La Romagna del vino tra Arte e Territorio: il nuovo format di Vini ad Arte 2021

Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, il Consorzio Vini di Romagna riparte con slancio ed entusiasmo e mette in campo un format rinnovato e inedito per l’evento più importante della Romagna enoica: “Vini ad Arte 2021 – Quando l’uva è un capolavoro”.
Sul finire dell’estate, dallo scorso 26 agosto al 30 agosto, gli ospiti della stampa internazionale hanno avuto la duplice possibilità non solo di percorrere alcune tappe di questa magnifica regione, ma anche di degustare le uve direttamente in vigna, avendo così il privilegio di assaggiare in anteprima l’annata 2021. Un programma itinerante che è partito da Rimini e ha raggiunto Faenza, capolinea di questo ricco itinerario, dove si è svolta la consueta degustazione tecnica delle nuove annate presso il Museo Internazionale delle Ceramiche. Un viaggio che ha anche visto una dettagliata e stimolante presentazione del territorio, con un importante approfondimento da parte dell’enologa Marisa Fontana sull’andamento climatico 2021 e una chiara e ampia descrizione da parte dell’agronomo Francesco Bordini delle diverse sottozone e dei principali tipi di suolo.

Rimini: da Fellini alla Rebola
Il Grand Hotel di Rimini, forse il posto più Felliniano della città, ha fatto da palcoscenico ai produttori del vino Rebola – futuro Rimini Rebola Doc – prodotto con il vitigno Grechetto gentile, varietà a bacca bianca che dà vita a vini salini, talvolta con qualche accenno ammandorlato.
Come ha dichiarato Sandro Santini, Coordinatore del Comitato Rimini DOC: “In questo posto così rappresentativo per noi vi volevamo introdurre il vino bianco più rappresentativo per noi: la Rebola. La valorizzazione del territorio parte dal racconto enologico che è pieno di contenuti grazie ai produttori riminesi. Ma l’ambizione è di usare la Rebola come volano per il turismo della nostra zona. Nessuno vuole sminuire il nostro mare e lo sforzo di valorizzazione culturale a cui stiamo assistendo negli ultimi 10 anni, ma vogliamo dire chiaro e forte che c’è un target di turismo che si muove nei percorsi enologici e gastronomici, e noi siamo pronti ad accoglierlo”.

Come sottolineato anche da Ruenza Santandrea, Presidente del Consorzio Vini di Romagna: ”Vogliamo cercare di far percepire il territorio della Romagna, con i suoi produttori e le loro realtà; non si possono comprendere i vini se non si va in giro per le aziende e non si impolverano le scarpe e non si parla con chi i vini li fa. Bisogna inoltre capire il territorio dal punto di vista culturale, storico e architettonico, perché il vino è parte della cultura. Partiamo da Rimini, da Fellini e quindi dalla cinematografia che è parte della cultura ed è anch’essa forma d’arte e naturalmente dalla Rebola. Sono profondamente convinta che il vino è racconto, pertanto la Romagna sconosciuta ai più è quella dell’entroterra con i suoi borghi, le sue colline e le sue bellezze, le Rocche, gli splendidi paesaggi formati in gran parte dalle vigne, dall’amore dell’uomo per la terra, la sapienza nel produrre vino e al contempo nel salvaguardarla”.

Così a Rimini ben 17 produttori di Rebola si sono raccontati, confrontati e hanno lavorato insieme per comunicare la loro realtà produttiva e territoriale. Si evidenziano ovviamente stili e interpretazioni che personalizzano il risultato, ma creano una certa linearità nella pulizia espressiva. A parte alcuni esercizi di stile, l’obiettivo da perseguire è senza dubbio quello del rispetto della varietà e la sua espressività legata alle caratteristiche proprie del territorio. In molti dei prodotti degustati si ravvisano schiettezza e giovialità, vini conviviali e dal carattere fruttato e sapido, talvolta ammandorlato nel finale, ma che conservano il loro essere vini disimpegnati e solari.
In altre parole si tratta di vini che vogliono legarsi al loro territorio di appartenenza e che hanno tutte le possibilità di diventare simbolo della dolce vita riminese, con le sue spiagge ampie e le sue verdeggianti colline. Dopo un passaggio a San Clemente, tappa che ha permesso di entrare nel vivo del territorio riminese e una veloce sosta alla Rocche Malatestiane a Coriano, si è avuta la possibilità di visitare e vivere l’incanto dell’antico borgo medievale di Santarcangelo. Un piccolo borgo che sorge sulla via Emilia, a 10 km Nord di Rimini e 20 km a Sud di Cesena, luogo simbolo per la sua forte identità romagnola e la sua bellezza architettonica fatta di nobili palazzi, case borghigiane, vicoli e piazzette.

Forlì: espressioni di Sangiovese e di Albana
Un percorso itinerante che dalla provincia di Rimini si è inoltrata in quella di Forlì, facendo tappa prima a Predappio e poi a Bertinoro, dove si è prima fatta una interessante panoramica sul Sangiovese, per poi affrontare la regina bianca della Romagna, ossia l’albana; un primo interessante assaggio di uve 2021 da tre diversi biotipi di Albana.: l’Albana della Serra o della Forcella, l’Albana gentile di Bertinoro, e quella della Campadrona – legata della zona faentina – che insieme a quella Gaiana è la più coltivata in Romagna. La prima caratterizzata dal grappolo cilindrico, molto allungato e spargolo, e la seconda, dal grappolo conico allungato e mediamente spargolo.

Dal cielo stellato di Galla Placidia a Ravenna ai suoni di Imola
Incantevole la visita notturna dei mosaici di San Vitale e di Galla Placidia, luoghi di incredibile bellezza, con le mirabili decorazioni che trasformano la penombra del monumento in un inno alla luce, la stessa luce che si ritrova nell’uva Albana e nei vini che ne derivano; dalle espressioni secche, passando per quelle macerate, fino alle dolci e profumate produzioni passite.
Dalle luci di Ravenna ai suoni di Imola, dove oltre alla visita in vigna si è potuto assistere all’Historic Minardi Day, presso l’Autodromo imolese. Vino e motori, uniti da quel sottile filo che ne rimarca la passione, la storicità e i protagonisti che in entrambi gli ambiti ne hanno segnato le tappe.

Faenza: il fascino del MIC e le bellezze di Marzeno e Brisighella
Il percorso si è concluso nel faentino, dove in località Marzeno presso la Fattoria Zerbina si è entrati nel vivo del territorio, attraversando le espressioni del sangiovese, non solo nelle uve, ma anche nel prodotto finito. Il Museo Internazionale delle Ceramiche a Faenza è stata la tappa conclusiva di questo percorso che ha visto intrecciarsi arte, cultura, sport e naturalmente enogastronomia.
Quest’edizione 2021 ha visto ben 59 aziende partecipanti, 154 vini presenti alla degustazione tecnica e 7 cantine visitate. Ulteriore novità di quest’anno è l’incremento delle sue sottozone che diventano 16.
Le coste, le colline della Romagna con le tante città d’arte, le sue Rocche e le sue vigne, sono infatti ancora intatte e da scoprire. Un percorso che è senza dubbio ancora lungo, ma dove emerge la voglia di crescere in modo sinergico e con sempre maggiore consapevolezza di ciò che si ha.
Fosca Tortorelli


