Le DOCG del Piemonte: Canelli

❂ Canelli D.O.C.G.
(approvato con Reg. UE di esecuzione n.2023/1327 del 23/06/2023, G.U.U.E. L 166 del 30/6/2023)
► zona di produzione
● in provincia di Asti: l’intero territorio dei comuni di Calamandrana, Calosso, Canelli, Cassinasco, Coazzolo e in parte il territorio dei comuni di Bubbio, Castagnole Lanze, Costigliole d’Asti, Loazzolo, Moasca, San Marzano Oliveto;
● in provincia di Cuneo: l’intero territorio dei comuni di Castiglione Tinella, S. Stefano Belbo e in parte il territorio dei comuni di Cossano Belbo, Mango, Neive, Neviglie;
► base ampelografica
● Canelli (anche riserva), Canelli Moscato (anche riserva) moscato bianco 100%;
► norme per la viticoltura
● le condizioni di coltura dei vigneti devono rispondere ai seguenti requisiti:
▪ terreni: calcarei a tessitura da franco-argillosa a franco–sabbiosa;
▪ giacitura: collinare;
▪ altitudine: minima è di 165 m s.l.m., l’altimetria massima è di 500 m s.l.m.;
▪ esposizione: ubicazione su pendii e dossi e altipiani soleggiati, che garantiscano la corretta maturazione delle uve, con esclusione dei terreni di fondovalle, ombreggiati, pianeggianti ed umidi, nelle aree situate a un’altitudine superiore a 400 m. s.l.m., sono da escludere altresì tutte le zone a nord da – 45° a + 45° sessagesimali con pendenza superiore al 25 %;
▪ densità di impianto: quelle generalmente usate in zona in funzione delle caratteristiche peculiari del vitigno. I vigneti oggetto di nuova iscrizione o di reimpianto dovranno essere composti da un numero di ceppi ad ettaro, calcolati sul sesto di impianto, non inferiore a 4.000;
● è consentita l’irrigazione di soccorso;
● vendemmia: per mantenere un alto standard qualitativo delle uve e rendere quindi possibile l’operazione di cernita assicurando l’integrità dell’acino, le uve devo essere esclusivamente raccolte a mano. È pertanto esclusa la vendemmia meccanica;
● la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico minimo naturale devono essere di 9,5 t/Ha e 11,00% vol. (8,5t/Ha e 11,50% vol. con menzione “Vigna“);
► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione e invecchiamento dei vini devono aver luogo nella zona di produzione. Inoltre, è consentito che tali operazioni siano effettuate in cantine situate:
– nell’intero territorio amministrativo dei Comuni compresi anche solo parzialmente nella zona di produzione;
– nell’intero territorio delle province di Alessandria, Asti e Cuneo e nella frazione di Pessione del comune di Chieri (TO), a condizione che i titolari degli stabilimenti enologici vinifichino uve provenienti da vigneti in conduzione iscritti allo schedario viticolo relativo alla denominazione “Canelli”. Tali requisiti sono verificati dall’organismo di controllo competente;
● conformemente alla pertinente normativa dell’Unione europea, l’imbottigliamento deve aver luogo nell’ambito della zona di vinificazione e invecchiamento, al fine di preservare la reputazione dei vini della denominazione, mediante un potenziamento del controllo delle loro caratteristiche particolari e della loro qualità che costituisca una misura di tutela della denominazione di cui beneficia la collettività degli operatori interessati;
● il vino a denominazione d’origine controllata e garantita “Canelli” riserva o “Canelli” Moscato riserva, anche accompagnato dalla menzione “vigna”, deve essere immesso al consumo non prima di 30 mesi di invecchiamento e affinamento di cui almeno 20 mesi in bottiglia. La durata del processo si intende a decorrere dal 1° ottobre dell’anno della vendemmia;
● all’atto dell’immissione al consumo, il vino a DOCG Canelli può essere caratterizzato alla stappatura del recipiente da uno sviluppo di anidride carbonica, proveniente esclusivamente dalla fermentazione, che presenta una sovrappressione non superiore a 2,5 bar, se il vino è conservato alla temperatura di 20° centigradi in recipienti chiusi;
► norme per l’etichettatura e il confezionamento
● nella designazione e presentazione dei vini, la denominazione di origine controllata e garantita può essere accompagnata dalla menzione “vigna”, purché sia seguita dal relativo toponimo e sia riportata in caratteri non superiori, in altezza, al 50% del carattere usato per la denominazione;
● per tutti i vini è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
● le bottiglie in cui vengono confezionati e commercializzati i vini devono essere di vetro, corrispondenti ai tipi previsti dalle norme nazionali e comunitarie, di capacità consentita dalle vigenti leggi, e comunque di volume compreso tra 0,375 e 6 litri, con esclusione del formato da 2 litri;
● per la chiusura delle bottiglie dei vini è previsto l’utilizzo dei dispositivi ammessi dalla vigente normativa in materia, con l’esclusione del tappo a corona;
► legame con l’ambiente geografico
● A) Informazioni generali sulla zona geografica
◉ Individuazione della zona di produzione
L’area di produzione dei vini conta su 17 comuni nel circondario di Canelli (AT) parte in provincia di Asti e parte in provincia di Cuneo; zona dalle antiche tradizioni storico culturali nella coltivazione del Moscato Bianco e nella produzione del vino «moscato», ove sono stati individuati precisi limiti per la viticoltura dedicata a questo vitigno (in particolare, con riferimento a quota ed esposizione).
