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Le DOC del Piemonte: Valli Ossolane

Le Doc del Piemonte: Valli Ossolane


❂ Valli Ossolane D.O.C.
(D.M. 23/10/2009 – G.U. n.263 del 11/11/2009; ultima modifica D.M. 7/3/2014, pubblicato sul Sito ufficiale dei Mipaaf, Sezione Qualità e Sicurezza Vino DOP e IGP)


zona di produzione
● in provincia di Verbano-Cusio-Ossola: comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di Beura Cardezza, Bognanco, Crevoladossola, Crodo, Domodossola, Masera, Montecrestese, Montescheno, Pallanzeno, Piedimulera, Pieve Vergonte, Premosello, Ornavasso, Trontano, Viganella, Villadossola e Vogogna;


base ampelografica
● bianco: Chardonnay min. 60%, possono concorrere altri vitigni a bacca bianca non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte max. 40%;
● rosso: Nebbiolo e/o Croatina e/o Merlot min. 60%, possono concorrere altri vitigni a bacca rossa, non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte max. 40%;
● con menzione del vitigno rosso: Nebbiolo (anche superiore) min. 85%, possono concorrere altri vitigni a bacca nera, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte max. 15%;


norme per la viticoltura
i vigneti oggetto di reimpianto o nuovo impianto, dovranno essere composti da un numero di ceppi ad ettaro, calcolati sul sesto d’impianto, non inferiore a 3.300 nel caso di allevamenti a Guyot o Cordone speronato e in numero non inferiore a 1.000 nel caso di allevamento a pergola;
le forme di allevamento devono essere quelle tradizionali a pergola o a vegetazione assurgente a controspalliera quali il Guyot e il Cordone speronato basso;
la resa massima di uva di vigneto in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico minimo naturale delle relative uve destinate alla vinificazione devono essere di 8 t/Ha e 10,50% vol. per le tipologie Rosso e Nebbiolo, 8 t/Ha e 10, 00% vol. per il Bianco, 7 t/Ha e 11,00% vol. per il Nebbiolo Superiore;
la denominazione di origine controllata “Valli Ossolane” può essere accompagnata dalla menzione aggiuntiva “vigna” seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale e deve avere una produzione massima di uva e un titolo alcolometrico volumico minimo naturale come segue:

Valli Ossolane dati menzione vigna


norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione, affinamento e invecchiamento per i vini a denominazione di origine controllata “Valli Ossolane”, devono essere effettuate nell’intero territorio amministrativo della Provincia di Verbano-Cusio-Ossola;
il vino “Valli Ossolane” Nebbiolo Superiore deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di 13 mesi, di cui 6 mesi in contenitori di legno a decorrere dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve;
è ammessa la colmatura con uguale vino conservato in altri recipienti per non più del 10% del totale del volume nel corso dell’invecchiamento obbligatorio;
è ammesso il taglio migliorativo dei vini con vini aventi diritto alla stessa denominazione di origine, di uguale colore, per non oltre il 15%, nel rispetto delle norme comunitarie di etichettatura relative alla indicazione del nome del vitigno e dell’annata;


norme per l’etichettatura e il confezionamento
per tutte le tipologie di vino del presente disciplinare è obbligatorio riportare in etichetta l’annata di produzione delle uve;
le bottiglie in cui viene confezionato il vino “Valli Ossolane” per la commercializzazione devono essere di capacità consentita dalle vigenti leggi, ma comunque non inferiori a 18,7 cl e con l’esclusione del contenitore da 200 cl.
Le bottiglie in cui viene confezionato il vino “Valli Ossolane” con l’aggiunta della menzione «vigna» seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, per la commercializzazione devono essere di capacità fino a 500 cl.;


legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica
◉ Fattori naturali rilevanti per il legame
La Denominazione d’Origine Controllata “Valli Ossolane” nasce con lo scopo di caratterizzare un’area viticola particolare nel territorio dell’Ossola.
Il territorio di produzione è compreso in queste valli, con terreni distribuiti geograficamente nella parte più a nord del Piemonte nelle zone dell’Alto Vercellese e dell’Alto Novarese. Geomorfologicamente sono terreni generati da antichi depositi fluviali terrazzati e ondulati e in taluni casi piuttosto declivi.
Nell’area geografica interessata vi è una sensibile variabilità delle caratteristiche dei terreni in base alla loro localizzazione e alla morfologia del territorio stesso.
Si tratta di suoli con alcune limitazioni per scarsa profondità dello strato attivo e recanti talvolta un sottosuolo roccioso.
Nelle zone di bassa collina, ovvero nella parte terminale delle vallate, sono caratteristici i terreni limosi che sovrastano orizzonti argillosi con limiti dovuti talvolta a un più lento drenaggio interno e sgrondo delle acque meteoriche che possono determinare più vigoria nelle viti ma anche maggiore produzione.
Nelle zone, invece, di più alta valle abbiamo terreni formati anche da trasporti di materiali dovuti alle profonde variazioni climatiche sopravvenute a più riprese durante il quaternario. Le precipitazioni più elevate hanno infatti provocato un’erosione accelerata dei rilievi e la demolizione torrentizia degli imponenti ammassi morenici abbandonati dai ghiacciai agli sbocchi vallivi. I terreni risultano quindi più ricchi in scheletro, sabbie e limo. Sono terreni tendenzialmente più poveri di quelli precedentemente citati ma adatti alla viticoltura in quanto ben drenati e senza ristagni idrici, normalmente posti su declivi ben esposti e quindi adatti a una viticoltura di qualità e basse produzioni, dettate anche da potature corte al fine di sfruttare al meglio il connubio del tipo di terreno e dell’andamento climatico medio della zona geografica oggetto di questa denominazione di origine, caratterizzata in base alla sua morfologia da escursioni termiche elevate, temperature massime ed irraggiamento solari riconducibili ad un clima di montagna.
Le uve prodotte riconducibili a questa denominazione di origine sono Nebbiolo, Croatina, Merlot e Chardonnay e sono solo ed esclusivamente prodotte nei vigneti ubicati nei comuni della zona di produzione e le operazioni di vinificazione possono essere effettuate solo nella provincia del Verbano Cusio Ossola.
◉ Fattori umani rilevanti per il legame
Secondo lo Statuto di Villadossola del 1345 la vendemmia poteva iniziare solo a San Michele, il 29 settembre. Questo perché la morfologia del territorio poteva e può garantire una giusta maturazione delle uve solo alla fine di settembre.
In seguito a un periodo di netto miglioramento del clima verificatosi a partire dal I millennio a. C. e che raggiunse l’optimum verso il 300 circa a.C., si presentarono le condizioni ideali perché alcuni vitigni, già acclimatati sulle rive del lago Maggiore, cominciassero a essere piantati anche nelle valli più a Nord grazie alle vie d’acqua rappresentate dai fiumi Ticino e Toce. Una importante testimonianza della antica coltivazione della vite in Ossola si trova nell’area megalitica di Varchignol all’imboccatura della Valle Antrona nel comune di Montescheno, nella quale un ripido pendio esposto a mezzogiorno è stato trasformato in una serie di gradonature terrazzate. Le terrazze sono sostenute da alti muri di pietra a secco e sono corredate da serie di scale sempre in pietra e da un sistema di drenaggio molto efficiente a cui si aggiunge un sistema superficiale di irrigazione necessario solo in periodi di eventuale siccità.
Nel XIV sec. viene menzionato per la prima volta il nome Prunent, il vitigno autoctono ossolano per eccellenza; in un testamento datato 18 Maggio 1309 è registrato il generoso lascito annuale perpetuo in suffragio della propria anima da parte di Dumino di Pello (Trontano) al Convento dei frati minori di Domodossola di nove staia di vino; questo vino doveva essere tutto Prunent della sua vigna e doveva servire solo per la celebrazione della Santa Messa. L’importanza della produzione vitivinicola in Ossola è dimostrata dalla protezione accordata ai vigneti da tutti gli statuti comunali; per esempio il tempo della vendemmia era tassativamente stabilito dai consoli delle comunità; secondo gli Statuti di Villadossola del 1345 la vendemmia poteva iniziare solo a S. Michele.
Il vitigno autoctono è un ecotipo di Nebbiolo, detto localmente “Prunent”.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
La DOC Valli Ossolane è riferita alle tre tipologie Bianco, Rosso, Nebbiolo (con indicazione consentita Prunent).
Tutti i vini dal punto di vista analitico e organolettico presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, che ne permettono una chiara e specifica individuazione che deriva dalla composizione ed esposizione dei terreni.
Valli Ossolane Nebbiolo – l’utilizzo di cloni di Nebbiolo come base ampelografia per questa tipologia fa sì che i vini siano ricchi di tannini e che presentino caratteristiche di longevità apprezzate sin dai tempi antichi.
Si presenta di colore rosso rubino con riflessi granata. Profumo complesso con note di vaniglia e floreali. In bocca è asciutto, sapido, buona struttura e persistenza con tannini leggermente marcati.
Valli Ossolane Bianco – costituito da minimo 60% di Chardonnay – vino ottenuto con fermentazione in piccole botti di rovere. Il vino si presenta di colore giallo più o meno intenso, con carica aromatica di vaniglia, mandorle e frutti esotici. Pieno e pulito nel sapore, equilibrato nell’acidità, di buona persistenza.
Valli Ossolane Rosso – costituito da un uvaggio di Nebbiolo, Croatina e Merlot per un minimo del 60%; il colore è rosso rubino più o meno intenso. Profumo fruttato, frutta a bacca rossa. In bocca è asciutto, sapido, pieno, caldo e strutturato con leggeri tannini.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
La composizione, in certi casi con caratteristiche molto disomogenee, dei terreni coltivati a vite nelle Valli Ossolane, e l’esposizione degli stessi nonché il clima molto variabile nel corso delle varie annate, le escursioni termiche, le particolari forme di allevamento a pergola (topie) che garantiscono luce e aerazione all’uva, le varietà di vitigno selezionate nel tempo dall’uomo e dalla natura quali i cloni di Nebbiolo (Prunent), esprimono in questo territorio una produzione unica e irripetibile tipica dei vini delle Valli Ossolane.
La forma di allevamento a pergola, chiamata “Topia”, con pali di sostegno costituiti dalla pietra ollare, pietra che viene estratta e lavorata dalle montagne ossolane, è parte integrante e caratterizzante del panorama di questo territorio.
Proprio questo territorio, con la sua biodiversità, le sue tradizioni, i suoi frutti e i suoi metodi, talvolta dimenticati, di una viticoltura di montagna, insieme alla passione dei produttori ha fatto sì che la tipicità dei vini a DOP Valli Ossolane venga apprezzata dal mercato.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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