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Verticale di Montefalco Sagrantino Chiusa di Pannone Antonelli San Marco

Verticale Montefalco Sagrantino Chiusa di Pannone Antonelli San Marco

Preambolo
Montefalco, soprannominata la “Ringhiera dell’Umbria” per i suoi panorami suggestivi, è un gioiello dove storia, arte e natura si fondono, dando vita a un territorio vinicolo unico in Italia. Tra le sue colline spicca il Sagrantino, vitigno autoctono che incarna la tradizione enologica millenaria della zona, con radici che affondano fino all’epoca romana. Coltivato esclusivamente qui e nei dintorni, è sinonimo di potenza e carattere, un rosso che si distingue nel panorama mondiale.

Vigne Chiusa di Pannone Antonelli San Marco
Vigna Chiusa di Pannone

Il Sagrantino di Montefalco “Chiusa di Pannone”, firmato Antonelli San Marco, è un’espressione raffinata di questo vitigno. Frutto della passione di una famiglia legata da generazioni a queste terre, unisce struttura ed eleganza, raccontando in ogni sorso un profondo legame con il territorio.


LA VERTICALE


L’azienda Antonelli San Marco, certificata bio dal 2012, è una realtà consolidata nel panorama del Sagrantino di Montefalco, e la sua etichetta “Chiusa di Pannone” rappresenta un’espressione autentica e territoriale di questo vitigno potente e longevo. La vigna da cui nasce, impiantata nel 1995, porta con sé una storia curiosa: il termine “chiusa” richiama tradizionalmente gli oliveti, e infatti questo terreno, un tempo dedicato alle olive, è stato riconvertito a vigneto. Inizialmente allevata a cordone speronato – una pratica in voga negli anni Novanta – è stata poi trasformata, potatura dopo potatura, in guyot. La produzione si attesta tra le 6.000 e le 8.000 bottiglie annue, variabile a seconda delle annate, alcune delle quali volutamente saltate per garantire qualità. Le uve Sagrantino, qui, partono già dall’invaiatura con una gradazione zuccherina elevata, promettendo vini di struttura e concentrazione.

Verticale Sagrantino di Montefalco Chiusa di Pannone Antonelli

Ho avuto il piacere di affrontare una degustazione verticale di diverse annate di questo vino, un viaggio che ne evidenzia l’evoluzione stilistica e la tenuta nel tempo. Ecco le mie impressioni, annata per annata.

2003
Annata non semplice, segnata da un clima caldo e impegnativo, ma affrontata con entusiasmo dall’azienda. Affinato in tonneau, si presenta con un colore granato abbastanza concentrato e un naso ancora pimpante: erbe aromatiche, eucalipto, prugna e visciola, con un tocco di arancia rossa. Al palato è caldo, robusto, con una freschezza sorprendente per l’età e un tannino ancora ben presente, sapido e gradevole. Un vino che dimostra una vitalità inaspettata.
Valutazione: @@@@

2004
Anche questa annata ha visto l’affinamento in tonneau. Il colore è un rosso granato pieno, con unghia granata ancora relativamente “corta”. Al naso emergono note leggermente tostate e torrefatte, che caratterizzano il profilo. In bocca è caldo, abbastanza fresco, tannico e sapido, ma la nota boisé lo rende meno equilibrato rispetto alla vendemmia precedente.
Valutazione: @@@

Verticale Sagrantino di Montefalco Chiusa di Pannone Antonelli

2006
Qui si percepisce un cambio di passo: l’affinamento avviene parte in tonneau, parte in botti grandi, introdotte proprio in occasione di questa vendemmia. Il colore è granato, leggermente più scarico delle annate precedenti ma la notizia è che da questa annata il legno cede spazio al vino, offrendo un profilo olfattivo forse più austero ma a mio avviso più armonico. Per me, la migliore annata finora: un’espressione compiuta, da cinque chiocciole.
Valutazione: @@@@@

2007
Produzione ridotta in vigna e vendemmia anticipata per questa annata. Buona, con una lieve speziatura che la distingue, anche se non raggiunge la compiutezza della 2006, che resta il mio riferimento.
Valutazione: @@@@