◉ Caratteristiche pedologiche della zona di produzione
L’area di produzione dei vini di cui all’art. 1 è localizzata in quella fascia del complesso collinare a cavallo delle provincie di Asti e Cuneo. L’area è compresa tra il fiume Tanaro e il fiume Bormida, attraverso la valle del Belbo, ad altitudini comprese tra 165 a 500 metri s.l.m. È un sistema collinare al confine tra Langhe e Monferrato con terreni di origine sedimentaria marina privi di rocce. Depositi arenaceo-marnosi, marnosi ed argillosi, calcarei, poveri di sostanza organica, riferibili al Terziario Piemontese. All’interno di quest’area si possono caratterizzare i suoli distinguendo due fasce secondo le quote e l’origine pedologica così come viene raffigurato dalla Carta dei suoli della Regione Piemonte 1:250.000:
▪ i territori nei comuni di Neive, Coazzolo, Castiglione Tinella, Calosso, Costigliole d’Asti, Moasca, San Marzano Oliveto, Calamandrana, a quote comprese tra 150 e 400 m con suoli di tipo marnoso-argilloso e dalle pendenze contenute;
▪ i territori nei comuni di Neviglie, Mango, Cossano, Camo, Santo Stefano Belbo, Loazzolo, Cassinasco, Canelli, a quote comprese tra 180 m e 600 m di tipo arenaceo-marnosi, a strati, notevolmente acclivi.
◉ Caratteristiche climatiche della zona di produzione
Il clima è tipicamente padano (temperato continentale), con estati molto calde ed afose e inverni freddi e nebbiosi. Le precipitazioni cadono soprattutto in primavera ed autunno, sono scarse, e sotto la media nazionale. È una zona nella quale la vite è la coltura prevalente e il vitigno maggiormente coltivato è il Moscato bianco. L’area di produzione è caratterizzata dalla sommatoria delle temperature attive sopra i 10°C (ST10) pari a 2200°gg, con precipitazioni pari 900 mm/anno distribuite in 120 giorni di pioggia/anno, che classificano il clima come temperato padano. L’orografia collinare, con cime a quote comprese tra 300 e 500 m s.l.m, garantisce la ventilazione e lo sgrondo delle acque in eccesso, oltre ad un livello di umidità relativa inferiore rispetto alle quote più basse. La combinazione tra orografia e clima permette la corretta maturazione all’uva Moscato Bianco.
◉ Caratteristiche colturali agronomiche della zona di produzione
Nell’area di produzione dei vini di cui all’art. 1 il vitigno Moscato Bianco viene potato tipicamente a Guyot, sistema di potatura misto con capo a frutto rinnovato, con 8-10 gemme e uno sperone. Questo tipo di potatura viene scelto per obiettivi di alta qualità e in terreni poveri.
La lunghezza del capo a frutto è il primo parametro per regolare la produzione e quindi la qualità delle uve. La forma di allevamento è esclusivamente a controspalliera con vegetazione assurgente. La distanza dei filari varia da 2,5 m nelle zone meccanizzabili a 1,8 m nelle zone più erte dove la viticoltura è condotta a mano. La distanza tra le piante non è mai superiore a 1,0 m.
La sistemazione dei filari è prevalentemente secondo le linee di livello o a girapoggio. La viticoltura è poco meccanizzabile e con alto impiego di lavori manuali.
● B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
Le condizioni pedoclimatiche dell’area di produzione dei vini (Cat. Vino) influenzano lo sviluppo della vite e in particolare il periodo della fioritura, il momento della vendemmia, ma anche lo sviluppo dei patogeni (oidio della vite in particolare). In particolare, la necessità di escursioni termiche marcate tra giorno e notte per la sintesi aromatica, è una caratteristica fisiologica del vitigno Moscato Bianco che ha trovato riscontro positivo nel microclima della zona collinare del comprensorio di Canelli.
L’origine terziaria dei terreni, di natura sedimentaria marina con presenza di marne biancastre, stratificate, calcaree difficili da lavorare, poco fertili per coltivare cereali, consente la giusta vigoria della vite e esalta la sintesi, nel periodo prevendemmiale, dei caratteristici composti aromatici (terpenoli) del Moscato Bianco, impossibili da ottenere su suoli argillosi dove si percepisce invece la minor finezza aromatica dell’uva.
