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Nebbiolo Prima 2010…in lettere

Manifesto Nebbiolo Prima 2010Tralasciando per un attimo l’aspetto “degustazioni”, ho cercato di tracciare un’insolita chiave di lettura di vari aspetti della manifestazione che per una settimana, dal 16 al 20 maggio, ha offerto a giornalisti, buyers, operatori del settore una vasta anteprima dell’ultima annata in commercio dei principali vini a base di uva Nebbiolo, ovvero Barolo, Barbaresco e Roero, prodotti nelle Langhe e nel Roero.

Annate
Diametralmente opposte. Splendidamente interpretato il 2006 dai produttori del Barolo, annata completa sotto tutti i punti di vista, dotata di grande freschezza, buona beva, buon equilibrio tra tenore alcolico, acidità e tannino, complessità e corpo maggiori rispetto alla precedente 2005. Maggior confine tra le migliori espressioni e risultati discreti nel caso del 2007, in particolare per il Barbaresco rispetto a una maggior linearità di interpretazione del Roero, da cui è scaturito un vino caldo e ricco di sostanza, di sentori di frutti rossi maturi, tannini morbidi in bocca, talvolta a scapito di acidità e freschezza, a vantaggio di una accattivante morbidezza, vini nel complesso che rispecchiano appieno la calda stagione estiva e autunnale dell’annata, con molti vini che presentano già ora una buona beva, in alcuni casi forse eccessiva.

Barolo e Barbaresco
I vini che più di tutti danno rilievo e valore al Piemonte e da cui ha preso spunto la manifestazione, da ancora molte (troppe!) persone considerati “importanti”, da abbinare unicamente ai “piatti della festa”, alle grandi occasioni, e che spesso rischiano di essere dimenticati in qualche cantina ed invecchiare oltremodo, senza che si riesca a berli nel loro massimo splendore. Per fortuna l’abitudine sta mutando, anzi negli ultimi anni questi vini vengono bevuti ancora troppo giovani, spinti anche da produttori che in cantina accelerano la loro maturazione con brevi fermentazioni e macerazioni sulle bucce, passaggi in barrique molto tostate…ma anche questa è una moda che fortunatamente sta cambiando!

Castello di Barolo visto dai vignetiCastello di Barolo
La più affascinante location, storica, immersa nel territorio in cui nasce il “re” dei vini, scelta dagli organizzatori per le degustazioni pomeridiane di altre annate o altri vini a scelta dei produttori aderenti alla manifestazione, e che ha splendidamente accolto tutti i partecipanti a Nebbiolo Prima nella “corte” per la musical-gastronomica festa all’aperto conclusiva.

Degustazioni
Molte, forse troppe: 80-90 vini a base Nebbiolo, rigorosamente alla cieca, ogni mattina nell’arco di tre ore per quattro giorni, iniziando con il Barbaresco e il Roero 2007 e le rispettive Riserve 2005 e 2006, passando poi al Barolo 2006 e Riserva 2004, sommate ai banchi d’assaggio animati dalla presenza dei produttori sistemati nel pomeriggio nel complesso dell’Albergo dell’Agenzia di Pollenzo, a fianco dell’Università del Gusto (lunedì) e nella sala nobile del Castello di Barolo (da martedì a giovedì), unite agli eventi promossi dai produttori direttamente in azienda, concluse con gli abbinamenti vino-cibo nel corso del poker di cene di gala. Arduo il compito di mantenere la sobrietà, ma soprattutto l’imparzialità di giudizio, dopo aver assaggiato potenzialmente oltre 100 vini al giorno!

Enzo Brezza
Alla sua prima edizione di Nebbiolo Primo, il neo-presidente dell’Unione Produttori Vini Albesi ovvero l’ente organizzatore di Nebbiolo Prima, succeduto nell’autunno scorso a Pietro Ratti, passato a presiedere il Consorzio del Barolo Barbaresco Alba Langhe Roero, ritengo che abbia saputo gestire bene programma e problematiche ante e post-evento, coadiuvato anche dal giovane consiglio di amministrazione dell’ente. Nelle sue prime considerazioni il giorno dopo la manifestazione emergono la volontà di distribuire meglio le degustazioni (almeno su cinque giorni), maggior spazio ai blogger ed alla comunicazione mediatica, puntando sulla “qualità” dell’informazione.

