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Il grande caldo. A qualcuno piace blanche


Birra blancheE’ tempo di blanche questo, dove mi giro infatti me ne capita una a tiro (non che ne sia dispiaciuta), la presenza viene però scagionata dalla stagione, che con temperature altissime e un bel sole chiama a gran sete lo stile. Il corpo è leggero, la più o meno delicata speziatura, tendenzialmente mai aggressiva, le note citriche rendono infatti questa birra ad alta fermentazione piuttosto dissetante e rinfrescante.
La blanche o witbier (in francese o fiammingo), il cui nome è dovuto all’aspetto lattiginoso e torbido causato dai lieviti in sospensione, è tradizionalmente legata al Belgio, ma anche al nord-est della Francia e all’Olanda.
È prodotta seguendo in parte la tradizione medievale, secondo cui, anziché usare il luppolo (oltretutto vietato dall’antica legge francese) si ricorreva a una mistura di erbe e spezie note in olandese come gruyt: nella ricetta moderna è tendenzialmente un composto di coriandolo, arancia, arancia amara e luppolo. Questa mistura conferisce alla birra un sapore più fruttato e acidulo rispetto ad esempio all’altra famosissima di frumento, la weisse tedesca, da cui differisce per l’utilizzo del frumento non maltato e a volte dell’avena, e risulta piuttosto dissetante nei mesi caldi.

Seta SpecialAl di là del fatto che il nome utilizzato sia principalmente francofono, e che al momento vengano prodotte blanche in diverse parti del mondo, le sue origini restano in Belgio, in modo specifico nell’area est di Bruxelles, nella quale la città di Louvain e il villaggio di Hoegaarden ne furono i maggiori produttori.
La mia personale riscoperta delle birre di frumento in generale (tranne le weisse), è avvenuta nel luogo che credevo più agli antipodi per tradizione oltre che per distanza reale: la California. Almeno così pensavo, infatti nei vari tour, ne ho poi testato il successo ovviamente in estate, tanto da aver generato un ibrido che ad essa deve molto: la White Ipa (il suffisso Ipa negli USA si rende quasi necessario).
Nella neo tipologia di pochi anni di vita, si fondono le caratteristiche di speziatura della blanche, con la luppolatura da Ipa, senza dubbio più predominante. Per quanto mi riguarda un incontro piuttosto interessante, se penso ai luppoli americani “bevuti” in loco.
E in caso si avesse voglia di assaggiare qualcosa dei nostri produttori, vi è qualcosa di apprezzabile? Ovviamente sì, e in alcuni casi anche con tentativi ben riusciti di speziatura – diciamo – un po’ più originale, mantenendo sempre il caratteristico sapore. Il fattore interessante è che spesso l’utilizzo della spezia si lega al territorio di origine del birrificio. Un po’ di appartenenza al territorio, un po’ di km zero ed ecco le nostre blanche.

Friska BarleySeta e Seta Special Birrificio Rurale
La prima 5,2% è forse la più nota blanche italiana – e il birrificio rurale è una garanzia oltre che di qualità, anche di aderenza agli stili classici – ma proprio con la seconda 5% il birrificio crea una variazione estremamente caratterizzata dal bergamotto. La buccia del frutto è stata infatti sostituita a quella tradizionale di arancia.
Può piacere o meno (i detrattori non ne amano la speziatura definita un po’ troppo abbondante, bergamotto un po’ spinto – mascalzone di un bergamotto! – e il gusto con “quel che di saponetta”), in ogni caso in quanto a fama ha forse superato la versione setaebasta. Se interessa il genere, è da assaggiare per un proprio giudizio.

SofroniaBianca Piperita Opperbacco 4,2%
In nome omen, è la menta piperita insieme al miele, di produzione locale – siamo in Abruzzo – l’ingrediente che si aggiunge agli ormai soliti noti. Lattiginosa, pungente ma non troppo, citrica ma non eccessivamente, si attiene allo stile e come esso vuole, è una bella idea per il gran caldo.

Bloody Mario Retorto 6,1%
Qui sono invece le ciliegie le protagoniste della variazione. In questo caso la birra è ottenuta dalla maturazione dell’altra bianca di casa Latte Più con ciliegie del territorio piacentino. Personalmente gradisco molto la Latte Più anche se per me sceglierla significa optare in ogni caso per una degustazione da brividi. Il suo nome resta la cosa meno invitante del mondo per chi come me è allergico al latte. E anche se son certa non ci sia lattosio tra gli ingredienti (le cream ale o alcune porter ad esempio lo contengono) e non sono ancora morta, ogni volta che mi capita di prenderla, un serpeggiante terrore accompagna i miei sorsi. Da provare. Il terrore intendo.

Fleur Sofronia MC-77 5%
In questo caso la speziatura è piuttosto particolare perché è al fiore di ibisco, e lo stile blanche è solo la base di partenza. Anche il colore è diverso dal solito chiaro lattiginoso, per tendere ad un vero e proprio rosato. I sapori sono ancora una volta fruttati e un po’ erbacei, pepe rosa, fiori e agrumi, la schiuma abbastanza evanescente. Non rimane tra le mie preferite per una corposità generale un po’ troppo lieve – l’evanescenza di cui su la applico un po’ a tutto – ma senza dubbio atipica.