2008
Estate asciutta e vendemmia leggermente tardiva, grazie all’aria di tramontana. Simile alla 2007 nel mio giudizio: solida, senza particolari picchi, ma affidabile.
Valutazione: @@@@

Montefalco Sagrantino Chiusa di Pannone Antonelli San Marco2009
Un’annata con un’estate inizialmente fresca e piovosa, poi asciutta fino alla raccolta. L’approccio olfattivo è più dolce, il tannino appare smussato, pur conservando una certa robustezza. Un vino che convince, e che raggiunge anch’esso il massimo dei voti.
Valutazione: @@@@@

2010
Primavera fresca, estate moderata fino ad agosto, poi un’impennata di caldo. Rosso granato ben concentrato, è un vino completo: equilibrato, strutturato, da cinque chiocciole per il suo fascino.
Valutazione: @@@@@

2012
Fine agosto e settembre asciutti, con buone escursioni termiche. Annata positiva, solida, senza sbavature.
Valutazione: @@@@

2015
Un’annata di sostanza, con vini pieni e polposi. Il colore vira verso il rubino, sorprendente per un vino di dieci anni, che non dimostra. Potenza e freschezza si fondono bene.
Valutazione: @@@@

2016
Simile alla 2019 per andamento climatico, ma più lieve e gradevole, con una struttura meno imponente.
Valutazione: @@@@

2018
Rubino nel bicchiere, con un eucalipto evidente al naso che lo rende caratteristico. Annata promettente, forse da 5 chiocciole.
Valutazione: @@@@@

2019
Primavera fredda e piovosa, estate calda e asciutta fino a una vendemmia ben riuscita. Rubino vivace, polpa di ciliegia in evidenza, un vino polposo e pimpante che promette molto: 5 chiocciole in prospettiva.
Valutazione: @@@@@

Osservazioni finali
Nessuna di queste annate è decaduta: tutte si mostrano ancora in forma, a testimonianza della longevità del Sagrantino e della cura di Antonelli San Marco.
Mi piace suddividere questa verticale in tre fasi:
● Gli “Old Style” (2003 e 2004), ossia vini segnati dall’uso di botti piccole che conferiscono note tipiche dei vini prodotti a cavallo dei due millenni.
● Poi “I Granati” (fino al 2012), con colori, appunto, granati e un’evoluzione verso maggiore equilibrio, culminata nella splendida 2006.
● Infine “I Rubini” (dal 2015 al 2019), dove il colore si fa più vivace e il profilo gusto-olfattivo guadagna in freschezza e, quindi, modernità, visto l’evolversi del gusto in materia di vini.

Le note di maggiore rilievo riguardano l’annata 2003 che è tutt’ora in formissima; quindi, la 2006 che segna un punto di svolta dovuto all’inizio dell’affinamento in botti grandi, a mio avviso un capolavoro.
Ottime anche 2009 e 2010, mentre tra le più recenti spiccano la 2018, con il suo eucalipto in primo piano, e la 2019, polposissima e con un futuro che si preannuncia radioso. Vedremo come evolverà.

Maurizio Taglioni

Maurizio Taglioni

Sociologo e giornalista enogastronomico, è direttore responsabile di laVINIum - rivista di vino e cultura online e collabora con diverse testate del settore. Ha curato la redazione dell’autobiografia Vitae di un vignarolo di Antonio Cugini (2007), ha scritto il saggio “Dall’uva al vino: la cultura enologica ai Castelli Romani” in Una borgata che è tutta un’osteria a cura di Simona Soprano (2012), e ha pubblicato la ricerca socio-economica «Portaci un altro litro» - Perché Roma non beve il vino dei Castelli (2013). Collaboratore scientifico del Museo diffuso del Vino di Monte Porzio Catone, porta avanti dal 2009 la ricerca qualitativa volta alla raccolta e documentazione delle storie di vita degli anziani vignaioli dei Castelli Romani, confluita nell’allestimento museale multimediale Travaso di cultura e nell’installazione artistica itinerante Vite a Rendere, per la riscoperta e il recupero delle tradizioni vitivinicole dei Castelli Romani.

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