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Le Potazzine: il Brunello di Montalcino delle cinciallegre

Le Potazzine

Montalcino è un piccolo borgo arroccato sul suo poggio e ha soltanto 6.000 abitanti, di cui una metà è sparsa però in 31 frazioni fra vigne, oliveti, boschi e campi coltivati. C’è da stupirsi perciò dell’incredibile numero di turisti che nel 2017 sono passati per il borgo: circa 1,5 milioni (+25% sul 2016) per circa 150.000 pernottamenti (+11% sul 2016). A luglio ero rimasto scioccato quando sono sceso da Podernovi per andare in centro, in piazza Garibaldi, cioè a Sant’Egidio nel quartiere di Borghetto, ad aiutare alcuni amici venuti dalla Polonia che non riuscivano a trovare nemmeno un buco in nessun ristorante, anzi fuori dai locali si allungavano le file dei turisti in attesa che qualcuno si alzasse a liberare un tavolo. Tenetene conto. Durante i periodi di chiusura delle scuole e delle conseguenti vacanze, oppure dei ponti più lunghi dell’anno, senza prenotazione ci si deve accontentare di panini e tramezzini. In questa piazza, che spesso viene chiusa al traffico e gestita da vigili senza pietà, ci passa dunque mezzo mondo (anche perché c’è il tabaccaio con l’edicola interna), sebbene pochi fortunati avranno potuto godere dei piatti tipici del territorio e di buon Brunello di Montalcino proprio lì, appena sotto le scale che salgono al teatro, al museo civico e diocesano o al duomo, dove si trova la vineria Le Potazzine, in cui ha lavorato per un anno anche l’amico Luciano “Vignadelmar” Lombardi.

La vineria Le Potazzine
La vineria

Un prezioso, famoso, ambito posto di ristoro che non offre soltanto spuntini a tutte le ore e prodotti a km 0, dai salumi ai formaggi e dal miele ai dolci casalinghi, ma ottime vellutate di verdure, paste e salse fresche, parmigiana, fiorentina, cinghiale, insomma pranzi veri anche se il menu non ha le dimensioni di una portaerei americana. E d’estate è possibile pranzare all’aperto, circondati da vasi di piante da siepe e di gelsomini, e cenare a lume di candela. Qui si beve bene, certi vini anche a calice, c’è perfino una buona selezione di altre regioni dall’Italia alla Francia e non solo vini toscani o di Montalcino che, tramite l’enoteca di fianco, i proprietari possono spedire e consegnare a domicilio in tutto il mondo.

Giuseppe Gorelli e Gigliola Giannetti
Giuseppe Gorelli e Gigliola Giannetti

È stata proprio l’enoteca la prima attività in proprio che Gigliola Giannetti ha aperto nel 1987 dopo l’impiego a Biondi Santi. Il casale del Trecento è stato acquistato nel 1993, ma solo per ristrutturarlo e andarci ad abitare con il marito (allora i terreni così alti e sperduti nel bosco non erano molto ambiti) proprio l’anno in cui è nata la prima figlia, Viola, mentre la vineria è stata aperta un paio d’anni dopo, nel 1996, praticamente in coincidenza con l’arrivo della seconda, Sofia. Le “potazzine”, come la nonna materna chiamava affettuosamente le due nipotine, sono le cinciallegre, quegli uccellini colorati e vivacissimi che in queste campagne svolazzano in festa un po’ dappertutto. Ecco la spiegazione del nome che ha preso l’azienda.

Giuseppe Gorelli è stato per 15 anni l’enologo del Consorzio del Brunello di Montalcino e con la nascita della seconda figlia piantò i primi 2 ettari a vigna verso Sant’Angelo in Colle a 340 metri di altitudine. Ne pianterà poi altri 3 agli inizi del nuovo millennio, grazie a un bando riservato ai giovani residenti, intorno al casolare in cui si era insediata l’azienda, che sta invece più distante, a 509 metri di altitudine in località Le Prata 262, verso il Nacciarello (coordinate GPS: lat. 43.041445 N, Long. 11.468345 E). Se ci andate seguendo il GPS, fate attenzione a non dargli retta negli ultimi cinquanta metri, perché vi farebbe entrare subito a sinistra dal cancello dell’adiacente azienda agraria nonché bed & breakfast Villa le Prata, che non c’entra niente e sbagliano anche in troppi. Occorre invece proseguire qualche metro più avanti per imboccare lo sterrato che gira dietro la siepe di questa villa, segnato da due cipressi, e che vi porta alla cantina, oppure anche 80 metri più in là, girando sempre a sinistra in una seconda stradina che si apre sotto i cipressi fra due bassi muretti a secco e ritorna un po’ indietro attraverso un portale in pietra che invita i visitatori a passare in mezzo alla vigna.

La bottaiaIn virtù dell’altezza e della frescura dei boschi circostanti, queste belle vigne sopportano meglio le recenti trasformazioni del clima che stanno dando grossi problemi alla viticoltura della zona, con annate di precipitazioni eccessive intervallate da altre di siccità eccessiva. Gigliola Giannetti e Giuseppe Gorelli hanno appreso bene da Giulio “bicchierino” Gambelli (quante “G”!) e hanno prodotto orgogliosamente, secondo una filosofia propria, ma che viene da lontano e che a Montalcino non è mai morta: vini da lunghe macerazioni, solo con lieviti indigeni, senza controllo di temperatura, usando grandi botti Garbellotto di rovere di Slavonia da 30 a 50 ettolitri e andando così piuttosto fuori moda quando la claque si vantava invece di usare le barrique (ma più che d’uso si poteva già parlare di abuso) con tostature eccessive che soffocavano i tannini del sangiovese. Niente moda, ma tradizione, coerenza, costanza, lungimiranza. In un mondo che ogni tanto parte per la tangente, un punto fermo ci voleva proprio. E si può stare sicuri che Le Potazzine non cambiano.