Friska Barley 5%
Buona blanche agrumata, speziata come di dovere, con sentori di frutta esotica, dissetante ma ricca e piena. Corposa. Acidula nel finale. Ottima come buona parte della produzione del birrificio sardo, si abbina bene ai piatti di pesce. E poi con i formaggi freschi. Ma questa opzione me l’hanno solo raccontata. Partendo da una base blanche, Barley ha poi creato la Baccusardus 7% una versione double, che risente di contaminazioni enologiche. L’intervento su di essa infatti avviene attraverso l’integrazione di una piccola percentuale di sapa – mosto cotto – di uva Nasco, vitigno a bacca bianca autoctono della Sardegna. Senza dubbio un incontro interessante tra due mondi, in cui la birra ne esce fresca, beverina, un pizzico acidula, lievemente vinosa, quel tanto che basta a rendere particolare l’interpretazione dello stile.

Italian Wit Project Birrificio Pontino 5,3%
Altra blanche atipica e molto interessante questa, che nasce con l’obiettivo di essere presto brassata al 100% con soli ingredienti locali. Siamo nel territorio pontino e abbiamo a che fare con le menti esuberanti dei ragazzi del birrificio, che per l’occasione hanno aggiunto arance bionde dell’agro pontino, coriandolo di Monte San Biagio, liquirizia dei Monti Lepini, pepe rosa e fiori di eucalipto dei loro alberi, con soli ingredienti autoctoni. In futuro, quando lo saranno anche il luppolo e i lieviti, la birra sarà del tutto locale. Loro ci assicurano che il luppolo sta già crescendo. Nel frattempo consiglio l’assaggio, per un’interpretazione riuscita e piuttosto originale dello stile.

Panada Troll 5,2%
Mai assaggiata, lo premetto. Non è facile reperire Troll qui a Roma, se non a qualche festival. Non posso dare giudizi personali in merito, ma consiglio di provarla se capita, dato che vorrei fare la stessa cosa. Perchè? Per curiosità, magari poi la raccontate anche a me. Prodotta con grano saraceno a conferirle dolcezza, si narra sia equilibrata, fresca dissetante (e questo è ormai appurato per le blanche). I detrattori dicono possa essere stucchevole ma questa impressione credo sia da attribuire più allo stile più che ad una in particolare, soprattutto se non presenta speziature troppo osé (un po’ come il noto mascalzone di un bergamotto di su).

Hilary AntonelliHell & Heaven Birrone 4,5%
Con questa birra si ha nel bicchiere un’interpretazione classica senza ingredienti che esulano dalla ricetta tradizionale. Almeno per quanto ne sappia io. Vincitrice della medaglia d’oro al concorso Birra dell’Anno come miglior blanche d’Italia 2015, assolve con dignità al compito di dissetare e riempire diverse volte il bicchiere.

White Rabbit Crak 6%
Sono stata sfortunata con questa “double blanche”. Proprio questa sua anima rafforzata mi ha incuriosito, l’ho provata. Ecco, non l’ho trovata molto equilibrata, o senza voler fare la purista, dato che ritengo si tratti di aspetti sempre molto soggettivi, non l’ho trovata, a mio gusto, armonizzata negli ingredienti. Tra pepe (che amo molto), coriandolo, sentori citrici, amaro, forse un po’ troppo carbonata, mi è sembrata poco dissetante (ecco. Volevo dirlo così, finora l’ho sempre scritto, mi sembrava di essere diventata ripetitiva). Però ho intenzione di tentare il secondo assaggio. Diversi amici mi parlano bene della produzione dei ragazzi di Crak (credo ex Olmo). Magari ho semplicemente perso il coniglio bianco per strada.

Insomma, appresi gli ingredienti base, arresi alle temperature della stagione, comprese le funzioni dello stile, protesi verso fresche sorsate…queste sono solo alcune delle tante alternative.
E non è detto sia così necessario scegliere. Tra l’altro come esordito, non bisogna neanche troppo andarsi a cercare la blanche dei sogni (o degli incubi, ça va sans dire), prima o poi finirà nelle vostre mani. Che si tratti di uno scaffale della GDO (là le belghe-dal-Belgio occhieggiano onnipresenti e maliziose) come della taplist di un locale, sono intorno a noi, aumentano, si moltiplicano, vivono. Inutile cercare di resistere.

Hilary Antonelli

Appassionata di birra artigianale, con un debole da anni per Franconia e West Coast USA coltiva quotidianamente la sua passione tra pub, amici publican, birrai e non, e viaggi fino all'altro capo del mondo. Lasciando poco spazio alle mode, il suo posto preferito era e resta il bancone del pub. Tra una birra e l'altra si occupa di promozione e tutela del Made in Italy agroalimentare nel mondo.

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