Le Doc della Sicilia: Monreale

❂ Monreale D.O.C.
(Approvato con D.M. 2/11/2000 – G.U. n.266 del 14/11/2000; ultima modifica D.M. 25/1/2024 – G.U. n.28 del 3/2/2024)
► zona di produzione
● in provincia di Palermo: comprende l’intero territorio dei Comuni di Camporeale, Corleone, Roccamena, San Cipirello, San Giuseppe Jato, Santa Cristina Gela e parte del territorio dei Comuni di Monreale e Piana degli Albanesi;
► base ampelografica
● bianco: catarratto min. 60%, ansonica e inzolia fino al 40%;
● rosato: nerello mascalese, perricone e/o sangiovese, minimo 70%, + eventuali uve di altri vitigni a bacca nera racc. e/o aut. per la provincia di Palermo;
● con menzione del vitigno rosati: Syrah min. 85%, possono concorrere uve di altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella Regione Sicilia;
● rosato, rosso, rosso riserva: perricone minimo 60%, calabrese e nero d’Avola fino al 40%;
● con menzione del vitigno rossi: Syrah (anche riserva) min. 85%, possono concorrere uve di altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella Regione Sicilia;
► norme per la viticoltura
● i nuovi impianti e reimpianti devono avere una densità minima di 3.000 ceppi/Ha e come forme di allevamento dovranno essere utilizzati esclusivamente i sistemi a controspalliera o ad alberello ed eventuali varianti similari, ad esclusione dei sistemi a tendone;
● è consentita l’irrigazione di soccorso;
● la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico minimo naturale devono essere i seguenti:
- bianco: 12t/Ha e 11% vol.
- rosato: 12t/Ha e 11% vol.
- rosso, riserva: 12t/Ha e 11,5% vol.
- syrah (anche rosato, riserva): 10t/Ha e 12% vol.
► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nell’ambito dell’intero territorio amministrativo dei comuni compresi anche in parte, nella zona di produzione; tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste può consentire su apposita domanda degli interessati da trasmettersi tramite la regione Sicilia che la correda di parere, che le operazioni siano effettuate nell’ambito della Provincia di Palermo, a condizione che le ditte interessate dimostrino di aver vinificato o elaborato vini del tipo di quelli regolamentati con uve provenienti dalla zona di produzione;
● l’eventuale arricchimento può essere effettuato solo con mosto concentrato rettificato o con mosto concentrato proveniente da vigneti iscritti all’albo di produzione dei vini a Doc “Monreale”;
● i vini rossi a denominazione di origine controllata “Monreale”, con o senza specificazione di vitigno, provenienti da uve che assicurino un titolo alcolometrico volumico minimo naturale del 12,50% e sottoposti ad un periodo di invecchiamento non inferiore ai 2 anni a partire dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve, possono portare in etichetta la menzione “Riserva“;
► norme per l’etichettatura e l’imbottigliamento
● sulle bottiglie o altri recipienti contenenti il vino a denominazione di origine controllata “Monreale”, deve sempre figurare l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
● nell’etichettatura e presentazione dei vini previsti nel presente disciplinare, è consentito l’uso dell’unità geografica più ampia «Sicilia», ai sensi ddll’art. 29 della legge n. 238/2016 e dell’art. 7 comma 5 del disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata «Sicilia»;
● i vini a denominazione di origine «Monreale» devono essere immessi al consumo in bottiglie di vetro e con tappatura corrispondenti ai tipi previsti dalle norme nazionali e comunitarie;
► legame con l’ambiente geografico
● A) Informazioni sulla zona geografica
◉ Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica delimitata copre un’area ricadente nella Sicilia nord-occidentale e comprende parte del comune di Monreale e parte del comune di Piana degli Albanesi, nonché l’intero territorio dei comuni di Camporeale, San Giuseppe Jato, San Cipirello, Santa Cristina Gela, Corleone e Roccamena, tutti in provincia di Palermo. I suoli della zona di produzione si identificano principalmente nelle seguenti associazioni: Associazione «Regosuoli – Suoli Bruni – Suoli Bruni leggermente lisciviati» con tessitura che va dal sabbioso all’argilloso.
Associazione «Suoli Bruni – Suoli Bruni Vertici-Vertisuoli» che è l’associazione tipica della bassa collina dolcemente ondulata a quote prevalentemente comprese tra i 300 ed i 600 mt. s.l.m. Il profilo dei vertisuoli è di tipo AC con notevole spessore e non di rado raggiunge i 2 mt. La materia organica, anche se poco presente, è ben umidificata e conferisce una buona struttura granulare e di colore scuro. La dotazione in elementi nutritivi è discreta e si registra la presenza elevata di potassio, elemento chimico chiave per la sintesi zuccherine nelle uve.
Sono suoli ad elevata potenzialità agronomica e manifestano una spiccata fertilità che li individua fra i migliori terreni agrari per l’indirizzo viticolo.
▪ Suoli alluvionali: con profilo di tipo AC o ABC talvolta di notevole spessore con tessitura che varia dal sabbioso all’argilloso, sono suoli comunque ben strutturati, con contenuti variabili in sostanza organica e discreta dotazione in calcio e con buona capacità produttiva.
