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Frutto della collaborazione tra l’associazione Terra Mia ed il Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia, BianchIrpinia nasce nel 2005 come primo evento interamente dedicato alle due denominazioni “bianche” più conosciute della provincia di Avellino: Greco di Tufo e Fiano di Avellino. Inserito nel programma di Terra Mia, la più importante manifestazione enogastronomica irpina, BianchIrpinia è riservato ai soli giornalisti ed operatori accreditati. L’obiettivo principale è quello di offrire uno spazio tecnico per assaggiare, praticamente in anteprima, le nuove annate di Greco di Tufo e Fiano di Avellino. Sono tante le aziende irpine che imbottigliano i loro bianchi già a partire dalla seconda metà di aprile ed in questo modo è possibile farsi un’idea abbastanza precisa sulla qualità del millesimo.
L‘annata 2005 si preannuncia come una delle vendemmie più controverse degli ultimi decenni. Dal punto di vista climatico, essa ha avuto inizio con un inverno estremamente rigido e nevoso provocando da un lato ritardi nel germogliamento delle piante e dall’altro fornendo quella disponibilità idrica necessaria in prospettiva dell’estate. La primavera è stata regolare e poco piovosa. L’inizio dell’estate ha offerto una lunga serie di giornate calde e soleggiate ma senza eccessi per quanto riguarda le temperature massime. Dalla fine di agosto, e per buona parte del mese di settembre, giornate asciutte e ventilate si sono alternate a giorni di piogge intense e continue. Queste piogge di fine estate ed inizio autunno hanno finito per il causare giustificati timori tra i produttori. Eppure non sembrerebbero aver influito, come pure si era temuto, sulla maturità polifenolica delle uve, agevolmente raggiunta grazie al quasi perfetto andamento metereologico dei mesi precedenti. Del resto la raccolta è iniziata alla fine di settembre, addirittura con quasi due settimane di anticipo rispetto alla vendemmia 2004.
Stando a quanto potuto verificare nel bicchiere alcuni vini, nonostante le pioggie, hanno rivelato una inaspettata pienezza, supportata da una adeguata verve acida e minerale. Si tratta, però, di casi isolati, molti campioni hanno, di contro, evidenziato problemi di diluizione e scarsa personalità. Quest’ultima non di certo imputabile esclusivamente all’annata ma soprattutto alla preoccupazione di molti piccoli produttori, troppo concentrati a non sbagliare, che hanno finito, però, in questo modo, con il produrre dei vini piuttosto anonimi.
1) Di Meo – Salza Irpina Colore piuttosto scarico. Aromi inizialmente molto fruttati e “poco fiansechi”. Rischia l’anonimato. @@ 77/100
2) Benito Ferrara – Tufo Colore più carico ed aromaticità più intensa e calda. Si richiude su se stesso. Persistenza al palato. @@ 80/100
3) Di Prisco – Fontanarosa Frutto-aromatico. Mi convince di più del primo campione della serie. Mineralità. Acidità ancora scomposta al palato. @@ 79/100
4) La Casa dell’Orco – Pratola Serra Più delicato, accennato. Sembra un pò seduto al palato forse penalizzato da una temperatura di servizio più alta. Diluito nel finale. @@ 76/100
5) Antonio Caggiano – Taurasi Naso completamente diverso per le devianze del rovere con un leggerissimo ricordo d’uva spina. Per gli amanti del genere. @@ 80/100
6) Manimurci Frutto e mineralità. Non offre un’ampiezza di profumi invidiabile. Anche questo campione sembra più occupato a non sbagliare che provare ad esprimere maggior carattere. @@ 78/100
7) Feudi di San Gregorio – Sorbo Serpico Frutta e fiori delicatamente accennati. Più frutto che fiori. Un bianco di medio cabotaggio. @@ 79/100
8) Di Marzo – Tufo Naso diverso con lievissimi accenni minerali. Diffficile da afferare non convince neanche al palato. @@ 78/100
