzante è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve

legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica:
1) fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica relativa alla Denominazione di Origine Controllata “Pignoletto”, interessa la parte centrale della regione Emilia-Romagna. 
La zona delimitata, che, a partire dall’estremità ovest, interessa tre provincie, ripartiti quasi egualmente tra ambienti di pianura e di rilievo appenninico. Tale zona presenta caratteri di uniformità negli aspetti pedoclimatici vista la comune origine della giacitura e dell’esposizione dei terreni. Il clima nelle sue varie espressioni ha uniformato il passaggio e di conseguenza, le colture, tanto che i vitigni che compongono la base ampelografica dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Pignoletto” sono allevati e coltivati con tecniche sostanzialmente omogenee in tutta la zona.
La pianura, con un’altitudine tipicamente compresa tra i 2 ed i 70 metri s.l.m., occupa un’area continua, tra la valle del fiume Secchia e quella del torrente Sillaro interessando agli ampi fondovalli appenninici, dove si raggiungono quote anche di 150 metri s.l.m. Nella piana pedemontana e nella piana alluvionale a crescita verticale, i sedimenti provengono principalmente dai fiumi e torrenti appenninici. Il rilievo appenninico interessa un’area continua che si estende dalle prime colline fino al crinale appenninico, compresa una area di pianura di transizione, morfologicamente mossa, quasi assente nella zona sud est della regione esclusa dalla delineazione.
Le quote variano da 100 a 2̇200 metri, ma il vigneto interessa prevalentemente quote inferiori ai 700 metri. Predominano le rocce sedimentarie, con litotipi molto vari (arenarie, argille, calcari, gessi, sabbie, conglomerati). I suoli sono distribuiti secondo mosaici complessi, per la varietà dei fattori orografici locali, e dei condizionamenti dovuti ai processi morfogenetici, per la complessità dell’assetto geologico strutturale e della distribuzione dei litotipi, per la diversità del clima, della vegetazione, e dell’intervento umano.
A seconda della zona, in relazione ai vitigni coltivati e alla tradizione viticola ed enologica, il vigneto è presente a differenti altitudini, a partire dalla pianura; l’area meno vitata risulta quella dell’alto appennino, caratterizzato da climi eccessivamente freddi. Il regime delle temperature dell’area è caratterizzato da un’elevata variabilità, passando dal temperato sub continentale (più importante relativamente all’area vitata) al temperato fresco. In pianura, il clima assume maggiori caratteri continentali, con valori medi annui intorno a 14–16°C.
Le precipitazioni variano da 600 a 800 mm annui, concentrate maggiormente nel periodo autunnale e secondariamente primaverile. Le piovosità minime sono localizzati nell’area nord–orientale. Le condizioni di deficit idrico avvengono principalmente nel periodo estivo, attenuate dall’elevata umidità relativa dell’aria e dalle dotazioni idriche superficiali. Salendo di altitudine la piovosità aumenta, variando da circa 800 m (margine appenninico prospiciente la pianura) ad oltre i 2̇000 mm dell’alto appennino, parallelamente ad un aumento dei giorni di pioggia. Il bilancio idroclimatico segue il medesimo andamento della piovosità con valori variabili da circa – 400 mm della pianura più interna fino a raggiungere lo 0 sul medio Appennino e valori positivi a maggiori altitudini.
2) fattori umani rilevanti per il legame
Quando i romani, circa due secoli prima della nascita di Cristo, sottomisero ed unificarono sotto il segno della lupa i territori abitati dalle tribù dei galli boi, avevano probabilmente mille motivi per farlo, non esclusi quelli legati alle ricchezze agricole di tali zone. I filari di vite erano maritati ad alberi vivi, secondo l’uso introdotto dagli etruschi e sviluppato successivamente dai galli. Tale metodo infatti, lo si chiama “arbustum gallicum”, particolarmente adatto non solo alle terre basse ed umide della pianura, ma soprattutto si era incrementato notevolmente sulla zona collinare.
