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“Mi dispiace ma non ne abbiamo”, “Purtroppo ci sono solo queste due bottiglie”, “Spesso restano in giacenza, nessuno li vuole più”, “C’è sempre meno richiesta e, quindi, preferiamo averne il meno possibile”, “Come vede abbiamo ancora bottiglie del 1999”. Passando di enoteca in enoteca, avevo sempre più l’impressione che il vino rosato fosse un miraggio, un lontano ricordo. E non parlo di sparuti negozietti “Vini e oli” di qualche borgo sperduto, ma delle migliori enoteche di Roma. Per raccogliere 22 etichette, mi sono dato un bel da fare, spostandomi anche verso l’Umbria e l’Abruzzo. Dunque è probabile che, fuori dei confini regionali di produzione dei rosati, diventa difficile reperire un numero ragguardevole di bottiglie. La riprova l’ho avuta visitando parecchi supermercati “di grido”, che un tempo avevano un buon numero di rosati italiani esposti sugli scaffali, magari non di grande qualità, ma la cui presenza dimostrava un certo interesse dei consumatori. Ma allora come mai in questo periodo la stampa specializzata e non sta dedicando notevole spazio a questa tipologia? Perché si sta spingendo l’attenzione del consumatore verso il “mondo rosa”? Beh, sicuramente l’annata favorevole è un buon motivo, ma se vogliamo andare un po’ più a fondo, cercare di comprendere qual’è il meccanismo che spinge gli addetti ai lavori e gli esperti di marketing a mettere l’accento su questa tipologia dimenticata, mi viene naturale fare alcune riflessioni. Innanzi tutto i prezzi dei vini rossi e, in minor misura, dei bianchi, sono saliti alle stelle in pochi anni. Si sta infatti registrando già da qualche tempo una certa difficoltà nello smercio dei prodotti più noti (i pluripremiati per intenderci); non sono pochi i consumatori che lamentano cifre da capogiro per vini che, il più delle volte, sembrano fatti con la stessa ricetta. Poi questa crescita del contenuto alcolico e dell’estratto, la presenza di vini “pompati”, opulenti e affatto digeribili, abbinabili solo con piatti che spingono all’obesità. Aggiungiamo l’ingresso nel mondo enoico di Paesi che producono ottimi vini a prezzi davvero concorrenziali (vedi ad esempio il Cile, ormai presente in tutti i supermercati e in molte enoteche). Insomma quanto c’entra, in effetti, la qualità del vino rosato in tutto questo è ancora tutto da valutare. Inoltre, e questo grazie anche alla spinta delle fin troppo numerose guide, libri e riviste del settore, la mentalità comune è quella che il rosato non sia un vero vino, ma piuttosto rappresenti lo scarto della migliore produzione in rosso. E infatti sfido chiunque a verificare quanti ristoranti riportano nella loro carta dei vini, una buona lista di rosati.