Vigneto de Le PotazzineIl sistema di allevamento è quello più tradizionale a Montalcino, il cordone speronato unilaterale, con una densità però quasi doppia di quella in uso una volta e superiore anche a quelle che vanno per la maggiore oggi: 5.952 piante per ettaro. Negli anni ’50 queste terre non le voleva nessuno, perché erano considerate troppo alte, ma oggi le vorrebbero tutti, visto il cambiamento del clima. Qui le vendemmie non si fanno a fine agosto, com’è capitato a qualche produttore laggiù verso l’Orcia nel 2017, ma iniziano poche volte a fine settembre e quasi sempre all’inizio di ottobre, più tardi rispetto alla norma, perché il clima è più fresco. Grazie al potente vento di questo valico tra due vallate, che spazzola foglie e ceppi da batteri e malattie fungine, l’utilizzo di anticrittogamici della chimica di sintesi è inutile e si possono produrre le uve, perciò anche i vini, nella maniera più naturale possibile.

La resa d’uva corrisponde a un chilo per ceppo, perciò dai quasi 5 ettari si producono solo circa 35 mila bottiglie l’anno di vini a disciplinare, più o meno 15.000 di Brunello di Montalcino e 20.000 di Rosso di Montalcino, ma nelle annate di particolare pregio viene prodotta anche una piccola quantità di Brunello di Montalcino Riserva (prodotta per ora solo nelle sole annate 2004, 2006, 2015 e, con un coraggio da leoni, nel 2011). Sono tre vini che si differenziano solo per il sistema di vinificazione.

Il Parus: resa di 60 quintali d’uva per ettaro. Fermentazione spontanea in vasche di acciaio inossidabile per 20 giorni. Affinato per 12 mesi sempre soltanto in acciaio inossidabile, riposa almeno 4 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. È un sangiovese di grande freschezza, di base.

Il Rosso di Montalcino: resa di 55 quintali d’uva per ettaro. Fermentazione spontanea di polpa e bucce in vasche d’acciaio per 35 giorni. Al termine della malolattica, maturazione in botti da 10, 30 e 50 ettolitri di rovere di Slavonia per un periodo di 12 mesi, sebbene il disciplinare non lo preveda, perché in questo vino i Gorelli hanno deciso d’investire molto, infatti ha una longevità eccezionale, pur con una bella espressione di freschezza. Prima dell’immissione al consumo riposa almeno 5 mesi in bottiglia.

altro vigneto de Le PotazzineIl Brunello di Montalcino: resa di 54 quintali d’uva per ettaro. Fermentazione spontanea in vasche d’acciaio in piena libertà di temperature e di sviluppo con continui rimontaggi e follature del pigiato per oltre 30 giorni. Maturazione in botti da 30 e 50 ettolitri di rovere di Slavonia per un periodo di 42 mesi (la Riserva circa 60). Non viene filtrato. Prima dell’immissione al consumo riposa in bottiglia per almeno 8 mesi.

Brunello di Montalcino 2012 Le PotazzineSia il Brunello che il Rosso si distinguono per pulizia e armonia che non arrivano però da chissà dove, ma dalla mano morbida nella vinificazione che privilegiare la maturazione polifenolica dei tannini per sviluppare al massimo finezza, secondo lo stile aziendale. L’annata 2012 è una di quelle in cui tutti i vigneti aziendali, sia quelli con esposizione a ovest sia quelli con esposizione a sud, hanno dato il meglio di sé in freschezza, sapidità e profondità. Un’annata classica, normale e non torrida come sta invece avvenendo sempre più spesso. In particolare, è più evidente l’equilibrio fra la complessità degli aromi, i tannini in guanti bianchi e una beva molto gustosa, grazie a una riconoscibile capacità di coniugare il più coerente rispetto per la tradizione a un’eleganza e a una bevibilità moderne, una dote che è merce rara anche a Montalcino. Il Brunello di Montalcino 2012 Le Potazzine è sicuramente fra i più pieni e pronti da bere, anche se già dimostra un potenziale non comune di longevità. Il colore è rosso rubino luminoso con riflessi granata. Il bouquet si apre in tranquillità con le sue note intense di ribes e di rose, con ricordi di mentuccia, sensazioni balsamiche e una sapidità salmastra. Anche al palato si confermano gli aromi, ma si avvertono prima le delicate note balsamiche e di mentuccia, da cui emergono le fragranze di ciliegia nera, lamponi e piccoli frutti di bosco. Il corpo è pieno, ma vellutato, sensuale, con un finale persistente di violetta.

Le Potazzine
53024 Montalcino (SI)
Tenuta: loc. Le Prata, 262
tel./fax 0577.846168
e-mail tenuta@lepotazzine.it
Vineria: p.zza Garibaldi 9/11
tel. 0577.846054
e-mail vineria@lepotazzine.it
Enoteca: p.zza Garibaldi, 6
tel./fax 0577.1523979
e-mail enoteca@lepotazzine.it
sito www.lepotazzine.com

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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