Ansonica Calzo della Vignia 2018
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2022
Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: ansonica
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: CASTELLARI ISOLA DEL GIGLIO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 34 a 38 euro
È il primo vino che ho bevuto appena arrivato all’Isola del Giglio lo scorso 4 agosto, e ne sono rimasto decisamente scosso. Confesso che prima di allora mi era capitato solo un paio di volte di assaggiare vini di questo paradiso dell’arcipelago toscano, di Bibi Graetz e di Altura, punto.
Mi sono talmente innamorato di quest’isola che ho cercato in pochi giorni di andare a trovare quei vignaioli che stanno riportando in vita la preziosa viticoltura isolana.
Fra questi c’è Simone Ghelli, di cui ho scritto qui, che al momento produce un solo vino, rigorosamente da uve ansonica (ansonaco in gigliese), e che vino! Il Calzo della Vignia riesce a raccogliere tutta la tradizione enoica isolana e riportarla nel calice con notevole eleganza (i vini del Giglio hanno carattere rustico, sono potenti, strutturati, alcolici); per raggiungere le vigne si deve percorrere la strada che dalla località Scopeto si dirige verso il Faro di Punta Fenaio, a circa metà percorso si lascia l’auto e si va a piedi per il sentiero n.4. Ci si trova davanti un paesaggio che lascia senza fiato, terrazzamenti vitati con piante ad alberello gigliese che digradano verso il mare, in direzione di Cala di Sparavieri, alle spalle il bosco. Intorno rocce granitiche a ricordarci l’enorme lavoro che viene fatto, rigorosamente a mano, ogni volta che si ha necessità di nuovi muretti a secco (che qui chiamano greppe).

Questo bianco dai toni spiccatamente ambrati nasce dai vigneti Castellari, Saetta e Vernaccio; le uve, una volta raccolte e selezionate manualmente, si portano a macerare in cantina sulle proprie bucce per circa 4 mesi (valore che per ovvie ragioni può mutare di anno in anno), successivamente il vino fiore ottenuto viene posto a maturare in tonneau per 6 mesi, ma la parte più importante spetta all’affinamento in bottiglia, che dura almeno due anni, ecco perché ora è in commercio l’annata 2018, di cui sono stati prodotti 2.822 esemplari (quello in mio possesso è il n.2.818, ci mancava poco…). Nessuna filtrazione per lasciare che il vino esprima al massimo tutto il suo bagaglio di profumi e sapori.
Personalmente sono rimasto incantato dal Calzo della Vignia 2018, che ho avuto la fortuna di assaggiare in cinque diversi momenti, due nei ristoranti gigliesi, uno in vigna con Simone, uno a Terre di Vite nella bellissima Villa Cavazza di Bomporto (MO) due giorni fa (dove ho degustato anche la 2017), e il quinto ora, mentre vi scrivo, a casa mia, certamente in un contesto meno affascinante ma perlomeno tranquillo e silenzioso!
Ora, visto che fra microbiologi ed enologi continuano a battere il chiodo sul fatto che la mineralità nel vino è pura fantasia, non mi dilungherò sulle sensazioni olfattive che mi rimandano a quei tratti, però non posso proprio fare a meno di sottolineare quanto l’influsso marino abbia segnato il Calzo della Vignia, impossibile non percepirlo, poi ovviamente c’è molto altro, il frutto maturo (ma non più di tanto) che richiama la pesca, l’albicocca, ma anche l’arancia gialla e l’ananas disidratato, il mango, il fico d’india, il timo, persino una punta di rosmarino, poi vira anche verso note di miele di agrumi, il tutto all’interno di una sensazione delicatamente ossidativa che amplifica le percezioni.
In bocca è intenso, salino, rinforzato dall’impatto tannico portato dalla lunga macerazione, anche qui frutta ed erbe aromatiche giocano un ruolo importante, il finale è diritto, senza cedimenti, molto profondo. E nonostante ora abbia già conquistato una bevibilità ed eleganza notevoli, questo è un vino da dimenticare in cantina per almeno altri due anni, perché ha tutte le potenzialità per evolvere e raggiungere una splendida armonia.
Bevete bene e con moderazione!