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Editoriali

I Castelli Romani a rischio per il progetto dell’ennesimo megainceneritore


Inceneritore e bambinoMentre continua a far parlare di sé la questione legata alle frodi nel settore vinicolo, di cui continuerò a darvi aggiornamenti, desidero spostare la vostra attenzione su un tema a mio avviso molto importante, che ci riguarda tutti, e che non viene neanche preso in considerazione dalla maggior parte dei politici che a breve andremo a votare.

Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto.
Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare. A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri.
“Comunque prodotte”, ho scritto sopra a proposito di queste particelle che sono inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. E l’ultimo aggettivo è sinonimo di patogenico. Il fatto, poi, che siano anche non biodegradabili, vale a dire che l’organismo non possieda meccanismi per trasformarle in qualcosa di eliminabile, rende l’innesco per la malattia “eterno“, dove l’aggettivo eterno va inteso secondo la durata della vita umana.
Le particelle di cui si è detto hanno dimensioni piccolissime, da qualche centesimo di millimetro fino a pochi milionesimi di millimetro, e più queste sono piccole, più la loro capacità di penetrare intimamente nei tessuti è spiccata; tanto spiccata da riuscire perfino, in alcune circostanze e al di sotto di dimensioni inferiori al micron (un millesimo di m millimetro), a penetrare nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana che le avvolge
.” (Fonte: Nanodiagnostics)

Ho volutamente iniziato questo post cercando di focalizzare subito l’attenzione sui gravi rischi per la salute umana e ambientale, perché mi sono reso conto che molta gente crede che il termine “termovalorizzatore” rappresenti qualcosa di innovativo e sicuro per lo smaltimento dei rifiuti. In realtà le cose stanno molto diversamente e chi protesta (ricordate il progetto del nuovo, gigantesco, inceneritore a Rufina, a poche centinaia di metri dalla famosa azienda vitivinicola Selvapiana?) non lo fa solo spinto dalla paura. La gente si organizza, consulta scienziati, indaga, studia, cerca di capire e…reagisce.

cartelli no inceneritoreCosì sta accadendo anche ad Albano, una bellissima località poco distante da Roma, dove si è costituito un coordinamento, composto da cittadini e cittadine di tutta la zona dei Castelli Romani, per opporsi alla costruzione di un nuovo impianto di incenerimento/gassificazione ad Albano, in zona Roncigliano.
Il coordinamento è a favore di una gestione moderna ed efficace dei rifiuti che contempli la raccolta differenziata porta a porta, il riuso e la riduzione dei materiali superflui, alternative queste, che permettono un risparmio energetico e che rappresentano l’unica reale valorizzazione dei prodotti di scarto.
Infatti gli inceneritori sono in grado di bruciare solo il 30% dei rifiuti, il cosiddetto CDR (combustibile da rifiuti), che è tra l’altro una parte riciclabile (cioè carta, plastica e legno). Il restante 70% va comunque in discarica. Gli inceneritori hanno poi bisogno di una seconda discarica per trattare le ceneri, considerate rifiuti speciali. Nel caso di Albano questo è dimostrato dal fatto che la ditta che ha ricevuto l’appalto, “Cerroni & Co.” ha acquistato decine ettari di terreno (sembra addirittura 75 ettari) adiacenti alla discarica. Questo significa che nel disegno di “Cerroni & Co.” l’attuale discarica di Roncigliano non verrà mai chiusa, ma anzi ampliata.

Dal 1992 grazie ad un piccolo gioco legislativo, i costruttori di inceneritori possono usufruire dei soldi pubblici destinati alle energie rinnovabili (CIP6) ed utilizzarli per la costruzione ed il mantenimento degli impianti. Da quella data, 30 miliardi di euro PUBBLICI sono stati abilmente catturati da petrolieri e costruttori di grandi impianti di incenerimento sottraendo questi soldi alle fonti alternative di energia.
E’ così che viene pagato l’incenerimento: attraverso un aumento del 7% sulle bollette ENEL che ogni contribuente paga periodicamente!

Per questo gli inceneritori di oggi devono anche produrre un minimo di energia: perché quella energia è considerata “rinnovabile” e quindi può godere dei sovvenzionamenti CIP6. Energia che tra l’altro, non è nemmeno pari a quella che viene spesa per farli funzionare!
Quando questo scandalo emerse, il governo decise allora di concedere i CIP6 solo agli impianti già in costruzione entro il 31 dicembre 2007. Ma nella finanziaria 2007/2008, i sovvenzionamenti pubblici vennero estesi anche agli impianti solo approvati a livello progettuale entro il 31/12/07 e quindi non ancora in costruzione. Grazie a questo provvedimento ed al tentativo di firmare l’approvazione definitiva da parte del commissario straordinario rifiuti Marrazzo – temporaneamente fermata solo dalla valutazione di impatto ambientale – l’inceneritore di Albano potrà usufruire di 400 milioni di euro PUBBLICI che sarebbero bastevoli a rendere autosufficiente energeticamente tutta la provincia di Roma escluso il capoluogo, attraverso pannelli fotovoltaici.
Le ingenti quantità di denaro in gioco tra le parti politiche e le aziende a gestione mista, sono quindi i veri moventi nella corsa alla costruzione di questi impianti. In questo senso, acquista più chiarezza anche la crisi campana sui rifiuti, emersa solo in quest’ultimo periodo a livello nazionale, quando invece il problema risale ai primi anni ’90. Come se non bastassero i milioni di euro derivati dai CIP6, una quotazione di mercato per l’energia venduta, i contributi CONAI per lo smaltimento degli imballaggi ed ulteriori sussidi per i certificati verdi, rendono ancora più appetibili ai fini di lucro privato questi impianti che fruttano ai loro proprietari fino a 70 euro di soldi pubblici per ogni tonnellata di rifiuti bruciata.

Per chi vuole saperne di più:
Coordinamento contro l’inceneritore di Albano
inceneritori.org
Nano particelle – studi medici
Rete regionale rifiuti Lazio
No Turbogas Aprilia
buonsenso.info
Inceneritore Rufina da Winesurf.it

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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