▪ Vertisuoli: con le medesime caratteristiche già descritte per l’associazione «Suoli Bruni – Suoli Bruni Vertici-Vertisuoli».
L’altitudine media dei terreni coltivati a vite va dai 300 ai 600 m. s.l.m.
Il clima è riconducibile a quello della zona climatica «Lauretum».
II tipo, sottozona dalla calda alla fredda (zona fitoclimatica della classificazione Mayr-Pavari).
La temperatura media annua passa dai 12-17° della sottozona fredda ai 15-23° della sottozona calda.
La temperatura media del mese più freddo è maggiore di 3° per la sottozona fredda e di 7° per la sottozona calda.
Nella sottozona calda del Lauretum sono situati terreni di bassa collina sino al limite altimetrico dei 300 m s.l.m.
La sottozona media del Lauretum comprende soprattutto terreni compresi tra i 300 e i 600 mt. s.l.m. ed è la zona del comprensorio della DOC dove la vite è maggiormente presente.
Anche nella sottozona fredda del Lauretum è presente la vite, che grazie alle temperature più elevate acquisisce delle particolari caratteristiche chimico-organolettiche.
La piovosità media è di 800 mm annui, che si concentrano nei mesi autunnali ed invernali.
La siccità si prolunga da maggio ad ottobre con sporadici eventi temporaleschi in agosto.
◉ Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito a ottenere i vini a doc «Monreale».
La zona geografica di produzione delle uve doc comprende gran parte del territorio del Comune di Monreale e alcuni comuni limitrofi, nonché alcuni comuni «inglobati» in quello di Monreale (San Giuseppe Jato e San Cipirello); tale comprensorio fa parte di quello che era un tempo il potente Arcivescovado di Monreale, costituitosi sotto il periodo normanno.
Attorno la metà degli anni ’70 del XII secolo, il re normanno Guglielmo II d’Altavilla fonda infatti l’Abbazia di Santa Maria la Nuova di Monreale dotandola di una lunga serie di privilegi e di possessioni e, di lì a poco, la «promuove» ad Arcivescovado.
Un Arcivescovado potentissimo, con enormi estensioni di terreni e possedimenti, che spiega l’attuale cospicua estensione del comune di Monreale, ben più esteso della maggior parte dei comuni siciliani, proprio perché il suddetto comune eredita molti territori dell’ex Arcivescovado in seguito all’abolizione dei privilegi feudali, avvenuta nel 1812, che sancì la fine dell’esercizio dei poteri temporali dell’Arcivescovo.
Nel 1182, con un solenne atto redatto nelle tre lingue ufficiali dell’epoca normanna (greca, latina ed araba) vengono specificati i confini dell’area concessa e, numerose sono le contrade che figurano coltivate a vite. Per diversi secoli l’intero territorio avrà come punto di riferimento Monreale ed il suo potente Arcivescovado, caratterizzandosi con una propria identità politica, culturale ed economica; tutta l’attività economica del territorio, viene controllata e pianificata dall’Arcivescovo di Monreale, signore spirituale e temporale di un immenso territorio, fonte continua di introiti che vengono utilizzati sia per l’esercizio religioso che per il mantenimento di un vasto apparato burocratico, sia per la manutenzione del maestoso Duomo di Monreale.
Il Tabulario di S. Maria la Nuova di Monreale, conserva tutti gli atti originali della concessione di privilegi e delle donazioni, dall’epoca dei normanni sino al medioevo, invece l’Archivio storico diocesano di Monreale riguarda gli ultimi cinque secoli di gestione della diocesi.
Da questi importanti archivi si evincono tutta una serie di informazioni che testimoniano quanto la viticoltura fosse diffusa nel territorio e come sia la coltivazione della vite che la vinificazione delle uve, la produzione, il commercio, il trasporto ed il consumo stesso del vino fossero regolati da una serie di disposizioni, norme e dazi, minuziosamente descritti e normati in tali atti.
Gli amministratori comunali, emanavano una serie di bandi, cioè di norme pratiche che regolavano la vita del cittadino in ogni suo aspetto; i bandi reperibili negli archivi partono dai primi del 500 fino ai primi decenni dell’800; si tratta dunque di una normativa documentata ed applicata ininterrottamente per quasi cinque secoli e che ovviamente si riferisce ad una prassi consolidatasi nei secoli precedenti. Per quanto riguarda il vino il primo adempimento era quello di rilevare il vino prodotto o comunque quello posseduto; il vino era infatti soggetto ad una tassa ed il quantitativo prodotto era direttamente rilevato alla fonte dal «cimatore», il quale in quindici giorni rilevava tutto il vino prodotto a Monreale e nel territorio circostante.
I «bordonari» (possessori dei muli da trasporto) dovevano mettersi in regola col pagamento della gabella un ora prima di scaricare il vino.
Il consumo medio di vino per gli adulti (età superiore ai 12 anni) era considerato pari ad un quartuccio e mezzo (litri 1,29), al giorno mentre, per i minori di 12 anni, era pari a mezzo quartuccio di vino (0,430 di litri). Veniva pure stabilito il prezzo di vendita del vino, in funzione della produzione annua nella Piana di Palermo e Partinico.