Quindi, ancora una volta, la mia impressione è che con il vino rosato si voglia tentare di superare l’impasse, gli errori commessi con questa esagerata e continua ondata di enogastronomia, presunto simbolo di una nuova cultura del piacere, radioteletrasmessa ormai ovunque, che ha finito per stancare e annoiare non poco. Si sa, il consumo non si può diminuire, non è concesso riflettere, pena un arresto della produzione. E allora parlare di rosati è sbagliato? E’ uno specchietto per le allodole? Certamente risvegliare l’interesse dei consumatori per una tipologia ingiustamente emarginata è cosa buona e giusta. Convincere chi desidera davvero conoscere il vino, senza dipendere forzatamente da questa o quella moda, che il rosato merita attenzione perché fra le purtroppo non numerosissime tipologie in commercio si possono trovare cose mirabili ed emozionanti (e molto più facilmente abbinabili), può essere arduo ma non sbagliato. Non tutti sanno, ad esempio, che il metodo di vinificazione del rosato varia da regione a regione. In Toscana e nelle Marche, un metodo molto utilizzato è quello del salasso: nella prima fase di fermentazione delle uve rosse, si preleva una piccola percentuale di mosto liquido (generalmente un 10-15%), allo scopo di aumentare la concentrazione del mosto restante (che verrà utilizzato per produrre vino rosso ricco di estratto) , mentre con la piccola parte avanzata si effettua una fermentazione separata in assenza di vinacce, da cui nasceranno i vini rosati. Un metodo, sicuramente non ortodosso e ancora abbastanza utilizzato, è quello di vinificare insieme uve bianche e rosse, pratica nata dall’esistenza di numerosi vigneti in coltura promiscua. Ma il sistema più classico e tutt’oggi più utilizzato è quello di vinificare in bianco le uve rosse, effettuando una macerazione blanda (ovvero il contatto mosto-vinacce), generalmente per qualche ora, quanto basta ad estrarre un certo quantitativo di colore e di sostanze aromatiche. Il colore dei vini rosati, proprio a seconda della durata della macerazione e del tipo di uve utilizzate potrà variare dal cerasuolo al chiaretto (più vicino al colore dei vini rossi).
Le caratteristiche di questi vini non consentono generalmente la possibilità di invecchiamento, proprio per la ridotta quantità di fenoli e di estratto ottenuta con questo metodo di vinificazione. Le loro doti principali sono la piacevolezza, la freschezza e la delicatezza dei profumi, il contenuto grado alcolico e la facilità di abbinamento. Ovviamente, esistono diversi stili e tradizioni, dovuti anche alle condizioni climatiche e al tipo di uve coltivate. I rosati del sud, in particolare quelli della Puglia, regione tradizionalmente vocata per questa tipologia, possono avere una certa struttura e una buona capacità di invecchiamento, mentre in regioni come il Veneto, in particolare nella zona di Bardolino, si ottengono vini più leggeri e di facile beva. Va poi tenuto conto dell’evoluzione del vigneto Italia che si è avuta nell’ultimo ventennio: la selezione accurata delle piante migliori, il progresso delle tecniche di vinificazione, hanno consentito di ottenere una materia prima superiore, con conseguente giovamento anche nella tipologia “in rosa”. Non è quindi così strano trovare un Lagrein Rosé dell’Alto Adige con una quantità di alcol da vino del sud. I 22 rosati che ho raccolto e degustato, non rappresentano certamente tutto il meglio disponibile sul mercato, ma possono fornire alcune indicazioni sui progressi di una tipologia che ha tutto il diritto di meritare l’attenzione degli appassionati, e di uscire da un anonimato che non merita, ora più che mai.
La degustazione
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Castel del Monte Rosé 2003 – Rivera Da uve bombino nero presenta un colore rosa cerasuolo, limpido e di bella luminosità. Al naso esprime i tipici toni delicatamente fruttati, che richiamano l’uva di origine. Accenni di fragoline di bosco e susina rossa. Assaggiandolo conferma una piacevole serbevolezza, corpo leggero e ideale per piatti freddi estivi. Esecuzione senza sbavature, pulita e convincente. La scelta del tappo sintetico ci sembra azzeccata. 77/100 – 4 Euro