Lo studio di “Caratterizzazione, valorizzazione e diversificazione delle produzioni del Moscato nel suo areale di produzione” (svolto da Università di Torino e Regione Piemonte, pubblicato nel 2003), fornisce preziose indicazioni circa le relazioni tra il vitigno e l’ambiente di coltivazione e permette di compiere importanti scelte agronomiche. In sintesi, viene messo in evidenza come la quota e l’esposizione influenzino l’accumulo degli zuccheri, il contenuto in acidi (malico in particolare) e delle sostanze aromatiche (Linalolo libero).
Dalla constatazione di questi caratteri, stratificatasi per generazioni, nascono le norme per la viticoltura così come riportare nell’articolo 4 del presente disciplinare.
Ulteriori fattori umani intrinseci all’ambiente geografico consistono nella messa a punto, nella zona che trova in Canelli il proprio fulcro, da generazioni di produttori a partire dalla fine del XIX, di peculiari tecniche di elaborazione del vino a base di Moscato Bianco.
Il risultato è un savoir faire diffuso, che consiste in una ormai consolidata tecnica di vinificazione con arresto della fermentazione mediante l’utilizzo del freddo ed altri accorgimenti fisici.
● C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
La consolidata interazione tra i tratti storico-culturali e pedo-climatici è radicata nel tempo come risulta attestato dalle testimonianze storiche.
Notizie sulla coltivazione del Moscato nella zona di Canelli si hanno già nel 1344 quando nel riordino degli Statuti del Comune di Canelli appare evidente come la coltivazione della vite fosse la coltura predominane nella zona. Il Moscato, in particolare, viene nominato negli “Annali di Alessandria”, di Gerolamo Ghilini (1616), ma è probabile che la sua coltivazione a Canelli dati da epoca più remota.
Il vitigno Moscato Bianco, la sua coltivazione e la sua vinificazione, hanno intime relazioni con le colline della zona di Canelli e Santo Stefano Belbo. La fermezza dei viticoltori e le allora innovative intuizioni che i capostipiti degli attuali enologi e ricercatori hanno applicato alla vinificazione già alla fine del 1800, non sono frutto della casualità ma di una precisa percezione delle naturali potenzialità legate al connubio territorio-vitigno. Alla luce delle conoscenze attuali, emerge come le scelte agronomiche ed enologiche fatte in passato risultassero adatte alla massima espressione delle caratteristiche aromatiche del vitigno Moscato Bianco. Risultano costanti la preoccupazione per l’ottimale accumulo delle componenti aromatiche nell’uva e la ricerca per la sua migliore espressione attraverso diversi metodi di vinificazione che le caratteristiche del vitigno.
Negli anni seguenti, le strade dei diversi vini a base di uva Moscato Bianco corrono parallele.
Carlo Gancia sviluppa dapprima in Santo Stefano Belbo e poi in Canelli una tecnica di produzione innovativa per i vini dolci derivanti dal Moscato bianco: la fermentazione controllata in bottiglia. Ecco quindi che la cantina Fratelli Gancia di Canelli si rivolge, per la riuscita dei propri intenti, ai ricercatori della allora “Regia stazione enologica sperimentale di Asti” e in particolare del dott. Ettore Garino-Canina e del dott. Carlo Mensio, chimico di fama internazionale, che, sotto la direzione del dott. Federico Martinotti, nei primi anni del 1900 perfezionò il procedimento di preparazione del vino destinato alla fermentazione, riducendo il contenuto di azoto assimilabile nel mosto.
Il savoir faire diffuso nell’area del “Canelli” consente oggi di ottenere efficacemente, attraverso il metodo della fermentazione interrotta attraverso l’uso del freddo e di concorrenti accorgimenti fisici, il contenimento del titolo alcolometrico effettivo, con tre conseguenze principali:
– il mantenimento nel prodotto finito della residua componente zuccherina;
– la formazione di una leggera sovrappressione responsabile della vivacità e della fine spuma del prodotto;
– la conservazione degli aromi peculiari dell’uva Moscato bianco che nell’area del Canelli presentano asseverate caratteristiche dovute alla pedo-morfologia.
Nel corso delle degustazioni, questi vini della zona di produzione del Canelli, di diverse annate, hanno sempre espresso note gustative, al di là degli anni di affinamento, e coerentemente con le caratteristiche dell’annata, un inalterato equilibrio con un apprezzato rapporto tra acidità e dolcezza e con una grande struttura e sapidità a sostegno della persistenza gustativa.
Dalla analisi organolettica viene messo in evidenza l’aspetto più importante del prodotto che consiste nella maggiore longevità olfatto gustativa rispetto alla media dei prodotti presenti sul mercato, caratteristica importante e riconosciuta che si vuole esprimere e valorizzare con l’inserimento nel disciplinare della menzione Riserva.



