Poderi Boscarelli, un’azienda di riferimento per comprendere il fascino del Nobile di Montepulciano

Il 19 giugno scorso, lo stesso giorno in cui sono andato a trovare Pasquale Forte a Castiglione d’Orcia, ho avuto modo di visitare anche l’azienda Boscarelli a Montepulciano, di cui ho sempre apprezzato i vini, per me una delle certezze in un territorio che, sotto la guida del presidente del Consorzio Andrea Rossi, sta godendo un bellissimo momento di rinascita.
Da quando Egidio Corradi dette vita a Poderi Boscarelli a Cervognano (oggi una delle 12 località che fanno parte del progetto “Pievi”), frazione di Montepulciano, sono successe molte cose; nato da una nobile famiglia poliziana e laureato in economia e commercio, fino a quel periodo trascorse la sua vita tra Genova e Milano in qualità di broker internazionale.

Un mestiere indubbiamente molto lontano dal mondo agricolo, eppure qualcosa deve averlo spinto a tornare alle origini, tanto che nel 1962 decise di acquistare due piccoli poderi praticamente abbandonati, allora destinati all’allevamento e a colture annuali.
Non c’era, quindi, la vigna ma nella sua testa il progetto era già ben delineato e divenne presto realtà con l’arrivo della figlia Paola con il marito Ippolito De Ferrari, ambedue originari di Genova.
In breve Paola e Ippolito impiantano i primi appezzamenti vitati, con una densità di 3000-3500 piante per ettaro, e realizzano la prima cantina, ma soprattutto diventano genitori con la nascita di Luca (1966) e Nicolò (1969). Purtroppo nel 1983 Ippolito muore in un incidente stradale, così Paola decide di prendere le redini dell’azienda, dando prova di grande capacità gestionale.
Nel 1988 il figlio Luca, classe 1966, entra a far parte del team, con la consulenza enologica di Maurizio Castelli, nel 1997 arriva anche il fratello Nicolò (classe 1969).

È la passione a guidare i figli di Paola, infatti Luca si è laureato in Scienze Politiche, mentre Nicola in Architettura a Genova, anche se prima ha studiato Agraria all’Università di Perugia. La mia impressione dopo averli conosciuti è di due caratteri diversi che si completano fornendo all’azienda un contributo a tutto tondo; Luca molto curato e con un forte senso dell’estetica sembra avere ereditato certi aspetti da mamma Paola, mentre Nicolò sembra uno spirito pratico, creativo, con i piedi ben piantati in terra.
Due modi di essere che ho ritrovato nelle personalità dei vini, dove classe, eleganza, timbro territoriale e concretezza appaiono ben definiti e punto di forza in tutta la gamma.

Passeggiando tra le vigne mi raccontano i cambiamenti importanti avvenuti in azienda; come spiega Nicolò, i primi anni ogni pianta produceva dai 2 ai 2,5 chilogrammi d’uva, con risultati qualitativi incostanti, tra piante che morivano per il mal dell’esca e maturazioni non sempre equilibrate si arrivava a ottenere 3000 bottiglie di vino per ettaro, davvero poche; ridurre progressivamente le rese portò velocemente a risultati decisamente confortanti, la qualità era superiore e costante. In pratica si è raddoppiata la fittezza d’impianto e si è passati a produrre un chilo d’uva per pianta, ottenendo così una media di 7000 bottiglie per ettaro, di qualità decisamente migliore.

Poi il cambiamento climatico a rimesso tutto in discussione, tra la competizione radicale delle piante e l’aumento delle temperature, quella fittezza e quelle rese cominciavano a produrre l’effetto opposto: maggiore stress, maturazioni troppo spinte e disomogenee (polpa stramatura e vinacciolo ancora verde); è stato inevitabile ragionare in modo diverso, lasciando le piante più libere di produrre l’apparato fogliare e un maggior numero di grappoli, non solo, ma progressivamente si sta cercando di distanziare un po’ di più i ceppi (tra i 2 e i 2,10 metri), sia per ridurre la competizione, sia per favorire la lavorazione, perché gli ultimi anni sono stati caratterizzati da piogge intense che hanno reso davvero difficile poter operare tra i filari a distanze così ravvicinate, soprattutto con il trattore, che non di rado finiva per lesionare alcune viti o rompere dei pali, con conseguente aumento di manutenzione e di costi.

