Barolo Cannubi 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2022
Tipologia: Docg Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: RÉVA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre 50 euro
Vino Bio: sì
Cannubi non è soltanto una delle MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) più importanti del Barolo, ormai da decenni è entrata a far parte dell’olimpo dei vigneti mondiali, affianco a nomi leggendari quali: Clos-de-Bèze, Clos de Tart, Bâtard-Montrachet… Questi sono solo alcuni dei grand cru più famosi di Borgogna, che con il Piemonte vitivinicolo a mio avviso ha tanto da spartire. Tanti illustri langhetti definiscono Cannubi “cuore pulsante della denominazione” o “vigna benedetta”, diversi i motivi: storicità, microclima, forma stessa dell’appezzamento e soprattutto derivazione e tipologia di suolo.

Si inizia con la matrice di Serralunga d’Alba caratterizzata dalle Formazioni di Lequio, quella di La Morra segnata dalle Arenarie di Diano e infine i suoli di Monforte d’Alba, dove prevalgono nettamente le Marne di Sant’Agata; ci troviamo dunque dinnanzi ad un mix di sabbia e microelementi unito a marne calcaree tortoniane ed elveziane, insomma un’antologia mitica e appassionante per grandi estimatori di nebbiolo di tutto il mondo. Provate dunque ad immaginare la gioia di Miroslav Lekes, imprenditore ceco al timone della Cantina Réva dal 2011, nel condurre 0,3 ettari di vigneto in questo paradiso enoico in grado di regalare vini affascinanti, austeri, in grado di sfidare oltremodo il tempo tuttavia capaci di regalare grandi soddisfazioni anche a pochi anni dalla vendemmia.

L’annata 2017 sarà ricordata per l’andamento climatico caldo, torrido, ed in particolar modo per le scarse precipitazioni che hanno causato siccità. In definitiva è stato uno quei millesimi dove la differenza la fa il vignaiolo, colui che sacrifica tante gite fuori porta, nonché notti insonni, per seguire pedissequamente l’intero ciclo vegetativo non soltanto giorno dopo giorno, oserei dire ora dopo ora: un intervento attuato nel modo sbagliato, o nel tempo non corretto, può determinare l’insuccesso totale della produzione e vanificare tutte le peculiarità offerte da un terroir tanto vocato. L’attenzione in vigna è di fatto uno dei comandamenti di Casa Réva, soprattutto per quanto concerne il rispetto della natura: conduzione agronomica in regime biologico o in conversione al biologico, dunque zero prodotti di sintesi o derivati chimici, inoltre vengono monitorati costantemente i risultati di vari esperimenti di tipo biodinamico.
Chi volesse ulteriormente approfondire questo aspetto troverà altre specifiche all’interno del mio articolo dedicato alla Cantina. La produzione di quest’etichetta è limitata, appena 2000 bottiglie e 150 magnum, ci troviamo esattamente all’interno del comune di Barolo a circa 320 metri sul livello del mare con piena esposizione ad est. Il lampia è il clone di nebbiolo prescelto per questa vigna, la densità d’impianto è pari a 4.500 ceppi per ettaro.

Tutto inizia con una vendemmia scrupolosamente manuale seguita da selezione su tavolo di scelta in azienda, fermentazione spontanea e macerazione in tini tronco-conici per 35 giorni, l’affinamento è di 24 mesi in botte grande di rovere. Il vino viene imbottigliato nell’agosto del secondo anno, segue ulteriore affinamento in bottiglia per 6 mesi.
Granato vivace, caldo con riflessi chiari a bordo bicchiere, tonalità luminosa e buon estratto. Naso fine, austero, l’impatto in questa fase è sussurrato, esordisce dapprima la polpa del frutto maturo, dunque frutti di rovo, visciole, accompagnati da un agrume rosso stimolante, viola e rosa; quest’ultime fanno breccia anticipando una sinfonia balsamica che tra i filari di Cannubi funge sempre da “colonna sonora”. Chiude su percezioni terrose che richiamano pietra frantumata, calcare ma anche anice stellato e pepe del Sichuan, notoriamente agrumato.
Il palato è ricco di materia ma la stessa scivola con disinvoltura e agilità, freschezza ai massimi nonostante l’annata torrida e tannino piuttosto misurato e già piuttosto coeso, dolce; è un vino dalla potenza intrinseca e per nulla ostentata, si manifesta soprattutto sulla lunga distanza, non sul timbro ingombrante. Un Barolo da godere appieno anche oggi ma con una lunga, lunghissima, strada davanti a sé.
Perfetto in abbinamento ad un piatto di tournedos alla Rossini, piatto leggendario quanto l’MGA Cannubi.