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Tignanello 39 anni dopo


Una serie di ragioni mi spingono a parlare del Tignanello, in un’epoca in cui, almeno sul web, Lavinium compresa, è molto più facile leggere di vini naturali, vini di vignaioli, piccole realtà, prodotti di nicchia e via discorrendo piuttosto che di magnati del vino, arcinoti e, come in questo caso, arcipremiati. Antinori è un nome che anche i meno esperti conoscono, marchesato le cui radici affondano in sette secoli di storia, da sempre legato alla vitivinicoltura; quello di questa famiglia si può considerare un piccolo impero, che va ben oltre il territorio nazionale con una produzione che supera i venti milioni di bottiglie.

Le aziende toscane del gruppo Antinori

La Antinori, ovviamente, non ha solo tenute in Toscana, ma distribuite in varie regioni e in molti Paesi esteri; ha acquistato la storica Prunotto in Piemonte, la Montenisa in Franciacorta, la Tormaresca in Puglia, l’Antica e Stag’s Leap Wine Cellars in Napa Valley (California), Col Solare nella Columbia Valley (Stato di Washington) in joint-venture con Chateau St. Michelle, condivide l’esperienza con Viña Haras de Pirque nella Maipo Valley in Cile, la Tenuta Tuzko in Ungheria, dal 1992 condivide la Tenuta Meridiana Wine Estate con il fondatore Mark Miceli-Farrugia a Malta, infine un’altra joint-venture con Vitis Metamorfosis in Romania.
Insomma una realtà che ha pochi eguali in Italia e, nonostante questo, nonostante i grandi numeri produttivi, ha i suoi gioielli enologici, vini che hanno segnato la storia, come forse nessun’altra azienda di queste dimensioni è riuscita a fare. Ed uno di questi è certamente il Tignanello, al quale non si possono non affiancare i successivi Solaia (1978) e Guado al Tasso (1990, quest’ultimo proveniente dalla tenuta omonima nell’area di Bolgheri), ovvero tre dei più famosi “supertuscan”, un folto gruppo di vini usciti dalle denominazioni per imbracciare uno stile moderno, dove la barrique e i vitigni internazionali occupano un ruolo fondamentale. Vini che hanno fatto molto discutere, creato vere e proprie fazioni a favore o contro, fino a perdere progressivamente di interesse, anche per i prezzi decisamente elevati.

Le vigne della Tenuta Tignanello

Imbottigliato per la prima volta nel 1970 come “Chianti Classico Riserva Vigneto Tignanello”, era ottenuto da sangiovese proveniente da un unico vigneto, da un 20% di canaiolo e da un 5% di trebbiano e malvasia, secondo i dettami del Barone Ricasoli. L’anno seguente esce dalla denominazione e diventa Vino da Tavola con il solo nome Tignanello. Con l’annata 1975 le uve bianche vengono eliminate e dal 1982 la composizione prevede un 15% di cabernet sauvignon e un 5% di cabernet Franc che vanno ad affiancarsi al sangiovese. Non è stato prodotto nel 1972, 1973, 1974, 1976, 1984, 1992 e 2002, annate giudicate non all’altezza. Dall’annata 1995 è diventato IGT Toscana. Il vigneto si trova su un terreno di 57 ettari esposto a sud-ovest, di origine calcarea con elementi tufacei, ad un’altezza tra i 350 e i 400 metri s.l.m. e da questo si ottengono circa 350.000 bottiglie. Il Tignanello è stato il primo vino il cui sangiovese ha stazionato in barrique ed il primo vino rosso moderno assemblato con varietà non tradizionali.
La Tenuta Tignanello si trova nell’area chiantigiana a sud di Firenze, tra i comuni di Montefiridolfi e Santa Maria a Macerata, ha una superficie vitata totale di 127 ettari, all’interno della quale prende vita un altro grande nome, il Solaia, la cui composizione vede un’inversione di percentuale fra il cabernet sauvignon (75%) e il sangiovese (20%), mentre rimane invariata la piccola quota di cabernet franc.
Rispetto al Solaia e al Guado al Tasso, il Tignanello è il vino, diciamo così, “più economico”, costando meno di 60 euro contro i 90 del Guado al Tasso e i 180 del Solaia.

le pietre nella Tenuta Tignanello

Tignanello 2009 - Marchesi AntinoriMa come viene vinificato oggi il Tignanello?
Con l’annata 2009 il Cabernet Franc, primo vitigno a maturare, è stato raccolto dal 27 al 29 Settembre, dopodiché è iniziata la raccolta del Sangiovese, protrattasi per 12 giorni. Il Cabernet Sauvignon è stato invece vendemmiato dal 10 al 14 Ottobre. In cantina le uve sono state diraspate e gli acini, prima di essere pigiati, accuratamente selezionati al tavolo di cernita; l’annata calda e tutto sommato regolare ha permesso una maturazione perfetta di quasi tutti i filari, pertanto i rari acini non completamente maturi sono stati eliminati affinché nel serbatoio di vinificazione arrivassero solo quelli perfetti.
La fermentazione e la macerazione si sono svolte nei serbatoi troncoconici; prima della svinatura sono state effettuate degustazioni giornaliere per decidere il momento più giusto. Una volta separate le bucce, ha preso il via la fermentazione malolattica in barrique, la maturazione è durata circa 16-18 mesi in fusti di rovere francese ed ungherese. I diversi lotti vinificati separatamente, sono stati assemblati in fasi successive fino all’imbottigliamento.

L’annata 2009. Gradazione 14%, prezzo 57 euro presso Superconti a Capena.
Il fatto di trovarlo in un supermercato non deve stupire, è ormai prassi di molti grandi magazzini avere un reparto “grandi vini”, e dato che di Tignanello se ne producono alcune centinaia di migliaia di esemplari, non è così strano trovarlo in GDO.
Sono passati 13 anni da quando degustai il primo Tignanello, il 1993, anche se poi ho avuto occasione di sorseggiare alcune vecchie annate grazie a un incontro con Renzo Cotarella, allora enologo ma già in procinto di divenire direttore generale della Marchesi Antinori. Se escludiamo la 2002, non prodotta, la 2009 è la 15ma annata da quel 1993: nel calice ha un colore rubino profondo e impenetrabile, ma ai bordi non si fatica a riconoscere una venatura granata; al naso l’impatto è deciso, aperto, manifesta un ricco ventaglio di profumi, ad un cenno di viole appassite, si accostano note di more, mirtilli, amarene in confettura, speziature fini, cardamomo, cumino, cacao, grafite, liquirizia, sottobosco su una base piacevolmente balsamica.
In bocca emerge la parte che più apprezzo del Tignanello che, seppure in chiave moderna e addomesticata, non nasconde del tutto il tannino del sangiovese, la massa fruttata è indubbiamente avvolgente e ben sorretta dall’acidità, il calore generato dall’alcol non disturba grazie al buon equilibrio già raggiunto in questa fase di assoluta giovinezza. La sua trama è impegnativa e ha una certa potenza, ma riesce ad avere una misura davvero notevole, non rendendo pesante il sorso, anzi.
Certamente dobbiamo pensarlo come un vino “altro”, che pur trovandosi all’interno dell’area del Chianti Classico, non ne raccoglie l’espressione più leggiadra e conviviale, ma continuo a preferirlo nettamente al Solaia, la cui impostazione segue una strada ben più accentuata verso il classico stile internazionale. E questo, probabilmente, è anche merito del sangiovese.

 

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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