È accertato che da tali terreni, soprattutto quelli collinari posti a sud di Bononia (attuale Bologna), nelle vicinanze degli attuali Comuni di Monteveglio e Castello di Serravalle i nostri antenati latini producessero vini che li appassionarono moltissimo. Le terre dell’agro bononiense erano coltivate dai veterani di tante campagne militari in tutto il mondo allora conosciuto, per cui la bevanda bacchica era palesemente bevuta, gustata ed apprezzata.
Sono state ritrovate antiche Olle di conservazione del vino nella zona della località di Mercatello posta al confine tra il comune di Monteveglio e Castello di Serravalle.
Plinio il Vecchio – I° sec. d.C. – nel capitolo “Ego sum pinus laeto” tratto dalla monumentale opera di agronomia “Naturalis historia”, enuncia che in “apicis collibus bononiensis” vi si produceva un vino frizzante ed albano, cioè biondo, molto particolare ma non abbastanza dolce per essere piacevole e quindi non apprezzato, poiché è risaputo che durante l’epoca imperiale era gradito il vino dolcissimo, speziato ed aromatizzato con innumerevoli essenze, inoltre, sempre molto “maturo” in quanto i vini giovani non erano in grado di soddisfare i pretenziosi palati della nobiltà.
Erano trascorsi poco meno di tre secoli dalla conquista romana – 179 a.C. – che il vino era radicalmente mutato, ma non le qualità e caratteristiche uniche di tale nettare.
Riprendendo il cammino alla ricerca di tracce che ci possano condurre ai vini che oggi degustiamo, ci imbattiamo nelle biografie dell’operosità di tali monaci-agresti che sono giunte fino ai giorni nostri, in cui si menzionano i notevoli impulsi dati per lo sviluppo della vite. Si sparsero in tutte le regioni italiane e nel migrare verificarono che sulle colline bolognesi si produceva un buon vinello dorato e mordace, appunto frizzante. OMNIA ALLA VINA IN BONITATE EXCEDIR – decisamente “…un vino superiore per bontà a tutti gli altri…” e bevuto non solo durante le pratiche liturgiche, ma anche con gioia alla tavola del nobile e del volgo, ottenuto da uve conosciute ed apprezzate come pignole.
I secoli che da allora sono trascorsi per giungere fino ai giorni nostri, sono stati indiscussi testimoni di innumerevoli fatti e citazioni riguardanti i vini delle nostre splendide colline bolognesi. Della vite coltivata sulle colline di Monteveglio, nelle adiacenze della monumentale Abbazia omonima ne parla il documento risalente al 973 d.C. nel quale il Vescovo di Bologna Alberto, concedeva al Vescovo di Parma, insieme all’Abbazia di Monteveglio, circa trenta tornature di vigneti.
Nel 1300, Pier de’ Crescenzi, nel più importante trattato di agronomia medievale “Ruralium commordorum – libro XII” descriveva le caratteristiche organolettiche del “pignoletto” che si beveva allora, in quanto il vino, oltre che maggiormente prodotto, era quello più gradito per piacevolezza e per la vivace e dorata spuma.
Agostino Gallo ne “Le venti giornate dell’agricoltura” del 1567, sollecitava di piantare le uve pignole in quanto per la notevole produzione, permetteva un florido commercio perché sempre ricercate.
Medico e botanico di Papa Sisto V, il Bacci, nel personale trattato del 1596 “De naturalis vinarium istoria de vitis italiane”, asseriva le “…rare et optime…” qualità intrinseche dell’uva pignola. Così pure Soderini, noto agronomo fiorentino, sempre in quegli anni, ne confermava le caratteristiche.
Il Trinci – 1726 – pone in evidenzia le caratteristiche di tale vitigno: l’odierno vino “pignoletto” si riscontra nella sua quasi totalità di tali affermazioni, per non dire che sono le medesime.
