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News dal mondo della birra

Birre sotto l’Albero al Ma Che: adesso è Natale!

Birra e Natale, inoppugnabili verità: ci sono i festival natalizi, le degustazioni, gli eventi che contemplano formule diverse (street art, street food

, food trucks, trucks and eat, eat and go…sembra il gioco del bersaglio sulla Settimana Enigmistica), e poi c’è LUI.
La birra artigianale a Roma a Natale è →Birre sotto l’Albero.
Quest’anno dal 18 al 20 dicembre, tra il →Ma Che Siete Venuti a Fà, il dirimpettaio →Bir&Fud e il vicino →Open Baladin.
Non sono di parte, mi piace la birra. Quella buonissima. E a questo appuntamento non si può rinunciare.
E’ difficile spiegare in cosa sia diverso, le storiche birre che arrivano per l’occasione, l’atmosfera di festa, i birrai tra la folla a bere e chiacchierare. Loro i mentori degli interessanti laboratori sapientemente coadiuvati e gestiti da Kuaska, ma prima e dopo sono tutti là a bere, ridere e scherzare. In effetti anche durante. Ed è sempre bello.
E ogni anno aneddoti più o meno tragicomici. Parlando con amici che al Ma Che lavorano, vivono, o preesistono – le colonne di Colonna insomma (dai volevo scriverlo) – è una lista infinita di persone che iniziano con nobili e moderati intenti ma poi finiscono per farsi catturare dalla dolcezza delle feste in un bicchiere.

Ad esempio è capitato a chi in quel momento stava lavorando, cercando di mantenersi leggero ha fatto gran riserva di una determinata birra (bevendola) sapendola leggera e innocua, per poi scoprire troppo tardi che qualcuno aveva sbagliato a segnare il grado alcolico in verità molto più alto. Con i divertenti effetti del caso, soprattutto al momento dello svelamento dell’arcano. Direttamente dal birraio. Con una frase del tipo: “Ma che sei matto? Cinque in un’ora? Quella fa almeno 10 gradi!” E solo all’inizio.
Oppure chi sempre per lavoro è “costretto” a saggiare la messa in forma delle birre già dalla prima mattina, a porte chiuse, come una trasteverina colazione carbonara. Non nel senso della pasta ma del fare cospiratorio, anche se il piatto sosterrebbe la struttura.
E da qui una serie di scene degne di nota, che purtroppo non posso raccontare, almeno qui, ma che non ho dubbi si ripeteranno come tutte le cose divertenti che l’evento porta con sé.

Matteo Piergallini
Matteo Piergallini

A volte, tutto ha inizio con un fusto di →Stille Nacht che finisce in esattamente 10 minuti, come tre anni fa, neanche fossero tutti giunti a piedi dal deserto del Sahara. Qualche esempio di birra per cui vale la pena esserci? Oltre ai miei ricordi mi sono divertita a chiedere a due delle colonne di cui sopra, quali fossero le loro preferite delle ultime edizioni. E tra un ricordo offuscato e uno mancante, questi i primissimi nomi usciti fuori.
Per Matteo Piergallini, da anni dietro il bancone del locale, dallo sguardo in apparenza sornione ma molto attento: le varie Fyne Ales, in modo particolare la →Jarl che “bevo come se fosse acqua” (anche perchè è una session del birrificio scozzese, quindi piuttosto leggera), e “dato che sono molto classico” →L’Avec le bon voeux della Brasserie Dupont, una birra di difficile classificazione, una sorta di saison ma anche strong ale, da qualcuno definita anche tripel. In ogni caso natalizia e buona. E poi Cantillon a fiumi, in genere c’è la →Fou Foune, lambic con aggiunta di albicocche, e per chiudere la serata, una superspeziata superalcolica.
Supernatale insomma. Tra le ultimissime dell’anno scorso, la Orange Crush altra session ipa, una collaborazione di Amager con gli americani di Cigar City. Una tra le preferite delle ultime edizioni, la Kerst Reserva Extraomnes, di cui parlai anche nel →resoconto di Birre Sotto l’Albero di un anno fa.

Tra le altre italiane il Lambrate con la →Brighella e Stavio con il Birrozzo. Marco Pion (nella foto) invece nessun atteggiamento sornione, ma senza dubbio molto attento, soprattutto a quello che ha nel bicchiere, ha diversi nomi in comune con Matteo: la Jarl Fyne Ales, era il 2013 e il mezzo fusto finito con disinvoltura appena arrivata, oltre a classici come l’Avec le Bon Voeux e la →Père Noel di De Ranke.
E poi ricorda la →Noel Perbacco di casa Baladin, una birra del tutto sui generis, definita sperimentale, prodotta tra il 2001 e il 2003, rara perchè mai messa in commercio e destinata ad eventi speciali, cui anno dopo anno è stato aggiunto mosto di dolcetto delle vigne di famiglia, e soprattutto con 10 anni di maturazione alle spalle. Un’altra italiana la →OG 1111 di Carrobiolo, che ricordo anche io un paio di anni fa, in gran forma.
E quest’anno? Beh in attesa di tutti gli aggiornamenti che fino all’ultimo si avvicendano sulla →pagina fb dell’evento, ad ora sappiamo le 16 birre confermate per i laboratori organizzati al Bir&Fud, mentre nella tap-list del Ma Che ad aprire l’elenco ci saranno senza dubbio la Stille e le altre creazioni De Dolle, →Arabier e →Extra Stout e non mancherà l’→Abbaye de Saint Bon-Chien.
Inoltre per tutti gli amanti delle birre della Franconia ci saranno diverse belle sorprese in botte, non indifferenti.
Per tutto il resto, non resta che esserci, anche perchè i regali di Natale si scartano sotto l’albero e non vale sbirciare prima. Spero solo che Babbo Natale con il suo naso rosso non sbaglierà anche lui a leggere i suoi gradi alcolici.

Hilary Antonelli

Appassionata di birra artigianale, con un debole da anni per Franconia e West Coast USA coltiva quotidianamente la sua passione tra pub, amici publican, birrai e non, e viaggi fino all'altro capo del mondo. Lasciando poco spazio alle mode, il suo posto preferito era e resta il bancone del pub. Tra una birra e l'altra si occupa di promozione e tutela del Made in Italy agroalimentare nel mondo.

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