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Vino e geologia in Alto Adige, un binomio ricco di implicazioni

Tre nuclei pedologici in Oltradige (Ignaz Niedrist); da sinistra: sasso dolomitico, calcare con argilla e ciottolo alluvionale
Tre nuclei pedologici in Oltradige (Ignaz Niedrist); da sinistra: sasso dolomitico, calcare con argilla e ciottolo alluvionale

Il mondo del vino è estremamente complesso, proprio perché più ne approfondiamo la conoscenza e più ci rendiamo conto di quanto ancora ci resta da imparare. Ed è quello che mi capita spesso trascorrendo il mio tempo “vinicolo” in Alto Adige, una terra dove convivono colori e cromie ineguagliabili e dove la pluralità dei dettagli rende davvero stimolante ogni approfondimento territoriale.
Il suolo della zona vitivinicola altoatesina è alquanto variegato e complesso, in quanto la composizione geologica varia spesso nel raggio di pochi metri tra vigneto e vigneto, anche se, a grandi linee, è possibile individuare due formazioni principali: quella del fondovalle (soprattutto a Bolzano e Salorno dove vengono inoltre coltivate superfici maggiori) in cui prevale un terreno alluvionale, fertile e permeabile; quella invece delle vigne di colline e montagna in cui prevale invece un terreno ghiaioso, formatosi attraverso l’asportazione di frammenti di suolo e la successiva erosione avvenuta durante l’ultima era glaciale. In quest’ultima, a tutti gli effetti, si concentra maggiormente la viticoltura.

Bolzano. Cantina di Bolzano: prevalentemente porfido, terreni ghiaiosi ben areati di collina e terreni alluvionali a valle.
Bolzano (Cantina di Bolzano). Prevalentemente porfido, terreni ghiaiosi ben areati di collina e terreni alluvionali a valle.

Nella conca torrida di Bolzano (così come anche quella di Merano) il suolo viticolo è composto principalmente da roccia vulcanica, ovvero porfido rosso, spesso e volentieri mescolato ad argilla e sabbia. In tale areale arido e povero di humus la vite, per adattarsi riesce a sviluppare radici profonde con l’intento di estrarre l’acqua e ciò favorisce, fra l’altro, la produzione di vini equilibrati e con un grado di acidità ridotto.

Bassa Atesina. Suoli caratterizzati principalmente da roccia calcarea e dolomitica
Bassa Atesina. Suoli caratterizzati principalmente da roccia calcarea e dolomitica

Nella Bassa Atesina è la roccia calcarea e dolomitica a fare da padrona (da Termeno a Cortaccia), dove si trova anche l’argilla rossa, mentre nell’estremo sud è presente la marna sabbiosa con terreni caldi e permeabili che elargiscono vini bianchi decisi e di corpo.

Oltradige (Appiano Monte). Terreni calcareo arigillosi
Oltradige (Appiano Monte). Terreni calcareo arigillosi

Nell’Oltradige domina la roccia calcarea e porfirica e i terreni sono perlopiù acidi di origine morenica nei pressi di Cornaiano. Nella Val d’Adige la base è il porfido rosso mentre la pietra calcarea permeabile è di casa a Nalles e Andriano.

Valle Isarco (Abbazia di Novacella). Terreni ghiaiosi di origine morenica, plasmati dallo scorrimento dei ghiacciai
Valle Isarco (Abbazia di Novacella). Terreni ghiaiosi di origine morenica, plasmati dallo scorrimento dei ghiacciai

Nelle sottozone settentrionali della Valle Isarco le viti radicano in un terreno di roccia primitiva composta da ardesia mica disgregata (fillite quarzifera) e solo in parte l’ardesia, con terreni sabbiosi di ghiaia. La capacità di questi due minerali d’immagazzinare l’acqua è superiore a quella del porfido ed è necessaria, poiché lì, tendenzialmente, le precipitazioni sono piuttosto inferiori rispetto alla Bassa Atesina. E ancora, nella Val Venosta, la caratteristica principale è l’ardesia da disgregazione, poi granito e gneis, con terreni poveri e sabbiosi.
La cosa importante da sottolineare è infatti questa costante ricerca dei vari tipi di suolo che sta alla base del miglioramento qualitativo della viticoltura altoatesina. Ecco perché i vari viticultori sanno che, per esempio, il Lagrein predilige un “suolo caldo” composto da ghiaia e sabbia, che dai terreni di porfido rosso a Terlano nascono bianchi atti all’invecchiamento, oppure ancora che il Gewurztraminer coltivato nella zona di Termeno ama in particolar modo un terreno ricco di calcare e argilla.

Vigna Brenntal (Cantina Kurtatsch). Terreno sabbioso e limoso con minerali argillosi e ossidi con forte irraggiamento solare
Vigna Brenntal (Cantina Kurtatsch). Terreno sabbioso e limoso con minerali argillosi e ossidi con forte irraggiamento solare

In parole povere, gli ingredienti dell’eccellenza vinicola dell’Alto Adige sono il mix di fattori climatici, geologici e geografici, ideali per vendemmiare uve mature e ricche di aromaticità: una catena alpina che scherma efficacemente i venti settentrionali; un’orografia meridionale che apre accogliendo gli influssi benefici del Mediterraneo; una temperatura media di 18 gradi durante il periodo vegetativo; una forte escursione termica fra il giorno e la notte; una viticoltura praticata a quote variabili (dai 200 ai 1000 metri di quota) con microclimi assai eterogenei.

Geoparc Bletterbach. Porfido di quarzo di Bolzano, rocce vulcaniche formatesi circa 280 milioni di anni fa.
Geoparc Bletterbach. Porfido di quarzo di Bolzano, rocce vulcaniche formatesi circa 280 milioni di anni fa.

Non soltanto allora carattere e peculiarità, ma aggiungerei anche coerenza, costanza e consistenza come fattori che hanno generato e generano tuttora valore per la denominazione in un territorio caratterizzato da una molteplicità di imprese alquanto parcellizzate: un sistema apparentemente “debole, ma che grazie all’aggregazione e alla condivisione ha saputo rispondere in modo eccellente e adeguato alle sollecitazioni del mercato.
Inoltre, in tale e proficuo contesto segnato da una storicità e da una fedeltà quasi maniacale alla propria vocazione, divengono autentici e schietti i concetti di vigna e capitale umano, affermandosi in maniera forte e condivisa tra gli stessi produttori.
In definitiva, la tensione positiva che la storia vitivinicola riconosce di fatto all’Alto Adige è legata fortemente alla capacità delle varie aziende (siano esse piccole realtà o cantine cooperative) di saper cogliere e interpretare i tanti segnali che arrivano dal consumatore, per poi trasformarli in assoluta qualità. Figure vinicole quindi tenaci e lungimiranti si palesano dietro ai loro grandi vini alpini, sia rossi che bianchi, perché come ci ricordano in loco “il terreno è molto di più che una superficie produttiva: è la nostra identità e il nostro orgoglio”.

Lele Gobbi

Lele Gobbi

Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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