L'albergo a PollenzoFemminile
Il mondo del vino si sta popolando sempre di più di donne, in ogni suo aspetto, dal produttivo, con aziende che fin dalla loro denominazione denuncia una forte impronta femminile in azienda, come nel caso dell’azienda di Monforte d’Alba di Josetta Saffirio, che da una decina d’anni può contare sulla passione e lavoro della figlia Sara, o di Virna Borgogno a Barolo, che in questo caso addirittura collabora alla conduzione dell’azienda Orlando Abrigo di Treiso di proprietà del marito Gianni. Gli stessi aspetti organizzativi e di promozione di Nebbiolo Prima sono stati curati da mani femminili, in quanto Artevino ha contato sull’apporto, oltre che di Camillo Favaro e Maurizio Gjivovich, di Cristina Ciamporcero, Antonella Frate ed Elisabetta Bottala, mentre è interamente femminile lo staff di Gheusis, con Silvia Baratta, Cinzia Luxardo, Alessandra Tutino, Anna Barbon e Alessandra Moro. Meno evidente ma anch’esso in continua ascesa il numero di giornaliste e buyers, sommelier ed enotecarie, spesso molto preparate e meno presuntuose o saccenti dei colleghi “maschi”.

Giovani produttori
Parecchi, in continua crescita, pronti a ripercorrere il cammino dei genitori, come nel caso ad esempio della ventenne Vittoria Alessandria, di Alessandro Sacchetto e Pietro Colla, di Maurizio Anselma e Luca Gagliasso, dell’onnipresente e sempre disponibile Federico Scarzello, dei fratelli Francesca e Giuseppe Vaira e di Jole e Enrico Dellapiana, oppure a farsi strada da soli, acquisendo esperienza e maestria ad ogni vendemmia, come ad esempio Fabrizio Ressia e Andrea Bosco. Un ottimo segnale a 360° che pare abbia allontanato ormai definitivamente lo spettro dell’abbandono delle campagne perpetrato negli anni ’70 a vantaggio di una crescita culturale, di rinnovamento, di entusiasmo utile, anzi indispensabile per il settore vitivinicolo.

Tramonto al Castello di BaroloIndice
delle aziende presenti alla rassegna, tratto dalla corposa e pratica guida fornita dagli organizzatori all’ingresso, che fornisce un primo quadro della realtà attuale del territorio: ben 110 i produttori di Barolo Dogc 2006, uniti ai 25 di Barolo Riserva Docg 2004, contro i 60 di Barbaresco Docg 2007 e 9 di Barbaresco Riserva Docg 2005, ed i 16 di Roero Docg 2007 ed i 13 di Roero Riserva 2006.

Lavoro
del vignaiolo ha assunto ormai diverse sfaccettature, degne di un grande imprenditore: lavoro nel vigneto, in vendemmia, in cantina, ma aspetto sempre più importante e indispensabile, lavoro di promozione e marketing dei suoi vini, che ha comportato una crescita culturale, arrivando anche a imparare termini e frasi in inglese o tedesco. Proprio per questo in molte cantine i compiti sono correttamente divisi, tra chi predilige “fare” il vino e chi “vendere” (e non necessariamente questo ruolo viene svolto dai giovani neo-laureati in enologia…), essendo diventato ormai quasi impossibile seguire tutte le fasi di “vita” di una bottiglia. Una realtà, ancora molto presente e diffusa nelle Langhe così come nell’intero Piemonte, che in parte penalizza i piccoli produttori, che spesso devono sobbarcarsi da soli l’intero ciclo di un vino, cosicché ben vengano manifestazioni come Nebbiolo Prima che permette loro di presentare a una platea internazionale i propri prodotti alla stregua dei grandi “colossi”.

Matrimonio
in piena regola tra ristoratori e produttori, vino e cibo, durante le cene di gala che hanno animato tre serate della manifestazione. Personalmente ho molto apprezzato la professionalità, la cura nei dettagli, la qualità delle portate e la costante presenza in sala di Davide Palluda dell’Enoteca di Canale e di Massimo Camia della Locanda del Borgo Antico di Barolo, così come l’impeccabile servizio al tavolo dei vini proposti in abbinamento dai produttori presenti alle cene, chiamati ogni volta a constatare la qualità e la temperatura del vino prima di iniziare il servizio ai commensali.