Ulteriori conferme sono riportate nel “Bullettino Ampelograficho” del 1881, in cui è nominata l’uva pignola prodotta nelle colline poste a sud dell’urbe di Bologna, la cui assomiglianza con l’attuale produzione è stupefacente, e non lascia più adito ad altri dubbi di sorti.
Lo statuto di Bologna del 1̇250 ordina la costruzione della “Strada dei vini” per trasportare con sicurezza verso Bologna i vini ottenuti nelle colline a sud della città.
A partire dal 1̇250 risalgono i primi estimi del comprensorio vitivinicolo.
In relazione al disciplinare si può affermare che:
– base ampelografica dei vigneti: il vitigno prevalente (minimo 85%) per la produzione del vino in questione è il Grechetto gentile ed i restanti vitigni complementari sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area di produzione.
– alle tecniche agronomiche adottate: le forme d’allevamento, i sesti d’impianto sono quelle storicamente evolutesi nella zona, volte a contenere le rese e ottenere le qualità previste dal disciplinare; l’ambiente pedoclimatico favorisce un naturale accrescimento della vite, le imprese hanno optato per forme di allevamento a cordone permanente con tralci ricadenti capaci di contenere la vigoria delle piante, di consentire un’adeguata distribuzione spaziale delle gemme, esprimere la potenzialità produttiva, permettere la captazione dell’energia radiante, assicurare sufficiente aerazione e luminosità ai grappoli. Le forme di allevamento più diffuse sono il cordone libero, il cordone speronato, il GDC, il guyot, il sylvoz. La densità d’impianto varia dai 2̇500 – 3̇000 ceppi/ettaro nei terreni di pianura ai 3̇000 – 4̇000 ceppi/ettaro nei terreni del margine appenninico e del basso appennino associati a calanchi;
– alle pratiche di elaborazione dei vini: tradizionalmente consolidate in zona per la produzione di vini bianchi, fermi o frizzanti per le tipologie consentite dal disciplinare.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico.
I vini di cui al presente disciplinare di produzione presentano, dal punto di vista analitico ed organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’articolo 6, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
In particolare gli elementi che evidenziano il legame con il territorio sono i seguenti:
– Pignoletto nella versione tranquilla: si presenta di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli caratteristici della varietà Grechetto gentile, profumo delicato e fruttato ed un sapore con contenuta acidità e giusta aromaticità, spesso con sentori amarognoli, tutti fattori fortemente legati alle caratteristiche del territorio ricco di argille e arenarie.
– Pignoletto nella versione frizzante: l’Emilia-Romagna è la patria dei vini frizzanti, frutto di una lunga tradizione locale, caratteristica che accomuna i vini di pianura e di collina, da est a ovest della Regione. Il Pignoletto frizzante propone sentori più freschi e fruttati e un’acidità più sostenuta, mentre conferma un gusto mediamente aromatico e spesso un finale amarognolo che rivela la stretta relazione con il territorio.
– Pignoletto nella versione spumante: si tratta della naturale evoluzione della versione frizzante verso un prodotto che esalta le caratteristiche di freschezza e aromaticità del vitigno Grechetto gentile mantenendone integre le caratteristiche peculiari all’olfatto e al gusto che derivano dai terreni presenti nell’area di produzione e dal vitigno.
– Pignoletto nella versione passito e vendemmia tardiva: nell’ultimo decennio è stata riscontrata la vocazione delle uve del vitigno Grechetto gentile all’appassimento o alla surmaturazione sulla pianta. Ne derivano vini amabili o dolci, caldi, di alta alcolicità totale e moderata acidità, armonici e vellutati con profumi delicati, dove il finale amarognolo vene annullato dall’appassimento o surmaturazione delle uve.