Oggi l’azienda dispone di una ventina di ettari, tenendo conto di un paio acquistati nell’areale di Cortona. È interessante il fatto che in qualche modo si è mantenuta la storia dagli anni ’60 ad oggi, infatti ci sono alcuni filari che hanno ancora il piede originario, ma ovviamente le piante non sono le stesse di allora, anche perché in quegli anni si lavorava con sangiovese, canaiolo, ciliegiolo, mammolo, poi negli anni ’80 sono subentrate anche le uve bordolesi.
C’è da dire che Poderi Boscarelli ha mantenuto sempre la schiena dritta, anche in periodi in cui le mode spingevano in certe direzioni, la famiglia ha sempre preferito privilegiare il sangiovese come elemento identitario.
Ma Luca e Nicolò sono andati oltre, per loro è importante far emergere le caratteristiche distintive che forniscono i diversi terreni, per questa ragione la vendemmia assume un ruolo fondamentale: le uve vengono raccolte man mano che raggiungono la maturazione ottimale, ovviamente differente per età delle piante, esposizione, altitudine e tipologia di terreno.

Differenze che vengono mantenute attraverso fermentazioni separate, in pratica vengono lavorate più di 30 cuvée di sangiovese per ogni vendemmia, che verranno riunite solo poco prima dell’imbottigliamento, allo scopo di ottenere la massima complessità e un quadro completo delle potenzialità espressive dei vini.
LA DEGUSTAZIONE

Rosso di Montepulciano Prugnolo 2023 (85% sangiovese, 15% mammolo)
Prodotto dal 1989 è un vino concepito per dare freschezza e piacevolezza, non è necessaria la potenza. Le uve provengono dalle vigne più giovani, che sono in grado di offrire profumi intensi, fermentano a 27-30 gradi con lieviti autoctoni in tini di acciaio riempiti per i due terzi della loro capacità, con rimontaggi e follature manuali del cappello.
Il vino ottenuto passa in cemento vetrificato dove svolge la fermentazione malolattica, filtrazione leggera e imbottigliamento.
Il 2023 ha un bel colore rubino vivace, i profumi richiamano la rosa, la ciliegia, leggera amarena, delicati rintocchi speziati in un contesto di grande piacevolezza.
All’assaggio lo definirei un vino didattico, esprime molto bene i tratti del sangiovese e le sfumature speziate del mammolo, con finale che ricorda l’arancia e la fragolina.

Vino Nobile di Montepulciano 2021
Si potrebbe dire che la storia di Boscarelli nasce con questo vino, infatti la prima annata prodotta risale al 1968, inoltre questo Nobile costituisce da sempre la metà della produzione totale, oggi corrispondente a circa 55mila bottiglie.
Per questo vino vengono scelte uve provenienti da vigne di almeno 10 anni, impiantate su terreni rossi, sabbiosi e minerali; al posto del mammolo viene preferito il canaiolo.
In cantina il processo di vinificazione è lo stesso del Rosso di Montepulciano, ma sovente la macerazione viene prolungata di 5-8 giorni.
Ovviamente il Nobile trascorre un periodo in legno, in questo caso botti di rovere proveniente da Allier e di Slavonia, con capacità che variano da 500 litri a 35 ettolitri, per un periodo di 18-24 mesi secondo le caratteristiche dell’annata.
Emerge molto bene la componente floreale, qui c’è anche la viola e la magnolia, si coglie un frutto carnoso, prugna, ciliegia matura, completati da una speziatura fine di si fanno apprezzare intarsi di pepe e liquirizia.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2020 (etichetta bianca)
Storia particolare per questo vino, che rappresenta in un certo senso un percorso quasi obbligato: partito in azienda negli anni ’70 con un uvaggio classico di sangiovese e piccole quote di altre uve autoctone, dopo la metà degli anni ’80 ha preso una strada diversa, dovuta sia al fatto che progressivamente i vigneti storici venivano reimpiantati, sia dalla sensazione che il sangiovese potesse combinarsi bene con le uve internazionali.
Questa scelta è stata adottata fino al 1992, poi questa Riserva non è stata più prodotta fino al 2010. Durante questi 12 anni, Luca e Nicolò hanno potuto verificare che i vitigni autoctoni che erano stati reimpiantati, avevano raggiunto la giusta complessità per poter essere reintrodotti nel blend di questo vino. Dal 2010, quindi, il Nobile Riserva è tornato ad essere prodotto con le stesse uve utilizzate in origine. Il tempo di affinamento in legno va dai 28 ai 32 mesi.
Si esprime molto bene all’olfatto, rivelando toni più profondi e complessi, ovviamente la parte floreale è meno incisiva, ma viene ben compensata da un frutto che tende alla confettura, prugna in particolare, e da percezioni balsamiche e speziate molto piacevoli.
Tutte sensazioni che prontamente ritrovo al gusto, un tannino fine e ben integrato, freschezza che si traduce in vena balsamica e una speziatura che si fa apprezzare per i primi accenni di tabacco, liquirizia e cuoio.