Vigneti nel RoeroNebbiolo
Vitigno principe del Piemonte, difficilmente coltivabile in altre zone che non siano la Valle d’Aosta o la Valtellina o una piccola realtà in Sardegna, con qualche timido esperimento nella californiana Napa Valley, in Australia e Sudafrica, è sicuramente Lui il primo attore, come giustamente recita la nuova denominazione della manifestazione. Nelle Langhe e nel Roero le sottovarietà del Nebbiolo ammesse dal disciplinare sono Lampia e Michet (il Rosé non è più consentito, recenti ricerche hanno dimostrato che non è una sottovarietà del nebbiolo, ndr), mentre sono ben 14 i cloni individuati ed ottimizzati dall’Istituto di Virologia Vegetale.

Organizzazione
Quest’anno c’è stato il passaggio di consegne tra la Well Com, organizzatrice della manifestazione e proprietaria del marchio Alba Wines Exhibition con cui è stato etichettato l’evento per 14 anni, e ArteVino-Gheusis, connubio di società eporediese-trevigiana (quindi con sede fuori dal territorio langarolo), voluto dagli organizzatori, l’Unione Produttori Vini Albese, che ha suscitato non poche perplessità, critiche e discussioni. Fedeli al motto “formula vincente non si cambia”, poche sono state in effetti le variazioni rispetto ai programmi precedenti, anche se forse gli eventi a corollario delle degustazioni alla cieca del mattino sono stati un po’ eccessivi e dispersivi. Sicuramente, invece, ingiustificata la “forbice” calata su giornalisti e buyers locali e italiani, a vantaggio di un numeroso gruppo di “operatori” esteri: giusta scelta mirata alla ricerca di nuovi mercati o attraente “biglietto da visita” da presentare agli organizzatori?

Produttori
La prima edizione di Nebbiolo Prima ha registrato il record di partecipazione, ben 190 quelli che hanno accettato di far degustare i loro vini al mattino ai giornalisti nel Palazzo Mostre e Congressi di Alba in Piazza Medford e ai buyers nell’Ampelion, dove in pausa pranzo molti di loro si sono recati approfittando dell’occasione per assaggiare il vino del “vicino” o di territori e comuni diversi dai loro. Nutrita la loro presenza anche ai banchi d’assaggio pomeridiani di Pollenzo e Barolo, sebbene l’afflusso di operatori è andato via via scemando con il passare dei giorni, senza mai toccare punte da record, con l’immancabile malumore dei produttori per non aver avuto contatti proficui, sia in termini di accordi economici che per illustrare i loro prodotti, ma senza perdere mai comunque disponibilità, cortesia, umiltà.

Alessandro Sacchetto, Massimo Camia, Federico Scarzello e Pietro CollaQuattro
intense giornate durante le quali si è sviluppata questa imponente Anteprima, ribadendo un programma già collaudato ma che forse andrebbe leggermente rivisto. Difficile senza dubbio trovare soluzioni alternative per fornire a giornalisti e operatori del settore un’immagine globale esauriente non solo delle ultime annate in commercio ma del territorio e del “modus operandi” dei vignaioli, legami inscindibili di primaria importanza, assolutamente da non tralasciare per permettere di capire il “perché” e il “come” del prodotto che si ha nel bicchiere. Utili quindi gli eventi in cantina e nei vigneti, luoghi dove sono celati i “misteri” delle qualità e potenzialità dei vini, la realtà con cui fanno i conti ogni giorno i viticultori, anche se ovviamente più dispendiosi e dispersivi rispetto alle sale di degustazione di Pollenzo e Barolo. Indispensabile probabilmente prolungare la durata della rassegna di un giorno.

Roero
“Terzo incomodo” fin dalla prima edizione della rassegna, vino e vignaioli alla sinistra del corso del fiume Tanaro hanno ormai conquistato una posizione ben definita all’interno dell’evento. Ottenuta la Docg dalla vendemmia 2005 grazie all’unione e collaborazione della maggioranza dei produttori, i Roero 2007 presentati in degustazione non hanno temuto il confronto con i blasonati “cugini”, in particolare con il Barbaresco, potendo contare sull’eleganza, complessità e buona longevità, grazie a un territorio variegato, con terreni calcarei e sabbiosi, in alcune parti ricchi di magnesio, a fianco di più strutturati sedimenti argillosi.

Sport
Tra le novità di Nebbiolo Prima, anche una singolare sfida a calcetto tra una rappresentativa di giornalisti e una di produttori, che si è svolta giovedì pomeriggio, poche ore prima dei festeggiamenti serali all’aperto a Barolo. Per la cronaca la sfida si è conclusa in parità.