9) Macchialupa – Chianche Aromaticamente più aperto ed espressivo. E’ Fiano. Segue al palato. Senza strafare si fa apprezzare da un lato ma non entusiasma fino in fondo dall’altro. @@@ 81/100
10) Torricino – Tufo Naso particolarissimo. Iodato. Coerente al palato. Uno dei migliori in degustazione. @@@ 83/100
11) D’Antiche Terre – Manocalzati Naso molto diverso dalla media. Non facile da decifrare, diulito e scomposto al palato. @@ 76/100
12) I Capitani Naso di Fiano, appena accennato. Bocca che non apporta maggiori indicazioni ma di apprezzabile mineralità. @@ 80/100
13) Crypta Castagnara Naso poco varietale. Solo leggermente aromatico e piuttosto rustico. Disturba sullo sfondo un sentore poco pulito e poco piacevole. @@ 76/100
14) Pietracupa – Montefredane Iodio, minerale. Persistente e sapido al palato. Il terroir di Montefredane esce in tutta la sua fulgida e caratteriale bellezza. Il migliore in degustazione. @@@@ 89/100
15) Romano – Lapio Sulla scia del campione precedente. Solo più intenso al naso nelle fasi iniziali. Delude, forse proprio per questo, le aspettative al palato dove sembra perdere qualche colpo e chiudere un pò troppo frettolosamente. @@@ 84/100
16) Mastroberardino – Atripalda Anche in questo caso come in molti altri mineralità ed aromaticità sono solo accennati. Palato un pò corto e diluito. @@ 79/100
17) Antica Hirpinia Naso diverso e più difficile da inquadrare. Poco meglio al palato dove non ci aiuta a risolvere il giudizio. @@ 77/100
18) Rocca del Principe / Fabrizio Aurelia Naso ancora da farsi che lascia pensare alla necessità di maggiore bottiglia. Palato ricco, pieno che forse gioca con un pò di residuo zuccherino. @@@ 85/100
19) I Favati – Cesinali Diverso, si esprime su un registro meno minerale e più fruttato. Naso evanescente nelle primissime battute, solo appena accennato. Il palato sembra seguire in un finale di dubbia coerenza. Poi pian piano ecco comparire fiori dolci, note di nocciola e frutta secca, guadagnando punti e piacevolezza nel bicchiere. @@@ 82/100
20) Terre di Dora di Terredora – Montefusco Colore carico. Naso interessante, aromatico. Mineralità rupestre a tratti aggressiva. Avendo riscontrato alcune bottiglie non a posto, il giudizio, mai come in questo caso, è da prendersi col beneficio di inventario. @@@ 81/100
21) Vadiaperti – Montefredane Un pò sbavato, sfocato. Il naso è da farsi. Non si capisce ancora molto sulla sua futura fisionomia. Imbottigliamento poco felice (?). @@ 76/100
22) Radici di Mastroberardino – Atripalda Molto “lavorato”. Un pò troppo impegnato a fare il suo dovere. Non particolarmente vivace al palato. @@ 80/100
23) Montesole Colli Irpini – Montefusco Prova una strada diversa, di non facile comprensione. @ 74/100
24) Colli di San Domenico Non chiamatelo vino del contadino perchè qualche contadino potrebbe offendersi. 69/100
25) Tenuta Ponte – Luogosano Aromi tipici del Fiano. Non particolarmente complesso in questa primissima fase. Segue al palato senza convincere, però, fino in fondo. @@@ 81/100
26) F.lli Urciuolo – Forino Aromaticità meno spinta e più rotondità del frutto. Quasi non sembra Fiano. Segue (poco meglio) al palato. @@ 80/100
27) Villa Raiano – Serino Decisamente aperto ed espressivo. Forse un pò rilassato ma coerente al palato. @@@ 81/100
28) Pendino di Colli di Castelfranci – Castelfranci Più chiuso, riservato. Delicato, dà il meglio di sè al palato dove si mostra sapido e lungo. @@@ 83/100
29) Selvacorte di Contrada – Candida Sulla scia del precedente per chiusura al naso con solo qualche cenno minerale. Il palato è, al contrario, in questo caso, penalizzante. @@ 77/100
29bis) Giulia – Prata P.U. Non aggiunge quasi nulla alle sensazioni di chi l’ha preceduto. Difficile da decifrare, quasi muto al naso e poco consistente al palato. @@ 76/100
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