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Five Roses Anniversario 2003 – Leone de Castris Costante ad ogni annata e capace anche di invecchiare per qualche anno. Il colore ricorda la buccia di cipolla con venature rosate. I profumi sono intriganti e per nulla banali: note floreali di roselline rosse, fragoline di bosco, corbezzolo, melagrana e agrumi, su un sottofondo salmastro. All’assaggio mostra carattere, bel corpo, una delicata presenza tannica, giusta freschezza e un gusto lungo e intenso, molto corrispondente. 85/100 – 8 Euro
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Cipresseto Rosato 2003 – Antinori Il colore è rosa cerasuolo con riflessi rubini. I profumi delicati suggeriscono una composizione di frutta fresca, con prevalenza di ciliegia, lampone e amarena. Al gusto è leggermente amarognolo, sensazione piuttosto frequente in questa tipologia. L’acidità richiama ricordi agrumati. Il finale chiude un po’ asciutto lasciando evidente la nota amarognola. 76/100 – 4,20 Euro
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Bolgheri Rosato Scalabrone 2003 – Antinori Bel colore chiaretto con riflessi rubini. Si apre pulito e ben fatto all’olfatto, non complesso ma di grande piacevolezza, con note di rosa e ciliegia rossa, lampone, fragola e caramella. Al palato presenta un corpo snello ma ben supportato da un discreto estratto e da buona vena acida. Una leggera nota amarognola spinge le sensazioni verso amarena e agrumi. Finale lungo e piacevole. Prezzo un po’ elevato. 82/100 – 11 Euro
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Alto Adige Lagrein Rosato 2002 – Kettmeir Classico colore chiaretto di buona intensità e lucentezza. Al naso non è generoso, ma poco a poco si schiude a frutti di bosco, in particolare a fragole e lamponi, poi arrivano note di rabarbaro ed erbe di campo, donandogli un tocco di originalità. Al gusto è di media struttura, equilibrato, ancora fresco e con un pizzico di sapidità che non guasta. La persistenza è buona, pulita e con finale gradevole e per nulla amaricante, segno che la materia prima è di buona qualità. 77/100 – 8,40 Euro
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Alto Adige Lagrein Rosé 2003 – Alois Lageder Non solo Puglia, ma anche Alto Adige. Se ne fanno di ottimi soprattutto da uve lagrein e schiava. Questo Rosé ha colore rubino chiaro verso il cerasuolo con bei riflessi luminosi. Al naso presenta un ventaglio odoroso pulito e coerente, con richiami floreali di rosa, violetta, ciliegia e lampone. Al gusto è molto equilibrato e fine; alcol e acidità lo sostengono bene, il frutto ritorna succoso e arricchito da una leggera sapidità. La persistenza è molto buona e sfugge bene alle tonalità amarognole frequenti nei rosati. Un buon rosato, con l’eleganza tipica dei vini di Lageder. 83/100 – 9 Euro
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A.A. Lagrein Rosato 2003 – Cant. Prod. S.Michele Appiano La gamma dei vini proposti da questa mitica cooperativa, è decisamente vasta. I numerosi bianchi e rossi di qualità, finiscono col non concedere spazio al pur validissimo Lagrein Kretzer che, nella versione 2003, si offre di colore cerasuolo polpa di ciliegia dai bei riflessi luminosi. Al naso spiccano deliziose nuances di rosa canina, amarena, fragola e lampone, su un sottofondo agrumato. Al gusto è fresco e corrispondente, di buona struttura e ben calibrato fra alcol e frutto. Finale appena amaricante. 82/100 – 6,60 Euro
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Alto Adige Lagrein Rosé 2003 – Hoffstätter Da un’azienda di fama ed esperienza come quella condotta dalla famiglia Foradori – Hoffstätter, ecco un ottimo rosato. Il colore è cerasuolo con delicati riverberi granati. All’olfatto non è potente ma si apre fine a note di rosa, ciliegia e lampone con sfumature di melagrana. All’assaggio si distingue per i toni caldi e fruttati, un corpo di tutto rispetto, buona acidità con un tocco sapido fine e continuo. Finale di buona lunghezza e pulizia, con una sfumatura che addolcisce il palato. 81/100 – 7,30 Euro