Sottozona Reno
Dal punto di vista analitico ed organolettico i vini prodotti in questa sottozona presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, che riflettono la tipicità e la caratterizzazione del territorio di produzione legate alle proprietà pedoclimatiche dell’ambiente. Tali caratteristiche del vino di base, sono evidentemente condizionate dall’ambiente fertile e fresco caratteristico della sottozona, ricco di ghiaie e di sabbie, e delle forme di allevamento principalmente basate su cordoni permanenti (cordone speronato e G.D.C.) e portainnesti che assecondano la naturale vigoria del vitigno Grechetto gentile.
Dalle uve prodotte nella media pianura bolognese e nella media pianura modenese posta alla destra del fiume Panaro si possono quindi ottenere vini bianchi dal colore giallo paglierino, di media struttura, buona acidità. La freschezza e la fragranza dei profumi con evidenze floreali e fruttate contribuiscono al loro equilibrio gustativo.

Sottozona Modena
La sottozona Modena è storicamente caratterizzata alla produzione di vini frizzanti e spumanti. Dal punto di vista analitico ed organolettico questi vini presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
Dalle uve prodotte nella media pianura modenese con prevalenza di suoli “Sant’Omobono” si ottengono vini bianchi dal colore giallo paglierino, di media struttura, buona acidità. La freschezza e la fragranza dei profumi contribuiscono al loro equilibrio gustativo. Dalle uve prodotte nella pianura pedemontana e nei rilievi collinari si ottiene un vino
strutturato, di corpo morbido, di bassa acidità, con note fruttate molto evidenti.
Dalle uve prodotte nella media pianura modenese con prevalenza di suoli denominati “terre argillose delle valli
bonificate” si ottiene un vino di buona struttura, di corpo morbido, di media acidità e con note fruttate evidenti. Anche in questo caso, la freschezza e la fragranza dei profumi contribuiscono al loro equilibrio gustativo.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B).
La zona geografica delimitata è un’area molto variabile, con caratteristiche che hanno portato a diverse viticolture e all’insediamento di diversi vitigni, specifici per ogni zona.
Il vitigno “Grechetto gentile”, localmente conosciuto anche con il nome Alionziana (cfr. Studio dell’università di Bologna, Prof. Marangoni, 1976), è per circa il 60% localizzato in pianura e il 38% in collina; marginale la montagna (Istat, 2000). I vini rispecchiano le due macrozone viticole dell’Emilia-Romagna, perché la pianura produce vini più freschi e beverini, mentre la collina ha spesso vini più strutturati, eleganti e persistenti all’olfatto e al gusto.
In generale le condizioni d’illuminazione e calore della zona geografica delimitata, in riferimento all’area vitata, permettono alle uve di raggiungere un adeguato grado di maturazione. Le sommatorie termiche più elevate si raggiungono in pianura con 2̇400 gradi (Indice di Winkler), che decrescono salendo di altitudine.
Nell’area collinare, sono tradizionalmente vitate le aree con le condizioni climatiche migliori, su versanti ben esposti o valli maggiormente protette da correnti di aria fredda, dove si ottengono vini di elevato pregio. Più diffusa la viticoltura collinare nelle province di Bologna e Modena. Ad altitudini più elevate, dove il vigneto è più marginale, con suoli poco profondi, soggetti a intensi fenomeni erosivi, trovano un ambiente particolarmente favorevole vitigni a ciclo breve.
Il clima sub continentale, garantisce una adeguata piovosità durante l’anno, mentre i fenomeni di siccità estiva, sono mitigati in pianura dalla presenza di corsi d’acqua e terreni profondi e da una migliore entità e distribuzione delle piogge in collina, rendendo tali ambienti favorevoli alla coltura della vite. Non mancano fenomeni locali particolari, come ad esempio, in pianura, nei pressi del confine tra la Provincia di Bologna e quella di Ferrara, la presenza di suoli deltilizi e della pianura costiera, con altitudini inferiori al livello del mare, ad idromorfia poco profonda, ma la cui disponibilità idrica del suolo è contrastata da un bilancio idroclimatico molto negativo. In generale comunque, la presenza di elevate escursioni termiche tra notte e giorno nel periodo di maturazione delle uve, abbinate a terreni prevalentemente sub alcalini o alcalini, a tessitura fine o moderatamente fine, determinano l’ottenimento di vini profumati e dall’alto contenuto in polifenoli, da cui derivano le caratteristiche organolettiche tipiche dei vini.
La viticoltura ed i prodotti enologici variano anche da ovest ad est, secondo la tradizione delle singole zone. L’area di pianura è quella che produce la maggiore quantità di vino e comprende la zona storica emiliana etrusca. Sui colli oltre al Grechetto gentile (Alionzina) frequente nell’area di Bologna, si diffondono molti altri vitigni, internazionali o locali, tra cui si incontrano il Sauvignon, la Spergola, il Montuni, unitamente ai rossi alla base dei vini bordolesi Cabernet e Merlot. Ai confini est dell’area collinare troviamo anche lo storico Sangiovese e l’Albana.
L’importanza della viticoltura di questa area viticola è ufficializzata dall’importante diffusione del vigneto all’interno dell’area delimitata e dalle centinaia di migliaia di ettolitri di vino “Pignoletto” prodotto e commercializzato ogni anno nel mondo.

