Barolo 2016

Barolo 2016 RévaDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 12/2020


Tipologia: Docg Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: RÉVA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enotecada 25 a 50 euro
Vino Bio:


L’annata 2016 sta regalando emozioni un po’ in tutto il Piemonte vitivinicolo, ma non solo. Certamente nella storia del Barolo sarà un millesimo da ricordare, uno di quelli che nel tempo mostrerà tutte le potenzialità del nebbiolo allevato in una tra le sue culle d’elezione. Restringiamo il campo, ci troviamo a La Morra in realtà, uno degli undici comuni dov’è possibile allevare e produrre il celebre vino tanto caro a Cavour. In questo borgo pittoresco oggi è ubicata la sede di Réva, giovane azienda vitivinicola nata nel 2011 a Monforte d’Alba per mano di Miroslav Lekes, imprenditore ceco, grande appassionato di vini e stimato collezionista.

Proprietari azienda Réva

È la realizzazione di un sogno durato un’intera vita, oggi il gruppo possiede vigneti in alcune delle più rinomate MGA del Barolo: Ravera, Lazzarito, Bussia, Cannubi. Nomi che mettono sull’attenti i grandi appassionati di vino di tutto il mondo. Queste le parole di Daniele Gaia, direttore commerciale di Réva: “Il nostro approccio mira a mettere in risalto le caratteristiche delle quattro vigne, la maggior parte delle quali, a conduzione biologica e vendemmiate in giornate differenti per permettere la maturazione perfetta. Dopo una doppia selezione accurata delle uve in vigna e poi sul tavolo da cernita, i frutti vengono vinificati separatamente, creando quattro vini differenti: un approccio che permette una migliore gestione sia della fermentazione sia dei tempi della macerazione che varia dai 30 ai 35 giorni. Solo alla fine si procede alla creazione del blend tra i 4 vini: un’operazione svolta dall’enologo Gian Luca Colombo in concerto con tutti i suoi collaboratori, per produrre un solo vino, bilanciato, equilibrato, perfetto.

vigne azienda Réva

L’etichetta classica del Barolo di Réva è il vino degli opposti, una somma di elementi bilanciati in maniera maniacale, la creazione di un insieme che si muove cronometricamente nel bicchiere, rappresenta il frutto delle sue quattro differenti vigne, protagoniste indiscusse.
La prima è l’MGA del Barolo Ravera, a Novello, gode di un microclima ventilato e una perfetta esposizione, est-sudest a 380 metri s.l.m., dove il clone michet cresce su suoli calcarei argillosi molto compatti; un’altra MGA tra le più note è Bussia, a Monforte d’Alba, vigne esposte a sud (360 metri s.l.m.), terreni franco-limosi-argillosi, caratteristiche che esaltano la complessità e la finezza aromatica del nebbiolo e costituiscono la maggior parte del blend di questo vino. Altre uve utilizzate provengono da Serralunga d’Alba, le stesse vengono allevate su terreni ricchi di Arenarie di Diano (marne e sabbie) di colore bianco, con strutture più sciolte dei terreni circostanti e un alto contenuto di calcare, caratteristiche che donano al vino struttura e profondità, i vigneti sono esposti a sudest a 380 metri s.l.m.; infine la piccola vigna di Grinzane Cavour caratterizzata dalle Marne di Sant’Agata Fossili, ricche di argilla, poca sabbia e una media quantità di calcare, ottima esposizione, pieno sud a 350 metri s.l.m.

La terra nelle vigne di Réva

Un altro tema importantissimo per l’azienda è l’impatto sull’ambiente, il rispetto della natura: riguardo la conduzione agronomica è da segnalare che il regime biologico, o in conversione al biologico, è attualmente il tipo di filosofia scelta. Zero prodotti di sintesi o derivati chimici, inoltre vengono monitorati costantemente i risultati di vari esperimenti di tipo biodinamico. Si pratica il sovescio piantando essenze fra i filari, soprattutto leguminose, il cui apparato radicale favorisce la fissazione dell’azoto e, andando in profondità, aiuta l’ossigenazione del suolo mobilizzando una maggiore quantità di elementi minerali assimilabili. La fertilizzazione del terreno avviene esclusivamente attraverso l’uso di compost selezionato da allevatori locali non industriali. Si predilige lo stallatico ben invecchiato per un motivo molto semplice: lo stesso, prima di essere utilizzato per la concimazione, riposa mesi sotto la paglia, “purificato” dall’azione dei microorganismi.
L’obiettivo per ora è riuscire a ottenere un concime composto da materia organica pura, senza alcuna addizione chimica. In un prossimo futuro Réva punta a realizzare un compost a ciclo chiuso, ottenuto esclusivamente da fonti animali e naturali provenienti dagli stessi appezzamenti e allevamenti dell’organismo agricolo: letame, legni di potatura, vinacce e sfalci. La vigna è parte integrande dell’ambiente che la ospita, dunque sono fondamentali scambi continui fra questi due elementi. Alcuni esempi concreti: l’introduzione di alveari posizionati al bordo dei vigneti e l’aver preservato ampie zone boschive e favorito la coltivazione di noccioleti e frutteti.

Le viti di Réva

Ma veniamo al vino presentato dall’azienda: Barolo 2016 Réva. Non basta a mio avviso scrivere: “la 2016 è un’annata gloriosa”, è una frase fine a se stessa, non vuol dire nulla, bisogna sempre spiegare i motivi che l’hanno resa celebre, caratteristiche ahimè sempre più rare negli ultimi decenni. Trovo corretto riportare per intero la scheda inviata dall’azienda: “L’andamento climatico è stato caratterizzato da un inverno mite e da una primavera particolarmente fresca e piovosa che ha causato un rallentamento della fase vegetativa, allungando i tempi della vendemmia. Le viti in questo modo sono cresciute senza particolari stress, immagazzinando riserve idriche ed evitando particolari problematiche fitopatologiche. Le giornate calde e terse dei mesi di agosto e settembre sono state decisive per la completa maturazione dei grappoli e lo sviluppo di componenti fenologiche, importanti per la complessità aromatica e la struttura dei vini che caratterizzano questa annata“.
Prodotto in sole 8000 bottiglie, densità d’impianto pari a 4500 ceppi per ettaro, vendemmia manuale, fermentazione spontanea a contatto con le bucce in vasche d’acciaio inox per 30-35 giorni, affina 24 mesi in botti di rovere austriaco e 12 mesi in bottiglia.
Ha colore granato vivace, caldo, particolarmente luminoso, disegna archetti fitti e ben delineati a bordo calice. Al naso il legno è già ben integrato, esordisce austero, “serafico”: grafite-incenso, viola e tabacco biondo, il frutto rosso richiama il ribes, l’arancia, financo mela Fuji, il merito di tanta delicatezza è da attribuire all’annata regolare e alla mano dell’azienda; tracce balsamiche di mentolo e tocchi erbacei di santoreggia completano il bouquet, ispessito ulteriormente da china, terriccio bagnato e una vena salmastra.
Il palato è ricco, pieno, succoso, la materia scivola con disinvoltura; freschezza e tannino sono protagonisti in questa prima fase della sua lunga carriera, la bocca si riempie di un frutto opportunamente maturo e il sorso culmina in un allungo salino da vero fuoriclasse. Quest’ultima caratteristica mostra un Barolo in grado di sfidare il tempo, ma godibile sin da ora, soprattutto se abbinato a un grande piatto della tradizione: arrosto di vitello in salsa di nocciole (Tonda Gentile delle Langhe, ci mancherebbe altro!).

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