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Vigna Mazzì Rosato 2002 – Rosa del Golfo Questo magnifico vino parzialmente fermentato in legno, non subisce filtrazioni e presenta un colore granato con ricordo chiaretto. Al naso esprime toni di ciliegia, amarena, fragola e fico d’india, fiori in via di appassimento, buccia d’arancia e un sottofondo che ricorda il rovere. Al gusto ha struttura e buona complessità, ancora una certa freschezza e sapore di frutto maturo, qui anche prugna. Molto equilibrato, è all’apice delle sue possibilità espressive. La sua originalità e forza espressiva lo distacca dallo stile dei rosati “classici”, a tutto vantaggio di chi non si accontenta delle solite e immediate sensazioni. 88/100 – 9,50 Euro
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Rosa del Golfo Rosato 2003 – Rosa del Golfo Splendido colore rosa cerasuolo intenso e luminoso. L’impatto al naso è fresco e piacevole, con belle sfumature di geranio, ciliegia candita, caramella, lampone e fragola. In bocca è di buon corpo, fresco nel frutto che ritorna molto corrispondente ed equilibrato, pervaso da una sottile vena sapida, intrigante e raffinata. Molto buona la persistenza, che si mantiene sui toni fruttati freschi e succosi, lasciando un tocco di leggera mineralità al retrolfatto, segno di buona materia prima e ottima esperienza nella vinificazione da parte di questa pregevole azienda. 84/100 – 7 Euro
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Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo 2002 – Nicodemi Nonostante l’annata non recentissima, il colore è ancora un bel rosa cerasuolo, con sfumature granate. Al naso è un po’ chiuso, non molto generoso, presenta richiami al sottobosco, al fumé e solo dopo una buona ossigenazione propone una discreta componente fruttata. Al palato ha carattere e una certa rusticità, ancora una discreta freschezza ma, più che spirito beverino, si offre abbastanza strutturato da potersi accostare a piatti abbastanza impegnativi per un rosato. 78/100 – 4,50 Euro
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Rosato 2003 – Masciarelli Fratello “minore” del Villa Gemma, in realtà ha uno splendido colore rubino-amarena, intenso e luminoso. Il ventaglio aromatico spazia dalla rosa alle fragoline di bosco, dall’amarena al lampone, piacevole e molto pulito. All’assaggio è fragrante e dal gusto avvolgente, speculare nelle sensazioni retrolfattive, fresco e di spiccata personalità. Senza dubbio la scelta del tappo sintetico ben si adatta a questa tipologia, garantendone una buona durata e un’ottima conservazione dei profumi varietali. Tenendo conto della “griffe” abruzzese, il rapporto qualità/prezzo è più che corretto. 81/100 – 6 Euro
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A. A. Lagrein Pischl Rosé 2002 – Cant. Pr. S.Maddalena Qui il segno del tempo pesa maggiormente, perché il lagrein non è uva particolarmente ricca di antociani ed è quindi normale che il colore sia virato verso il granato. I profumi viaggiano su nuances di frutti di bosco maturi e note selvatiche. La bocca è coerente, armonica, il corpo ha buona struttura e guadagna notevolmente sulla persistenza, decisamente lunga per questa tipologia. E’ probabile che la versione 2003, che gode dell’ottima annata soprattutto per i rosati, sarà ancora migliore. 82/100 – 7,80 Euro
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Sort’Magre Schiava Gentile 2003 – Pravis Il colore viaggia tra il chiaretto e il cerasuolo. Ha naso poco espresso, forse disturbato da lasciti dannosi del tappo che, pur non manifestando cattivi odori, potrebbe aver spento i profumi del vino. Al palato è molto diverso, più aperto e leggibile, mostrando un corpo medio, una certa forza alcolica ed un frutto espansivo e duraturo, in particolare ciliegia e susina rossa. Peccato per questo sbilanciamento che condiziona il risultato finale. 75/100 – 6 Euro
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Rosa di Monte Torre 2000 – Gorgo Ieri, mentre passeggiavo nella Marsia, sopra Tagliacozzo, ho avuto il piacere di apprezzare il profumo di una rosa selvatica, delicato e suadente, che ho ritrovato in questo splendido rosato dolce del Veneto, accanto a note di muschio, cannella, rabarbaro, rosolio. Appassionante al gusto, mai stucchevole, succoso di frutto, avvolgente e persistente. 89/100 – 14,80 Euro