Veduta del Comune di BaroloTemperatura
Grazie agli accoglienti locali a temperatura controllata del Palazzo Mostre e Congressi (degustazioni alla cieca riservate ai giornalisti accreditati) e dell’Ampelion (riservata ai buyers), sulla collina sede della Scuola Enologica Albese, nonché del perfetto servizio curato dalla sezione albese dell’AIS, diretto con grande passione e generosità da Giancarlo Germano, si è potuto degustare praticamente tutti i vini in condizioni ideali, sia in termini di temperatura che di luce e silenzio. Un po’ meno ottimali le condizioni pomeridiane di temperatura a Pollenzo o al Castello di Barolo, lacuna però ampiamente colmata dalla presenza e consueta disponibilità dei produttori sia nel fornire preziose indicazioni sui loro vini sia nel presentare annate “più vecchie” di Barolo, Barbaresco e Roero o gli altri vini di loro produzione come Dolcetto, Barbera, sporadiche apparizioni di vini bianchi e spumanti.

Unesco
Il 1° febbraio 2006 la Provincia di Cuneo ha iniziato l’iter per la candidatura di Langhe, Roero e Monferrato a Patrimonio Mondiale dell’Unesco, un progetto ambizioso ma non privo di fondamento, territori che custodiscono alcuni fra i vitigni più prestigiosi ed unici al mondo, oltre a Barolo e Barbaresco, Moscato e Arneis, Dolcetto, Barbera e Freisa. Sono pochi i paesaggi vitivinicoli iscritti finora nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco: la zona dell’Alto Douro in Portogallo, i vigneti dell’isola vulcanica di Pico nelle Azzorre, la zona del Tokaj in Ungheria, quella di Saint Emilion in Francia e la valle del Medio Reno in Germania. Ultimo, in ordine di tempo, il paesaggio dei vigneti terrazzati situato di fronte al lago Lemano e alle Alpi, nella regione svizzera del Lavaux. Dopo quattro anni di lavori, a fine febbraio lo stato del progetto è stato presentato ad Alba ai cittadini dei 36 comuni che hanno condiviso l’area da candidare per la sua condivisione, passo obbligato per la continuazione di un cammino che si preannuncia però ancora piuttosto lungo e tortuoso.

Volumi
L’Albo dei Vigneti parla di 11,2 milioni di bottiglie prodotte di Barolo 2006 a fronte di una superficie di circa 1.800 ettari vitati pari a una resa media di 75 quintali di uva per ettaro. Circa 4,3 milioni le bottiglie di Barbaresco 2007 su un’estensione di quasi 700 ettari e una resa media di circa 71 q/ha. Nettamente inferiori le quantità di Roero, circa 850.000 bottiglie in 200 ettari di vigneto e una resa media inferiore ai 70 q/ha. Dalla stessa fonte, la proiezione nel 2009 indica un aumento di 500.000 bottiglie per il Barolo e di 200.000 per il Barbaresco, mentre una netta flessione di produzione del Roero di circa 125.000 bottiglie, a cui però fa da contrappeso un aumento addirittura di quasi un milione del bianco Roero Arneis, attuale vero traino del territorio. Numeri su cui riflettere in un mercato che in termini assoluti, considerando i potenziali acquirenti in tutto il mondo, potrebbe assorbire senza problemi, ma che al contrario attualmente si sta dimostrando meno ricettivo di un decennio fa.

Ziliani
Senza dubbio il giornalista più amato-odiato dai produttori e colleghi, temuto ma ricercato da molti organizzatori di eventi e manifestazioni, si deve senza dubbio riconoscere il coraggio, la cultura e la perspicacia dei suoi interventi, delle sue critiche, delle sue scoperte e denunce.

Luciano Pavesio

Esordi giornalistici nel lontano 1984 nel mondo sportivo sul giornale locale Corriere di Chieri. La passione per l’enogastronomia prende forma agli inizi degli anni ’90 seguendo la filosofia e le attività di SlowFood. Ha frequentato corsi di degustazione e partecipa a numerosi eventi legati al mondo del vino. Le sue esperienze enoiche sono legate principalmente a Piemonte, Valle d'Aosta, Alto Adige e Friuli. Scrive e collabora a numerose riviste online del settore; è docente di corsi di degustazione vino ed organizzatore di eventi.

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