Ma il periodo normanno rappresenta comunque un momento storico di arrivo di un lungo passato che in questo periodo viene codificato e normato dalla burocrazia dell’epoca e quindi perpetuato fino all’800.
Infatti, numerosi sono i riferimenti degli storici che nel periodo ellenistico-romano testimoniano la presenza della vite in questa zona della Sicilia; Diodoro Siculo riferisce del vino di Triocala, una zona confinante con l’Area del Monrealese ed anche nei primi secoli dell’era cristiana, è testimoniata la coltivazione della vite in tale area; nell’ anno 603 in una lettera di San Gregorio Magno viene fatto riferimento alla vendita di vino prodotto dalle vigne della Chiesa palermitana.
Ancora nel 1700 l’Arcivescovado conta ben 72 feudi con una estensione di circa 61.500 ettari, di cui alcuni amministrati direttamente dall’Arcivescovato, alcuni dati in affitto, alcuni a decima (si pagava alla Chiesa un decimo del raccolto), la maggior parte a «masseria», una sorta di enfiteusi perpetua.
Nel corso dei secoli, dunque, la viticoltura ha mantenuto un ruolo di coltura molto importante per il territorio, fino ad arrivare ad oggi. La storia recente è caratterizzata da una evoluzione positiva della denominazione, con l’impianto di nuovi vigneti, la nascita di nuove aziende, la professionalità degli operatori che hanno contribuito ad accrescer il livello qualitativo e la rinomanza della DOC «Monreale», come testimoniano i riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale dei vini a DOC «Monreale» prodotti dalle aziende della zona geografica di riferimento.
L’incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di produzione: base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione dei vini in questione, sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata; le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare;
le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione in bianco ed in rosso dei vini tranquilli, adeguatamente differenziate, per i rossi, per la tipologia di base e per la tipologia riserva e, per i bianchi, per la tipologia di base e quella superiore. Queste due tipologie fanno riferimento a vini maggiormente strutturati, la cui uva di partenza presenta un titolo alcolometrico minimo naturale maggiore e la cui elaborazione comporta un determinato periodo di invecchiamento. Così come tradizionali sono le particolari pratiche per la produzione delle uve appassite destinate alla tipologia vendemmia tardiva e la loro vinificazione ed affinamento.
● B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
I vini di cui al presente disciplinare presentano, dal punto di vista analitico ed organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’art. 6, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
In particolare, tutti i vini presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate che contribuiscono al loro equilibrio gustativo; in tutte le tipologie si riscontrano aromi gradevoli, armonici, caratteristici ed eleganti, con eventuali note fruttate, floreali e vegetali tipici dei vitigni di partenza.
● C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
L’orografia per la maggior parte collinare dell’areale di produzione e l’esposizione favorevole dei vigneti, concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso e con un suolo naturalmente sgrondante dalle acque reflue, particolarmente vocato alla coltivazione della vite.
Anche la tessitura e la struttura chimico-fisica dei terreni interagiscono in maniera determinante con la coltura della vite, contribuendo all’ottenimento delle peculiari caratteristiche fisico chimiche ed organolettiche dei vini della DOC «Monreale».
In particolare l’altitudine media prevalente della zona di coltivazione della vite che va dai 300 ai 600 m. s.l.m; la generale distribuzione di terreni in cui le due componenti argillosa e sabbiosa sono sempre presenti pur con proporzioni variabili, così come la quasi sempre discreta presenza di sostanza organica, fa sì che nella zona di produzione non vi siano terreni né troppo umidi né troppo acidi o troppo alcalini, fattori tutti che influenzano la quantità e soprattutto la qualità del prodotto vite.
Anche il clima dell’areale di produzione, caratterizzato dalla temperatura costantemente al di sopra dello zero termico anche nel periodo invernale; periodi caldo-asciutti per almeno cinque mesi all’anno (maggio-settembre) con concentrazione delle piogge nei mesi autunnali ed invernali sono tutte caratteristiche che si confanno a una viticoltura di qualità.
La raccolta delle uve viene effettuata dal mese di agosto per le varietà più precoci, fino a protrarsi, nel comprensorio più collinare, sino alla prima decade di ottobre.
La secolare storia vitivinicola di questo territorio, dall’epoca ellenistica e romana fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche dei vini della DOC «Monreale». Ovvero è la testimonianza che la cultura del vino è legata intimamente alla vita della popolazione fin dai tempi più remoti, di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, ed anche determinate terminologie si tramandano nei secoli Basti pensare che negli atti degli archivi, un bando risalente al 1616 dà per consolidata la distinzione dell’uva in uva «latina» e uva «da lignaggio» , la prima bè quella a piede franco mentre l’uva «da lignaggio», termine quest’ultimo ancora utilizzata in alcune zone del monrealese, è quella prodotta da viti innestate.
Tutte queste pratiche e tecniche tradizionali sono state nell’epoca moderna e contemporanea migliorate e affinate, grazie all’indiscusso progresso scientifico e tecnologico, fino a ottenere i rinomati vini «Monreale».