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Valzer in Rosa – Vigneti Pittaro Unico vino da tavola fra quelli assaggiati, che ha il torto di non avere l’annata in etichetta, con conseguente difficoltà da parte dei consumatori di capire da quanto la bottiglia riposa sullo scaffale. Trattandosi di un moscato rosa, i profumi intensi e spaziano su toni di rosa passita, chinotto, fiori secchi, buccia d’arancia candita. Al gusto è quasi dolce, morbido e piacevole, di lunga persistenza, evidenziata da una sapidità che permane oltre la dolcezza. 82/100 – 9 Euro
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Kreos 2003 – Castello Monaci Qualche difficoltà per via del tappo, ma l’enotecaro, onesto, dandogli indietro il sughero mi ha cambiato la bottiglia. Il colore è cerasuolo con riflessi granati. Al naso è intriso di sensazioni di ciliegia e fragola, fiori secchi e un sottofondo appena minerale. All’assaggio è anche più generoso, ha buona struttura, freschezza e ricchezza di frutto che si espande senza difficoltà, lasciando piacevoli sensazioni gustative e la voglia di ripetere l’esperienza. 83/100 – 6 Euro
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Metodo Classico Rosé 1998 – Bellenda Particolare il colore di questo spumante, cerasuolo con venature arancia e rame. Ha bella spuma e ottimo perlage, continuo e molto fine. La vinificazione in rosato dei pinot nero e meunier si sente anche al naso, dove sono evidenti i profumi di frutti di bosco, fragola, susina rossa, pompelmo rosa e crosta di pane. Corrispondente e di grande pulizia esecutiva, equilibrato e suggestivo nelle nuances aromatiche che si mantengono a lungo a fondo bocca. Il finale si esalta grazie ad una bella componente minerale. 86/100 – 17 Euro
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Terre Lontane 2003 – Librandi Da gaglioppo e cabernet franc, presenta un colore rosa cerasuolo con sfumature granate. Naso di buon spessore, con profumi di rosa, amarena, lampone e banana matura. Al palato ha struttura, eleganza e una delicata astringenza che gli dona un nerbo tutto particolare. E’ sapido e intenso, ricco di frutto succoso e avvolgente, con richiami alla caramella e all’amarena. Adatto ad accompagnare anche piatti di una certa struttura e complessità. Ottimo rapporto qualità/prezzo. 86/100 – 6 Euro
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Valdadige Schiava Collezione Terre Fredde 2003 – Cavit Il più grande consorzio di cantine sociali del Trentino, sta progressivamente migliorando il livello qualitativo dei propri vini. Questo rosato dal colore chiaretto e dai profumi semplici ma piacevoli, ha richiami al frutto d’origine e a note di lampone. Al gusto è leggero e giustamente fresco, arricchito da suggestive sfumature sapide. Non ha persistenza da oscar, ma è corretto e affidabile, anche nel prezzo. 74/100 – 3,20 Euro
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Terre Cerase 2003 – Villa Matilde Aglianico con un 10% di primitivo, mostra un colore intenso, tra il rubino e il chiaretto. Le sensazioni olfattive spaziano dalla ciliegia al lampone, dal rabarbaro alla china e a note minerali. L’attacco al palato è fresco e carnoso, leggermente astringente, una leggerissima presenza carbonica ne esalta la già buona vivacità. Il frutto, in via di maturazione, è corrispondente e stimola la beva. Finale lungo e appena ammandorlato. 83/100 – 6,10 Euro
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Rose di Regaleali 2003 – Tasca d’Almerita Anche questo rosato evidenzia maggior corpo e ricchezza aromatica. Il colore, splendido, è un rubino-cerasuolo intenso e luminoso. Al naso è raffinato, con elegante bouquet di rose selvatiche, lampone, amarena e mora di gelso. Intenso e fresco-caldo in grande equilibrio, per certi aspetti più vicino ad un vino rosso che a un rosato classico e beverino, ma con una slanciata solarità che lo rende avvincente, anche grazie ad una splendida persistenza. 87/100 – 7 Euro
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