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Generazione Low Food

Low foodNegli ultimi anni si sta assistendo ad un fenomeno economico e sociale, che sta letteralmente sconvolgendo le abitudini delle persone: il low cost. Questo termine, che letteralmente si può tradurre in “basso prezzo”, nasce in riferimento a quelle compagnie aeree che verso la metà degli anni ’90 hanno cominciato ad offrire voli a tariffe bassissime, grazie anche ad una serie di strategie aziendali – quali la scelta di aeroporti secondari o l’eliminazione di tutta una serie di servizi non essenziali – che hanno permesso loro di abbattere sostanzialmente i costi. Se prenotati con largo anticipo, oggi è possibile acquistare dei biglietti aerei con pochi euro. Un grosso sconvolgimento, se si pensa che fino a poco più di un decennio fa, per spostarsi con l’aereo tra due capitali europee era necessario spendere quasi uno stipendio.

Il low cost quindi nasce nell’ambito dei voli aerei, ma si è sviluppato ben presto in altri settori come la tecnologia, l’abbigliamento o i servizi. I telefoni cellulari, tanto per citare qualche esempio, hanno raggiunto dei costi tali da indurre gli appassionati ad acquistarne uno ogni pochi mesi, decretando un ciclo di vita del prodotto ancor più breve di quello proprio intrinseco. Anche per quanto riguarda il settore del vestiario sono sempre più numerose quelle catene di negozi (tipo H&M, Zara, Tezenis) che offrono capi d’abbigliamento giovanile per pochi euro. Per non parlare dei servizi, come i viaggi o le assicurazioni, che grazie al web riescono ad abbattere i costi ed offrire ai clienti dei contratti a prezzi decisamente vantaggiosi.
Oggi tutto ciò di cui si necessità nella quotidianità si può acquistare per pochi soldi, anche il cibo. Ma forse questo non è un fatto del tutto positivo. Perché finché si tratta di stare due ore scomodo su un aereo poco pressurizzato e con un servizio inesistente, poco male. E anche se si tratta di acquistare una camicia per 20 euro che buttiamo dopo una stagione, non è la fine del mondo. Ma per il cibo il discorso cambia, perché mangiare è un atto importante, e un cibo di qualità scadente può nuocere al nostro umore e soprattutto alla nostra salute.

Allevamento intensivo di muccheIl low cost nel campo agroalimentare nasce dalla logica perversa della coltura e dell’allevamento intensivi. Un campo di mais che qualche decennio fa produceva cento quintali di prodotto, oggi riesce a produrne 300, ma questo anziché arricchire il contadino ha fatto sì che il prezzo si riducesse, mantenendo invariato l’introito delle aziende agricole. A trarne guadagno però sono sempre i soliti noti, ossia la Grande Distribuzione Organizzata e l’industria alimentare, che hanno invaso il mercato con alimenti ad un prezzo relativamente basso (forse “accessibile” è la definizione migliore) e dalla qualità decisamente scadente. Praticamente l’offerta principale nei supermercati è composta da dolciumi confezionati (carichi di aromi ed additivi), piatti pronti surgelati, salumi immangiabili, formaggi dal sapore standardizzato, frutta e verdura insapori, olio d’oliva di dubbia provenienza, cibi in scatola e via dicendo. Oggi mangiare non è più un problema, visto che con pochi euro si riesce a mettere a tavola una famiglia. Il problema vero è mangiare bene.
Anche la ristorazione sta subendo un decadimento qualitativo sconfortante. Nella maggior parte delle trattorie di livello medio-basso vengono servite pietanze preparate con intingoli pronti: funghi porcini, vongole, sughi di lepre o di cinghiale, carbonara, amatriciana; tutti acquistati per pochi euro nei più comuni cash and carry. Si punta soltanto a far saziare il cliente, magari con una carrellata di antipasti insignificanti, senza tener conto minimamente dell’aspetto qualitativo dei piatti. Il livello che si sta toccando è talmente basso che, ad esempio in una città come Roma, trovare un posto dove si mangia decentemente è sempre più complicato. Fortunatamente ci sono le pizzerie, che rappresentano una degna ed economica alternativa.

MojitoScarsa qualità a basso costo quindi. Ed evidentemente per la maggior parte delle persone va bene così, in quanto l’importante è spendere poco, anche a costo di mangiare cibo indecente. Sono proprio queste persone che formano la generazione LOW FOOD. Una generazione che nasce dalla filosofia del low cost ma che assume caratteristiche sue proprie. L’adepto del LOW FOOD infatti, è vero che spende poco per mangiare, ma quello che lo contraddistingue dal suo genitore è il fatto che quel poco lo spende anche male. La generazione LOW FOOD è composta da quelle persone che non hanno alcuna percezione della qualità del cibo che mangiano. Quelle persone che preferiscono il fast food alla pizzeria; il cibo pronto alla bistecca; preferiscono dare ai propri figli una merendina piuttosto che un panino; preferiscono la Nutella alla marmellata; il pollo d’allevamento a quello ruspante; preferiscono la trattoria dove “ci si abbuffa con quattro soldi” piuttosto che un ristorante dove si mangia poco e bene; preferiscono il mojito allo spumante; la coca cola al vino. Praticamente è una generazione che sta perdendo ogni valore culturale nei confronti del cibo.
Ma esistono soluzioni per evitare il decadimento totale? Io credo che sarà molto difficile correre adesso ai ripari, perché i fenomeni sociali spesso sono inarrestabili ed irreversibili; ma sarà possibile a mio avviso creare delle sacche di resistenza, delle nicchie di qualità. E non necessariamente ad alto prezzo. Basterebbe abbandonare la Grande Distribuzione Organizzata in favore ad esempio dei mercati rionali, di cui è pieno il nostro paese, e dove è possibile acquistare frutta e verdura freschi e di stagione a prezzi contenuti. Oppure basterebbe partecipare ad uno dei tanti gruppi di acquisto di prodotti biologici per avere a basso prezzo dei prodotti dalla qualità ineccepibile. Basterebbe leggere le etichette dei prodotti confezionati che acquistiamo. In una sola parola, basterebbe avere una maggiore sensibilità e prendere coscienza che mangiare è una delle poche necessità della vita per cui proviamo piacere. Ed è un peccato sprecare questa opportunità.

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