Cartina Pignoletto Doc Sottozona Colli d'Imola

Sottozona Colli d’Imola

zona di produzione
● in provincia di Bologna: comprende l’intero territorio dei comuni di Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Fontanelice e la parte collinare dei territori amministrativi dei comuni di Castel San Pietro Terme, Dozza, Imola e Ozzano dell’Emilia il cui limite a nord è delimitato dalla strada statale n. 9 “Emilia”;

base ampelografica
anche frizzante, spumante: min. 85% grechetto gentile (localmente conosciuto anche con il nome alionzina), possono concorrere anche le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatici, previsti nell’elenco della Regione Emilia–Romagna, delle varietà di vite per uva da vino, presenti nei vigneti in ambito aziendale, da soli o congiuntamente, max. 15%; in tale ambito del 15% possono concorrere le uve dei vitigni pinot nero e/o pinot grigio vinificate in bianco;

norme per la viticoltura
la produzione massima di uva per ettaro dei vigneti in coltura specializzata non deve essere superiore a 15 t/ha e il rispettivo titolo alcolometrico volumico naturale minimo deve essere di 10,5% vol.;

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione delle uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Pignoletto” sottozona “Colli d’Imola” nonché le operazioni di presa di spumaimbottigliamento e confezionamento devono essere effettuate nella zona di produzione;

Cartina Pignoletto Doc Sottozona Modena

Sottozona Modena

zona di produzione
● in provincia di Modena: comprende l’intero territorio amministrativo dei  comuni di Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Camposanto, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Cavezzo, Concordia sul Secchia, Finale Emilia, Fiorano Modenese, Formigine, Guiglia, Maranello, Marano sul Panaro, Medolla, Mirandola, Modena, Nonantola, Novi di Modena, Prignano sul Secchia, Ravarino, S. Cesario sul Panaro, S. Felice sul Panaro, S. Possidonio, S. Prospero sul Secchia, Sassuolo, Savignano sul Panaro, Serramazzoni, Soliera, Spilamberto, Vignola, Zocca tutti in provincia di Modena;

base ampelografica
anche frizzante, spumante: min. 85% grechetto gentile (localmente conosciuto anche con il nome alionzina), possono concorrere anche le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatici, previsti nell’elenco della Regione Emilia–Romagna, delle varietà di vite per uva da vino, presenti nei vigneti in ambito aziendale, da soli o congiuntamente, max. 15%; in tale ambito del 15% possono concorrere le uve dei vitigni pinot nero e/o pinot grigio vinificate in bianco;

norme per la viticoltura
la produzione massima di uva per ettaro dei vigneti in coltura specializzata non deve essere superiore a 18 t/ha e il rispettivo titolo alcolometrico volumico naturale minimo deve essere di 9,5% vol.

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione delle uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Pignoletto” sottozona “Modena”, nonché le operazioni di imbottigliamento o di confezionamento devono essere effettuate nella zona di produzione;

Cartina Pignoletto Doc Sottozona Reno

Sottozona Reno

zona di produzione
● in provincia di Bologna: comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di Anzola dell’Emilia, Argelato, Bentivoglio, Bologna, Budrio, Calderara di Reno, Casalecchio di Reno, Castel Guelfo di Bologna, Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castenaso, Crevalcore, Dozza, Granarolo dell’Emilia, Imola, Medicina, Ozzano dell’Emilia, Pieve di Cento, Sala Bolognese, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Zola Predosa, nonché le località Crespellano e Bazzano del Comune di Valsamoggia;

● in provincia di Modena: comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di Castelfranco Emilia, Nonantola, Ravarino, San Cesario sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto;

base ampelografica
anche frizzante, spumante: min. 85% grechetto gentile (localmente conosciuto anche con il nome alionzina), possono concorrere anche le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatici, previsti nell’elenco della Regione Emilia–Romagna, delle varietà di vite per uva da vino, presenti nei vigneti in ambito aziendale, da soli o congiuntamente, max. 15%; in tale ambito del 15% possono concorrere le uve dei vitigni pinot nero e/o pinot grigio vinificate in bianco;

norme per la viticoltura
la produzione massima di uva per ettaro dei vigneti in coltura specializzata non deve essere superiore a 18 t/ha e il rispettivo titolo alcolometrico volumico naturale minimo deve essere di 9,5% vol.;

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione delle uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Pignoletto” che riportano il riferimento alla sottozona “Reno”, nonché le operazioni di presa di spuma, imbottigliamento e confezionamento devono essere effettuate rispettivamente nella zona di produzione.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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