Vino Nobile di Montepulciano Sotto Casa Riserva 2020
Quella che un tempo era semplicemente la Riserva “etichetta nera”, dal 2011 ha preso il nome “Sotto Casa”, si distingue dalle altre riserve perché è l’unica ad avere in uvaggio una piccola percentuale di vitigni internazionali (cabernet sauvignon 15%, merlot 5%).
Rispetto alla vecchia riserva ha anche la particolarità di provenire da uno specifico cru, situato su terreno sassoso, ricco di argilla rossa di origine alluvionale.
Le uve vengono lavorate separatamente, così come i vini ottenuti, che dimorano in botti miste dai 3 ai 30 ettolitri; l’assemblaggio viene effettuato nella fase finale della maturazione.
Entriamo in un ambito dove la fittezza e la profondità si fanno sentire, si colgono note di grafite, confettura di prugne; in bocca il tannino è più incisivo e dà carattere al sorso, austero e profondo, con un finale dove il legno è ancora leggermente bisognoso di integrarsi.
Vino Nobile di Montepulciano Costa Grande 2019
Anche in questo caso il vino ha subito una trasformazione, infatti fino agli anni ’80 era frutto di una selezione da vigneti diversi, dal 2015 è ottenuto dal cru da cui prende il nome, che si caratterizza per un terreno composto principalmente da marna calcare con forte presenza di argilla e con una moderata percentuale di terra rossa e sabbiosa, le piante sono tutte di sangiovese.
Il vigneto è stato reimpiantato nel 2000 in parte con selezioni massali provenienti dal cru più importante, il Nocio, in parte con selezioni clonali, la densità d’impianto è stata portata a 7000 ceppi per ettaro.
L’affinamento si svolge nel primo anno in tonneaux da 5 ettolitri, nel secondo in botti da 25 ettolitri, poi viene trasferito in cemento dove riposta per alcuni mesi, chiude il percorso in bottiglia dove permane per 6-12 mesi prima della messa in commercio.
Al naso offre un ventaglio di profumi che rivela una perfetta maturità del frutto, una certa dolcezza espressiva e una chiara vena speziata; bocca fitta, con un tannino agile e scattante, una spiccata vena sapida e un tratteggio piccante, molto interessante.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2016 (etichetta bianca)
Devo dire che non mi è ancora capitato un rosso del 2016 che non mi sia piaciuto, indubbiamente è stata una gran bella annata; questo Nobile ha spunti espressivi particolari, infatti al naso richiama il miele di castagno, la torba, ha toni fumé; al palato ha un impatto dolce, rotondo, quasi armonico, con sfumature di caffè tostato e una persistenza notevole.
Vino che ben esprime le potenzialità di invecchiamento che può avere un Nobile di Montepulciano.
Vino Nobile di Montepulciano Sotto Casa Riserva 2014
Poteva sembrare una provocazione proporre un 2014 dopo un’annata così completa come la 2016. Probabilmente lo era, sta di fatto che anche questo Nobile conferma come la 2014 sia stata troppo sottovalutata al suo esordio, anzi direi malmenata, tanto da aver indotto il mercato ad avere il braccino corto, a mio avviso ingiustamente.
Perché è un’annata che non può avere potenza, né la complessità della 2016, ma qui le viene in soccorso un 20% di cabernet sauvignon, che le dona una certa profondità, e poi c’è la freschezza, la bevibilità, direi la digeribilità, componenti che sarà sempre più difficile ottenere con il clima rovente e bizzarro a cui stiamo assistendo già da qualche anno.
Un vino, quindi, che ha dalla sua l’eleganza, la freschezza e una capacità di stimolare i sensi senza mai dare alcun cenno di affaticamento.
Roberto Giuliani

